Scegliere la parte giusta-(TRed)

Da TRed:

L’approvazione dell’Italicum
non farà grande effetto nella società. E’ naturale, trattandosi di una legge di
metodo e non di sostanza. Il dissenso si limiterà a quella fascia sempre più
esigua di popolazione politicizzata. Per gli altri, la vita continuerà come sempre. Male.

Eppure sarebbe sbagliato sottovalutarne le conseguenze. Con
questa legge continuerà – e anzi si accelererà – il processo di trasformazione
del nostro sistema istituzionale in una democrazia senza popolo1.

Peccato che sia un gioco dalla vita breve: una democrazia in cui il
popolo è progressivamente messo ai margini
si insterilisce, perde di base
sociale e consenso; in breve, muore e si trasforma in qualcos’altro.

Sarebbe sbagliato non vedere il nesso fra la politica economica
e quella istituzionale del Governo Renzi: se la seconda mira ad un
presidenzialismo non bilanciato (e quindi autoritario2), la prima è già
intervenuta a cancellare una parte importante dei diritti conquistati dagli italiani con
decenni di lotte e battaglie. Il tutto – ovviamente – lasciando intatti i
crescenti privilegi delle classi dirigenti, che oggi più di ieri navigano nella
bambagia di straordinari bonus di produzione, corruzione e redditi parassitari.

Se la situazione è grave, questo mix micidiale di autoritarismo
e difesa del privilegio la renderà gravissima. La consapevolezza che ci
aspettano anni difficili sotto ogni punto di vista (sociale, politico,
economico) è necessaria per trarne una semplice conclusione: questa è l’ultima
chiamata per decidere da che parte stare. O dalla parte del popolo, o dalla
parte dei privilegiati e dei potenti.

E’ una scelta che per molti implicherà il coraggio di rompere
rapporti antichi, di rinunciare a rendite di posizione e a piccole quote di
potere. Eppure è la scelta giusta da fare. 

E’ il momento di lasciar
perdere una volta per tutte il tatticismo di corrente, l’inutile attesismo e la
pigrizia dell’abitudine per scegliere da che parte stare: per, finalmente,
far corrispondere una coerente azione politica alla retorica del “sto dalla
parte degli ultimi”. 

Si tratta di scegliere,
insomma. E in fretta, che le danze si stanno per aprire.

—- ★ —-

1. Questo
per tutta una serie di ragioni. In primo luogo verrà strozzata la reale
rappresentatività del voto dei cittadini, distorta in modo talmente eccessivo da
non avere pari in nessun paese occidentale. In secondo luogo proseguirà il
più-che-ventennale processo di schiacciamento verso il centro e la monocultura
liberale della politica italiana. In terzo luogo favorirà l’aut-aut, mettendo
da una parte il partito della Nazione e dall’altra qualche alternativa
impotabile tipo Salvenee, escludendo così tutti quelli che non si riconoscono
nell’aut-aut. In quarto luogo, verrà spezzato ogni rapporto eletto-elettore:
rapporto che si sarebbe con le (da noi per niente amate) preferenze, così come con i
collegi – siano essi collegati ad una ripartizione nazionale o meno. Riassumendo:
sapendo che il proprio voto non conterà a meno di votare i partiti maggiori, con
il risultato chiaro ben prima delle elezioni e nessun rapporto con il possibile
eletto, perché mai un cittadino dovrebbe andare a votare? Il tutto, giusto per
appesantire il conto, in nome di una
governabilità che continuerà a mancare
.

2. Non si
imbufaliscano gli amici governisti. Non pensiamo che Renzi sia un dittatore né
che aspiri ad esserlo. Per autoritario intendiamo “ispirato dal principio di
autorità”: quella concezione secondo cui chi comanda ha diritto a comandare
senza rispondere a nessuno (o quasi). Questo voi lo chiamate decisionismo, noi autoritarismo. In fondo è lo stesso principio che anima la riforma scolastica (per gli amici “La buona scuola”) che assegna ai
presidi poteri inediti sul corpo docente e su quello studentesco.

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