“55 giorni. L’Italia senza Moro” di Stefano Massini
- 02 Luglio 2018

“55 giorni. L’Italia senza Moro” di Stefano Massini

Scritto da Giacomo Centanaro

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Una nazione nel pieno di una profonda crisi istituzionale e d’identità

Quella che si presenta agli occhi dell’autore è una nazione confusa, nel pieno di una profonda crisi d’identità, culturale e istituzionale, una nazione che ha vissuto solo in parte la liberazione emancipatrice del Sessantotto, frenata da istituzioni e costumi monolitici e che, esitante, prova a muovere i primi passi nella libertà promessa da nuovi modelli. L’Italia del ’78 appare come un mosaico di contrasti e le chiavi di accesso di cui l’autore si serve per riuscire a decifrarlo spaziano dai grandi successi della top ten alle vite vissute sul filo del rasoio di giovani promesse del calcio, piloti e pugili.

La narrazione di Massini, quindi, si avvale delle storie personali di decine di individui protagonisti di numerose rivoluzioni, indipendentemente dal fatto che queste fossero combattute con i versi, con lo sport o con i mitra. Già nel primo capitolo vediamo contrapposti due tentativi molto diversi di scardinare l’uniformità della società italiana: mentre a Trieste Franco Basaglia assume la direzione del manicomio, dove elabora e mette in pratica la sua nuova via alla psichiatria fondata sulla comprensione, sull’inclusione e sull’assunto della specificità di ogni paziente, a Chiavari Renato Curcio e Mara Cagol fondano le Brigate Rosse. Ma la rivoluzione riesce solo a Basaglia e al suo riformismo democratico. La figura di Basaglia viene contrapposta anche a quella del Dott. Giorgio Coda, noto come “l’elettricista”, che attraverso il suo brutale accanimento sui pazienti, colpevoli di essere semplicemente “diversi”, rappresenta gli istinti punitivi, fobici e repressivi che animavano parte dell’opinione pubblica italiana.

Importante e imprescindibile per comprendere il clima in cui queste persone agivano è la colonna sonora che li accompagnava; successi pop come Gianna, Triangolo e Pensiero Stupendo sono manifestazioni dei desideri troppo a lungo repressi di un’Italia che aspira a una nuova Liberazione, che non sia gradassa e caricaturale come quella animata da avvenenti vigilesse e maestre delle sexy commedie all’italiana, e che si scopre immatura, «sedicenne e sedicente adulta, illusa d’essere avanti». L’Italia attendeva l’alba del nuovo giorno senza che la notte potesse dirsi ancora conclusa. L’analisi della hit parade procede meticolosa verso per verso analizzando temi come la clandestinità e il dilemma del passaggio tra pensiero e azione, che oltre Anna Oxa in Un’emozione da poco ha riguardato anche i giovani brigatisti, alle prese con una scelta totalizzante, un’etica assoluta che non ammetteva deroghe o esitazioni, il cui fine ultimo legittimava ogni azione. Il clima dell’ambiente musicale italiano, quindi, rispecchiava abbastanza gli umori del paese: Fabrizio de Andrè era sorvegliato dai servizi segreti, la RAI censurava le labbra di Mina e Giorgio Gaber si rifugiava in Svizzera temendo per l’incolumità della propria figlia.

Come la musica, anche la pubblicità era una «spinosa questione politica», come la definisce l’autore. La maggior parte degli slogan pubblicitari nel 1978, si parlasse di tonno in scatola o di automobili, aveva la pretesa di squarciare il Velo di Maya che avvolgeva i consumatori e di far emergere la verità che era stata fino ad allora colpevolmente tenuta nascosta. Analoga operazione verità viene portata avanti su un altro fronte, quello delle Brigate Rosse: «Moro è concepito […] come garante di un sistema illusorio, falso, da cui l’opinione pubblica deve essere opportunamente svegliata. Ebbene, in realtà l’obiettivo del processo popolare a Moro sembra essere rilanciato in tutta la pubblicità del momento». Si assiste contemporaneamente all’istituzione di due tribunali, ritenuti i soli legittimi: il Popolo e i consumatori.

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Scritto da
Giacomo Centanaro

Classe 1997, nato a Genova. Laureato in Studi internazionali presso la Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze. Studente presso la magistrale Relazioni Internazionali dell'Università di Firenze. Appassionato di relazioni internazionali, di storia e di geoeconomia.

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