“55 giorni. L’Italia senza Moro” di Stefano Massini
- 02 Luglio 2018

“55 giorni. L’Italia senza Moro” di Stefano Massini

Scritto da Giacomo Centanaro

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Un libro senza Moro

Nel 2014, intervistata dal sito noteverticali.it, Barbara Balzerani affermerà che, nonostante la radicalità delle scelte cui la vita da brigatista l’aveva costretta, mai si sarebbe piegata alla normalità come valore, evidentemente perché espressione della «narcosi del popolo», assuefatto allo sfruttamento dalla dottrina imperialista dominante. Il ’78 era, insomma, un anno «in cui un malcelato malessere covava contro tutte le possibili forme di autorità, comprese quelle televisive e cinematografiche», in cui anche gli storici conduttori, i numi tutelari della televisione pubblica, rivestivano una carica informale di garanti dell’unità e del costume nazionale; e come tali erano trattati.

Costante è la dimensione del conflitto latente, pubblico e privato, che nessun Vangelo, misura di sicurezza o affetto personale può neutralizzare. Le frustrazioni represse sono ovunque, dentro e fuori le mura della famiglia patriarcale, ogni ambito della vita quotidiana diventa campo di battaglia. Si va da cantanti costretti a subire i giudizi di estemporanei Tribunali del Popolo a madri austere costrette a narcotizzare la prole troppo incline all’insurrezione, attraverso la somministrazione tattica di merendine portentose, ovviamente fornite dal grande Capitale. È un’Italia divisa, animata dalla volontà di essere “altro” rispetto al modello unico imposto ora dal senso comune, ora dalla televisione di Stato. Era così nella moda come in politica, tanto che persino gli eroi della Resistenza, figure storiche del granitico Pci, vennero delegittimati, accusati dalla galassia dei movimenti autonomi di essere solamente l’altra faccia della Reazione. D’altronde è destino che il figlio uccida il padre.

L’Italia senza Moro è anche un libro senza Moro: sull’evocativo palcoscenico preparato da Massini la tragedia e il ruolo del Moro statista non vengono rappresentati, restano dietro le quinte mentre orde di comparse si impossessano della scena. A questo proposito Massini è molto chiaro e precisa: «Raccontare il sequestro di Aldo Moro non mi compete, non è argomento da Stefano Massini, che non è un analista politico né uno storico».

Per lasciarci con un’immagine fedele del nostro Paese durante questi 55 giorni, l’autore si serve di una pietra miliare del cinema italiano, L’ingorgo, diretto da Luigi Comencini, girato proprio nel 1978. «Su quel tratto di strada è di fatto fotografata l’Italia, in un mosaico di continue contraddizioni e prevaricazioni, conflitti irrisolti, fratture sociali, menzogne incrociate, imprenditori, operai, giovani sbandati e borghesi abbienti; tutti ugualmente bloccati, un Paese costretto a guardarsi negli occhi e a riconoscersi».

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Scritto da
Giacomo Centanaro

Classe 1997, nato a Genova. Laureato in Studi internazionali presso la Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze. Studente presso la magistrale Relazioni Internazionali dell'Università di Firenze. Appassionato di relazioni internazionali, di storia e di geoeconomia.

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