L’Acciaio di Piombino: dal privato al pubblico e viceversa
- 23 Ottobre 2017

L’Acciaio di Piombino: dal privato al pubblico e viceversa

Scritto da Enrico Cerrini

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La gestione pubblica di Finsider

La guerra danneggia gravemente tutti gli stabilimenti Finsider, tanto che si rende necessario un grande piano che preveda sia la ricostruzione che il rinnovamento e lo sviluppo della siderurgia italiana. Il piano che prende il nome di Oscar Sinigaglia, ritornato come presidente Finsider, presuppone di sfruttare l’elevata domanda internazionale di acciaio in modo da valorizzare una risorsa strategica in grado di accrescere i livelli occupazionali. I finanziamenti del piano Sinigaglia attingono al piano Marshall e sono volti ad investire in stabilimenti considerati strategici oltre che creare il terzo polo a ciclo integrale a Cornigliano, alle porte di Genova.

Grazie a questi sforzi nel 1957 viene completata la nuova acciaieria all’interno dello stabilimento toscano, ormai trasformatosi in una città nella città, la quale si estende su una superficie di 900.000 mq, di cui 11.200 al coperto, dispone di una rete ferroviaria lunga circa 45 km e una rete stradale di 10, per un’occupazione totale di circa 2.500 unità, di cui 2.200 operai, 100 intermedi, 200 impiegati e 10 dirigenti. Al di fuori dello stabilimento, si contano circa 30.000 abitanti.

Nel 1961 si fondono le due aziende controllate da Finsider, l’ILVA e la Cornigliano, e si istituisce la società Italsider Altiforni e Acciaierie riunite ILVA e Cornigliano SpA. Continuano gli investimenti e salgono i livelli occupazionali non tanto per necessità produttive quanto per la consapevolezza che l’impiego nelle industrie statali abbia anche un’importante funzione sociale. A decisioni economicamente poco razionali ma mosse da nobili principi, la politica alterna scelte meno oculate e si presentano quelle inefficienze che sanciscono il lento declino dell’imprenditoria pubblica. Ad esempio, i prezzi di produzione lievitano perché a Piombino si produce l’acciaio grezzo che viene lavorato a Bagnoli per essere poi trasformato in tubo di nuovo a Piombino.

Negli anni Settanta la Finsider concentra i suoi sforzi nella creazione del quarto e ultimo stabilimento a ciclo integrale, quello di Taranto, e la fabbrica di Piombino sente il bisogno di un supporto privato. A questo scopo si utilizza un ramo del gruppo Finsider per creare una società ad hoc, le Acciaierie di Piombino SpA, la quale ha sede sociale a Piombino ed è partecipata da FIAT con il 49% delle azioni. La nuova gestione installa una seconda colata continua con cui produrre piani larghi per il socio Italsider e piani stretti per il socio FIAT.

La seconda colata continua introduce l’ultima lavorazione di prodotti piani nella vita dello stabilimento, visto che continua la specializzazione nei prodotti lunghi, che nel resto del paese sono per lo più fabbricati da privati a mezzo di forni elettrici. Sebbene l’acciaio prodotto dal ciclo integrale abbia una qualità superiore, lo stabilimento toscano deve competere con i costi minori dei privati. Iniziano allora a pesare le scelte politiche che hanno aggravato i costi e si sceglie di implementare una strategia incentrata sulla differenziazione facendo ingresso nel mercato degli acciai speciali, caratterizzati da una componente chimica diversa rispetto agli acciai comuni.

Ma l’era siderurgica volge al termine e gli anni Ottanta rappresentano la fine del successo del settore dato che si intravedono le problematiche ambientali e la domanda di acciaio non appare più illimitata. Le aziende del gruppo Italsider subiscono un repentino peggioramento dei conti e alcune vengono messe in liquidazione. Il governo decide di ritornare al vecchio nome di ILVA.

Inizialmente, l’autorità politica ha in mente una strada diversa per quanto riguarda le Acciaierie di Piombino SpA, ovvero il raggruppamento degli stabilimenti che producono acciai speciali. Nel 1984, sotto la guida dello stabilimento toscano, che ha già acquisito il controllo delle fabbriche di Porto Marghera e San Giovanni Valdarno, si forma il gruppo Deltasider SpA, il quale assorbe l’ex Breda Siderurgica e l’ex Acciaieria FIAT. Ma la crisi in atto evidenzia sia i problemi di sovrapproduzione che lo scarso interesse del sistema industriale italiano per la qualità dell’acciaio. Nel 1988, la fabbrica di Piombino viene reintegrata nell’ILVA.

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Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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