L’Acciaio di Piombino: dal privato al pubblico e viceversa
- 23 Ottobre 2017

L’Acciaio di Piombino: dal privato al pubblico e viceversa

Scritto da Enrico Cerrini

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La privatizzazione dell’acciaio

Inizia l’ultima e dolorosa ristrutturazione della siderurgia statale, condotta con l’intento di diminuire i costi e renderne l’acquisto appetibile ai clienti. La ristrutturazione consiste nell’ottenere un assetto occupazionale simile a quello dei concorrenti privati attraverso lunghe trattative e un forte ricorso ai prepensionamenti che fa diminuire la manodopera di più di 2.000 unità rispetto al picco di 7.000 addetti raggiunto nel 1983. Nel 1992, l’ILVA crea la società Acciaierie e Ferriere di Piombino per vendere lo stabilimento separatamente alle fabbriche di Taranto e Novi Ligure, le quali possono interessare acquirenti diversi dato che producono prodotti piani. La nuova società è partecipata dal gruppo Lucchini presieduto dal cav. Luigi Lucchini, imprenditore bresciano. Nel 1995 la società vede la completa cessione dell’azionariato pubblico e cambia nome in Lucchini Siderurgica, per poi diventare Lucchini SpA nel 1998.

Il 1992 rappresenta l’anno più drammatico per la città perché la gestione pubblica decide di effettuare l’ultimo taglio occupazionale. L’azienda invia 780 lettere di licenziamento e i sindacati proclamano uno sciopero generale caratterizzato da una dura protesta durata 38 giorni, che coinvolge blocchi sia ferroviari che stradali e ottiene la solidarietà della cittadinanza. Lo sciopero si risolve con la ripresa delle trattative e la ripresa della cassa integrazione a rotazione a cui seguono i contratti di solidarietà e infine nuovi prepensionamenti.

La privatizzazione rappresenta la riscossa della piccola imprenditoria bresciana sulla grande impresa pubblica. Un imprenditore definito il re del tondino, proprietario di fabbriche che producono acciaio a basso costo, compie una serie di acquisti nella siderurgia pubblica, dei quali lo stabilimento toscano è il fiore all’occhiello. Nel 1992 Lucchini acquisisce infatti la polacca Huta Warszawa, nel 1993 è la volta della Ferriera di Servola a Trieste e nel 1999 della francese Ascometal. Il fatturato del gruppo cresce passando dai 25 miliardi di lire degli anni Settanta agli oltre 3.000 degli anni Novanta, mentre l’occupazione raggiunge i 10.000 addetti.

Nel 2002 inizia la crisi finanziaria del gruppo Lucchini, il quale trova difficoltà ad importare materie prime in dollari quando il prezzo del biglietto verde è più alto. Le banche creditrici, timorose dell’insolvibilità del gruppo, incaricano il noto manager Enrico Bondi di ristrutturare la società. Bondi trasforma l’assetto societario di Lucchini SpA creando numerose Business Unit operative, tra cui la Lucchini Piombino SpA, facenti capo ad una holding finanziaria. Ma la crisi non è risolvibile con la semplice ristrutturazione finanziaria e il cav. Lucchini nel 2005 effettua un aumento di capitale sociale che consente a Severstal di acquisire il 62% della società.

Severstal è una società russa guidata dal magnate Alexei Mordashov e rappresenta uno dei più grandi complessi siderurgici mondiali. Al netto della facile ironia circa il destino di una città dal passato comunista che vende il suo gioiello ai compagni russi, l’ingresso della nuova dirigenza è ben visto dalla popolazione. Si sentono i benefici di far parte di un gruppo internazionale dotato di immense risorse, il quale avvia un’interazione positiva con l’amministrazione pubblica completamente assente nell’era Lucchini. Allo stesso tempo, l’amministrazione comunale chiude gli impianti più inquinanti tramite un’ordinanza e sembrano aprirsi prospettive concrete di ammodernamento.

La crisi economica del 2008 rivela invece le problematiche di far parte di un grande gruppo internazionale le cui decisioni essenziali sono prese ben lontano dalla fabbrica. Ai primi venti di crisi, il magnate Mordashov si mostra intenzionato a fuggire col malloppo degli utili accumulati negli anni di bonaccia, lasciando la città al suo destino. Un destino, che ad oggi sembra ancora lontano dall’essere compiuto.

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Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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