“L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 a oggi” di Salvatore Romeo

Ilva Salvatore Romeo

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L’Ilva e l’entusiasmo

Taranto nasce tra due mari, il mar Grande si affaccia sullo Ionio mentre il mar Piccolo è chiuso tra l’Isola, centro storico cittadino, e la costa. La costa in direzione sud-est del mar Piccolo si è affermata come base militare, qui si insediarono prima l’arsenale militare e poi i cantieri navali, successivamente acquistati dal gruppo Falck. Durante il primo dopoguerra, i cantieri navali si avvitarono in una crisi scaturita da una serie di concause. La scarsità di domanda aveva spinto la società ad accettare ordini a prezzi bassi, difficilmente profittevoli anche a causa di inefficienze produttive e mancanza di liquidità. Dopo lunghe trattative, il governo determinò il passaggio dei cantieri all’industria pubblica, ma la dirigenza di IRI impose un forte ridimensionamento della pianta organica.

Anche i livelli occupazionali dell’arsenale militare calarono da 13.000 addetti nel 1945 a 6.000 nel 1960. Tra il 1955 e il 1960 la disoccupazione industriale cittadina aumentò di circa 1.000 unità. In questo contesto acquisiva importanza il documento presentato nel 1954 dal Ministro del Bilancio Ezio Vanoni e redatto con il contributo dell’economista Pasquale Saraceno. Tra gli obiettivi del cosiddetto Schema Vanoni, vi era lo sviluppo e l’industrializzazione del Mezzogiorno. Il documento stimava un forte aumento del consumo di acciaio, che avrebbe costretto le imprese italiane a rivolgersi alle importazioni, facilitate dall’entrata in vigore nel 1953 del trattato Ceca, che abbatteva le barriere al commercio di acciaio nei paesi europei.

Finsider, ramo siderurgico di IRI, riteneva di ovviare all’aumento della domanda con l’efficientamento degli impianti esistenti, ma i consumi crebbero tanto che l’Italia rischiava di raggiungere nel 1960 i livelli di disavanzo commerciale stimati per il 1964. Taranto fu così scelta per ospitare il IV centro siderurgico a ciclo integrale.

Ilva

Al fine di minimizzare i costi, Finsider favorì la creazione del Consorzio Asi[1], il quale avrebbe permesso la creazione di una Zona Industriale di Taranto capace di attirare ulteriori finanziamenti pubblici finalizzati all’infrastrutturazione dell’area. Al Consorzio Asi aderirono i comuni limitrofi, la Camera di commercio, l’ente provinciale del turismo e l’Associazione operatori economici per lo sviluppo dell’Area Industriale di Taranto (Asait), ente senza scopo di lucro presieduto da alcuni dei maggiori imprenditori del capoluogo ionico.

La società Tekne definì il piano regolatore necessario ad avviare le attività del consorzio. Il progetto individuava come principale criticità la concentrazione della produzione nella sola città di Taranto e proponeva di realizzare tre aree industriali attrezzate per grandi e medie imprese. Tale progetto si allineava ai piani di Saraceno che considerava l’investimento pubblico come stimolo all’economia del territorio. A causa dello scarso supporto delle autorità politiche, il progetto Tekne si rivelò poco incisivo e fu stralciato in favore della concentrazione produttiva. Il Consorzio Asi, da potenziale attore autonomo, si trasformò in un mero strumento di Finsider.

Nel 1960 fu posta la prima pietra dello stabilimento che nel 1964 effettuò la prima colata. Gli importanti segnali di ripresa dell’occupazione e dei redditi, combinati con l’aumento dell’immigrazione nel capoluogo[2], non si tradussero con uno stimolo per l’economia locale, la quale continuò a concentrarsi nel settore edilizio, salvo alcune eccezioni. La domanda di acciaio continuava a crescere così tanto che governo e Finsider decisero di aumentare la capacità produttiva investendo nuovamente a Taranto, perché principale stabilimento del gruppo. La fabbrica ionica fu raddoppiata finendo per impiegare circa 20.000 addetti diretti e 10.000 dell’indotto.

Gli anni del raddoppio segnarono anche la nascita delle prime forme di contestazione: urbanistica, rappresentata dal contrasto tra la dirigenza Italsider e la classe politica locale; ambientale, scaturita dalla consapevolezza del fenomeno dell’inquinamento atmosferico, grazie anche agli sforzi della sezione locale di Italia Nostra; sindacale, associata alle vertenze occupazionali e alla lotta per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

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[1] Consorzio ai sensi dell’art. 21 legge n. 634/1957.

[2] L’immigrazione incrementò del 34% solo nel 1964.


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Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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