L’ala “filo-cinese” del Pci (1970-1980). Conflitti all’interno del partito e sulle pagine de “l’Unità”
- 24 Dicembre 2018

L’ala “filo-cinese” del Pci (1970-1980). Conflitti all’interno del partito e sulle pagine de “l’Unità”

Scritto da Clara Galzerano

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Considerazioni finali

Emilio Sarzi Amadé, Alberto Jacoviello e Maria Antonietta Macciocchi, nel corso della loro esperienza decennale come giornalisti nelle file del Pci, hanno sempre dimostrato la volontà di interpretare e di capire la realtà cinese, dedicando parte della loro carriera allo studio del Paese asiatico. Nonostante ciò, queste personalità sono state isolate nel corso degli anni Settanta, a causa delle loro posizioni, considerate filo-maoiste.

A questo proposito, Antonio Rubbi,[30] rappresentante del gruppo dirigente del partito, nel suo Appunti cinesi, risulta critico riguardo alle considerazioni mosse dall’ala “dissidente” del partito. Egli sottolinea che “a poco servirono le esperienze sul campo” per agevolare il processo di comprensione della realtà cinese, in quanto i servizi di Jacoviello e di Sarzi Amadé manifestano la tendenza “di filtrare la rivoluzione culturale attraverso l’idea che di essa se ne erano fatti quelli che la commentavano”, alimentando “simpatie o avversità, quasi sempre funzionali alle dispute interne”.[31]

Perché l’attività di questi giornalisti era tanto invisa alla dirigenza? Le osservazioni di Jacoviello, della Macciocchi e di Sarzi Amadé vengono considerate pericolose dalla leadership del Pci, che non intende infastidire l’Urss, e, per questo motivo, decide di estromettere questi personaggi dal partito e soffocare le voci di dissenso in merito al dissidio sino-sovietico. Inoltre, il tentativo di oscurare le personalità dei giornalisti non risiede solo nella natura delle loro posizioni rispetto all’Unione Sovietica, ma anche nella nuova luce che si intende dare ai rapporti con il Pcc. Il Pci, infatti, cerca nuove figure da erigere come protagonisti della riconciliazione con il partner cinese.

Petruccioli e D’Alema rappresentano le nuove generazioni del Pci e, in quanto tali, personaggi conciliabili con l’esigenza del partito di decretare un nuovo inizio nelle relazioni con i cinesi. Per questo motivo, viene sacrificata la preparazione culturale di personaggi come Jacoviello e Sarzi Amadé per la freschezza e la parziale inconsapevolezza delle generazioni più giovani, per la prima volta nella Repubblica popolare. Le considerazioni e i reportage di questi nuovi protagonisti appaiono come dei resoconti, più che come delle analisi, assoggettati alle esigenze del partito nel momento storico della normalizzazione dei rapporti tra Pci e Pcc.

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[30] Antonio Rubbi (1932-) tra il 1968 e il 1974 è segretario della Federazione del Pci ferrarese. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta ricopre il ruolo di dirigente della Sezione internazionale del Pci. È stato stretto collaboratore di Enrico Berlinguer e di Alessandro Natta.  Edoardo MORETTI, Angela GHINATO (a cura di), “Archivio storico del PCI ferrarese”, Ferrara, Associazione Istituto di Storia Contemporanea.

[31] RUBBI, Appunti cinesi, Roma, Editori Riuniti, 1992, p.10.


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Scritto da
Clara Galzerano

Nata nel 1992, laureata in Lingue Orientali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Attualmente, dottoranda in Storia moderna e contemporanea presso l'Università degli Studi di Trieste.

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