Albania: un cammino verso la democrazia
- 03 Luglio 2017

Albania: un cammino verso la democrazia

Scritto da Pietro Dalmazzo

8 minuti di lettura

Pagina 3 – Torna all’inizio

Dalla crisi alla vittoria socialista 

Da quando venne ammesso il pluralismo partitico questo ha conosciuto una progressiva evoluzione verso una dialettica tra un Partito Democratico di centrodestra storicamente capeggiato da Berisha che lasciò la guida del partito a Basha e un Partito Socialista, guidato da Edi Rama, il premier delle ultime due legislature. Ai due principali partiti ne va aggiunto un terzo con un bacino elettorale nettamente minore: il Movimento Socialista per l’Integrazione, terzo partito del paese, fondato dall’attuale presidente della repubblica Ilir Meta, storico alleato dei socialisti, con i quali però sono emersi i primi contrasti in questa primavera.

Le elezioni del 25 giugno scorso, sono state un trionfo per Edi Rama; il dato assume tutto il suo valore se si tiene conto del contesto e dei mesi immediatamente precedenti alla chiamata alle urne. La situazione albanese è contraddittoria: sviluppo economico e democratico proseguono, ma con velocità radicalmente differenti e, a partire dallo scorso febbraio, nel paese si è scatenata un’ondata di proteste, continuate per tutta la primavera, guidate dal partito di Basha. La volontà che venisse costituito un governo tecnico, che vigilasse sul regolare svolgimento delle elezioni, era la principale richiesta di chi protestava.

Proiezioni, marce e comizi hanno animato il centro di Tirana negli ultimi mesi, ma le istanze non si sono fermate alla piazza, sono entrate con prepotenza anche in parlamento, dove i lavori sulla riforma della giustizia sono stati interrotti a causa del boicottaggio delle sedute da parte dei Democratici.

La riforma in questione è di fondamentale importanza per il futuro dell’Albania, in quanto viene considerata vitale, da parte dell’Unione per poter avviare i negoziati in vista di un’entrata nell’Ue dello stato balcanico [9]. Il blocco dei lavori venne principalmente utilizzato, dal premier uscente, per accendere il dibattito pre-elettorale, accusando l’avversario di centro-destra di minare lo sviluppo economico e sociale del paese [10].

La crisi politica ha assunto proporzioni tragiche, quando l’opposizione ha minacciato di non presentarsi alle elezioni [11] potenzialmente invalidando il risultato delle urne, a prescindere dall’esito, boicottando l’intero sistema politico ed istituzionale albanese.

Questa prospettiva, dalle conseguenze inimmaginabili, è sfumata grazie ad un accordo tra i due partiti, concretizzatosi in una seduta straordinaria del parlamento nella quale sono stati nominati cinque ministri tecnici, come garanzia nei confronti dell’opposizione, e stabilite alcune norme elettorali per regolarizzare il processo di voto.

Alla luce di questo accordo, le elezioni si sono svolte in un clima relativamente tranquillo e hanno portato ad una completa vittoria del Partito Socialista, che ha ottenuto la maggioranza assoluta e la possibilità di proseguire sulla strada delle riforme volute da Bruxelles per l’ingresso nell’Unione. Al di là del risultato, ampiamente pronosticato, a tenere banco nelle ore successive al voto sono state le accuse nei confronti del leader del Partito Democratico Basha, incapace di mantenere una linea coerente nei confronti di Rama. Quello che va sottolineato, alla luce del contesto pre-elettorale, è la risoluzione della crisi politica tra i due partiti e le modalità attraverso le quali è maturata.

Le proteste di piazza sono state risolte politicamente, secondo modalità che, se in un primo momento sembrano configurare una vittoria di Rama, approfondendo lo sguardo assumono però anche un significato politico e democratico più generale, specialmente se raffrontate con la gestione delle precedenti crisi politiche: su tutte quella tra 2009 e 2011, con proteste di piazza represse violentemente dalla polizia.

Nello specifico, guardando al processo di democratizzazione generale dell’Albania, risulta evidente come una risoluzione politica dello scontro, pur non entusiasmando l’elettorato sia un passo in avanti rispetto ad una contrapposizione completa e totale che avrebbe gettato il paese nell’ennesima crisi, coinvolgendo inevitabilmente la sfera sociale ed economica. Credo che si possa evidenziare come questo passo abbiamo rappresentato un leggero progresso verso una politicizzazione più matura di un paese, ancora segnato da una transizione che ha assunto contorni drammatici. In questo senso le ultime elezioni vanno guardate con particolare attenzione, non solo per il risultato che pone una linea di continuità nei confronti dell’ultima amministrazione, ma anche per il contesto e la gestione del contrasto maturata nei mesi immediatamente precedenti.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Pietro Dalmazzo

Nato a Sanremo nel 1993. Studia scienze storiche presso l'Università di Bologna, dove si è laureato nel 2015 in storia con una tesi sui rapporti tra Italia e Kosovo negli anni '90. Ha preso parte al progetto Erasmus presso l'Università di Gand nell'anno accademico 2016/2017, precedentemente ha collaborato con East Journal ed è un grande appassionato di viaggi.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]