All in the Wire
- 16 Agosto 2017

All in the Wire

Scritto da Massimiliano Tamelli

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The Wire o della società americana

Insieme a questa originale capacità narrativa The Wire riesce a mettere in scena una profonda e articolata indagine della società occidentale, in particolare di quella americana. La serie viene studiata in alcuni corsi di laurea di Harvard per discutere di problemi di diseguaglianza, di urbanizzazione, di contrasto legale alla criminalità.[1]

Anche Obama ha intrattenuto una conversazione con David Simon per discutere di politiche lavorative, discriminazione e contrasto alle organizzazioni criminali.[2]

Ciò che infatti rende The Wire una serie tra le migliori scritte, o come l’ha definita Obama «un capolavoro degli ultimi due decenni», è questa sua capacità di unire una complessa narrazione in stile poliziesco ad uno spaccato socio-economico della civiltà capitalistica contemporanea.

Parlo di “civiltà capitalistica” e “spaccato socio-economico” perché è proprio in questi termini che David Simon si è espresso in più interviste discutendo di The Wire e della società americana.[3]

Simon ha dichiarato apertamente che è Karl Marx l’autore che più di tutti è stato in grado di fornirgli una diagnosi del tempo presente, non condividendo però la sua prognosi, ovvero il crollo della società capitalistica e l’avvento di un governo dittatoriale guidato dalla classe proletaria. Ed un appoggio, anche solo parziale, al teorico del comunismo fatto negli Stati Uniti non può che destare scalpore (Simon stesso ne è consapevole).

L’America, sostiene Simon, è un paese diviso in due blocchi geograficamente vicini ma socialmente ed economicamente distanti se non in contrasto fra loro. Riprendendo Marx, Simon spiega questo conflitto nei termini del contrasto fra capitale e forza-lavoro e di come esso descriva la società basata su di un sistema capitalistico.

Questo sistema ha caratterizzato la società moderna contribuendo positivamente alla costruzione di ricchezza, ma allo stesso tempo ha acuito a livelli eccessivi e quasi insostenibili una forte divisione di classe alimentando il primato del profitto rispetto a quello della coesione sociale.

L’analisi di Simon continua. Questi due mondi in contrasto fra loro sono legati a filo doppio in una continua riproduzione di se stessi. Il mondo dello spaccio e del traffico di droga ha origine in quell’eccesso di popolazione di cui il sistema non ha bisogno, o forse, sempre in analogia con l’analisi di Marx, di cui ha bisogno ma come di un “esercito industriale di riserva”, e che quindi in quanto disoccupato cerca lavoro nella “industria” della criminalità.

La guerra alla vendita di droga e ai trafficanti si trasforma così in una guerra di stampo prevalentemente razziale contro la povertà e la disoccupazione, conducendo verso una lenta fine della classe lavoratrice americana.[4] The Wire è il tentativo disilluso e tragico di raccontare questo conflitto. Ora proviamo a vedere come Simon cerca di esprimerlo nella serie.

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Scritto da
Massimiliano Tamelli

Classe 1992, di Carpi (MO). Laureato nel 2014 in Filosofia a Bologna, dove ora è iscritto e sta per concludere il percorso magistrale in Scienze Filosofiche. Appassionato di cinema e letteratura, sta approfondendo gli studi in filosofia politica.

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