America del Sud 2019: elezioni presidenziali in Argentina, Uruguay e Bolivia

Sud America

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Uruguay. Il quadro politico al nord del Rio de la Plata

Sempre il 27 ottobre, dall’altro lato del Rio de la Plata, gli uruguayani eleggeranno il loro 42° presidente. Il sistema elettorale istituito nel 1997 prevede un’elezione interna per tutti i partiti per selezionare la fórmula presidencial, ovvero l’accoppiamento di candidatura presidente e vice, per le elezioni di ottobre. Si vota il 30 giugno; possono votare tutti i cittadini, iscrivendosi ai registri elettorali con 2 mesi di anticipo. Solo i partiti che raccolgono almeno 500 votanti potranno concorrere all’elezione presidenziale.

Il Paese è governato dal 2004 dal Frente Amplio (FA), partito di sinistra che riunisce vari movimenti, oggi travagliato da una crisi intestina, determinata dal lungo periodo di governo, dall’assenza di leader forti e dalla comparsa di nuovi gruppi interni.

Nel quindicennio frenteamplista risultano di grande importanza le politiche dei primi anni di governo Tabaré Vázquez: un’innovativa riforma tributaria, basata sul presupposto di imposte progressive (“Que paguen más, los que tienen más”), aumentando le imposte dirette e riducendo le indirette e sostenendo gli investimenti[4]; l’istituzione del ministero dello sviluppo sociale e il plan Ceibal, un’iniziativa per l’inclusione digitale, ha  fornito un computer con connessione internet a ogni bambino iscritto a una scuola pubblica.

Alle elezioni interne del FA, i candidati principali sono Martìnez, l’intendente di Montevideo, l’equivalente italiano di sindaco di città metropolitana, in vantaggio nei sondaggi, e Carolina Cosse, ministra dell’industria del governo FA. Il primo sta provando a impostare una campagna puntando sulla propria figura di buon amministratore, in discontinuità sia con la coalizione sia col governo, mentre la seconda scommette sulla mistica del Frente Amplio (Bùsqueda n.2.002), ovvero la storia gloriosa del partito, ha fama di donna forte e non ha altre sfidanti donna. I critici sostengono che i candidati del FA siano seconde linee, o meglio, i caudillos di prima linea come Mujica e Danilo Astori, ministro dell’economia, si sono fatti da parti temendo una sconfitta annunciata. Dal FA spiegano che si tratta di un rinnovamento della classe dirigente e che il FA non è ancora in campagna perché si sta occupando del governo e aspetta le elezioni interne di giugno per avviare la campagna.

Nell’agenda elettorale di Montevideo prevale il tema della sicurezza. Su un piano tolleranza zero punta Edgar Novick, leader del Partito della gente, imprenditore adesso impegnato in politica su posizioni di centro destra, il quale ha definito la sua proposta per la sicurezza insieme a Rudy Giuliani, ex sindaco di New York. Il principale avversario del FA sembra essere il partito Nazionale, o Partido Blanco di orientamento conservatore di centro destra, i sondaggi di dicembre 2018 danno un margine del 3% tra i due schieramenti. Anche qui si dovranno attendere le elezioni interne per conoscere il candidato presidente. Il favorito sembra essere Luis Lacalle Pou, politico di lungo corso, figlio di un ex presidente, già candidato sconfitto nel 2014 ed ex presidente della Camera dei deputati.

Sul piano interno, Lacalle Pou, prova a intercettare il voto dei produttori agricoli organizzati nel movimento Un solo Uruguay che chiedono una riduzione del ruolo economico dello Stato e dei costi della politica. Lacalle Pou, in caso di vittoria, sa che dovrà costruire un governo di coalizione, probabilmente con il Partido colorado, storico partito di centro destra che ha governato il Paese fino al 2000, prima di ridursi a terza forza[5]. I governi di coalizione sono stati una tradizione politica dell’Uruguay, interrotta proprio dai tre governi monocolore del FA. Da ultimo, i blancos sperano di vincere spinti dal clima politico dei due paesi vicini, Brasile e Argentina. Per chi crede nel ripetersi della storia, si può riconoscere una costante nell’andamento politico di questi tre paesi: gli anni della dittatura in Brasile e Argentina corrispondono alla dittatura in Uruguay, lo stesso vale per gli anni dei governi di destra prima e di sinistra dopo nei tre paesi.

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[4] La reforma tributaria del 2007: a diez años del inicio de la principal política económica de la izquierda, 28 luglio 2017, Crónicas.

[5] Los cinco ministerios clave para Lacalle Pou si gana las elecciones, La Diaria, 18 gennaio 2019.


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Siciliano classe 1988, dottorando in Economia a La Sapienza. Ha studiato e vissuto in Francia, Italia e America Latina. L’economia di quest’area del mondo è anche oggetto della sua ricerca accademica. Allo studio ha affiancato un’intensa esperienza politica, prima nell’Onda studentesca e poi nei Giovani Democratici. Coltiva passioni per letteratura di viaggio, bicicletta e scrittura.

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