“America First” di Giuseppe Mammarella

Recensione a: Giuseppe Mammarella, America first. Da George Washington a Donald Trump, il Mulino, Bologna 2018, pp. 223, euro 14 (scheda libro).


America First è stato uno degli slogan della campagna elettorale che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca. Questa formula non costituisce però una novità assoluta della politica americana, bensì rappresenta un concetto che ha caratterizzato a fasi alterne l’azione politica degli Stati Uniti. Il testo di Giuseppe Mammarella offre un contributo molto utile per comprendere come la filosofia di America First abbia ispirato storicamente la diplomazia americana e come essa stia facendo ritorno con l’amministrazione Trump.

America First significa primariamente “l’impegno a ritornare alla politica dell’interesse nazionale e alla piena sovranità del governo e del paese al di là degli impegni, dei trattati e delle istituzioni internazionali che la limitano”[1]. L’accento va posto sul verbo “ritornare”, in quanto il marcato interventismo che ha caratterizzato la politica estera americana nell’ultimo secolo rappresenta un fenomeno relativamente nuovo. Infatti, nel periodo successivo all’indipendenza americana gli Stati Uniti hanno attuato una politica pressoché isolazionista, volta a occuparsi dei problemi interni e a costruire la nuova nazione. Il discorso di fine presidenza di George Washington è un esempio di questa attitudine: il primo presidente esorta i propri concittadini a non “lasciarsi invischiare mediante legami artificiali nelle vicissitudini della politica europea, […] almeno finché non saremo in grado di sfidare i danni materiali provocati da un attacco esterno”[2].

Più che una politica mossa da un ideale pacifista e isolazionista, l’appello di Washington è motivato da un prudente pragmatismo che vuole mettere la neonata nazione al riparo da aggressioni esterne, almeno finché gli Stati Uniti non siano in grado di difendersi. Questo momento non tarda ad arrivare: nella guerra tra Regno Unito e Stati Uniti del 1812, nonostante la prevalenza su terra degli inglesi, le forze navali americane riescono a sconfiggere la marina britannica. Nel 1814 si firma la pace e il sostanziale pareggio che ne segue è celebrato dagli americani come una grande vittoria.

A questo ottimismo si lega una speranza che vede nel paese un cosiddetto “destino manifesto”, per cui, nelle parole di Thomas Jefferson, gli Stati Uniti sarebbero “destinati a diventare la barriera contro il ritorno dell’ignoranza e delle barbarie”[3], con un’Europa ridimensionata che avrebbe fatto da traino alla nuova potenza. Naturale conseguenza di questa filosofia è la dottrina Monroe del 1823, con cui si rivendica il territorio americano agli Stati Uniti. Dopo l’espansione a ovest del XIX secolo, la Guerra Civile (1861-1865) costringe il paese a chiudersi momentaneamente all’esterno per sanare le ferite interne, sebbene i decenni successivi alla guerra registrino un’importante crescita economica cui corrisponde una nuova volontà di espansione, accompagnata ora da una base ideologica che vede nella supremazia dei mari l’obiettivo da perseguire.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Isolazionismo o interventismo?

Pagina 2: “American Century”

Pagina 3: Una strada inedita in politica estera


[1] Mammarella, Giuseppe, America First. Da George Washington a Donald Trump, Il Mulino, Bologna, 2018, p. 8.

[2] Ivi, p. 13.

[3] Ivi, p. 16.


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Nato nel 1995, è studente della laurea magistrale di Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Padova. Si interessa di politica americana.

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