“America First” di Giuseppe Mammarella

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Una strada inedita in politica estera

Il libro di Giuseppe Mammarella si configura come un riuscito tentativo di mostrare come il concetto di America First abbia permeato buona parte della politica estera statunitense e come esso stia facendo ritorno con l’amministrazione Trump. L’autore compie una disamina storica di come in vari periodi della storia americana gli Stati Uniti abbiano adottato una politica protezionistica, pur con diverse ragioni a seconda del determinato momento storico. Non sarebbe infatti corretto equiparare l’isolazionismo di Washington e in generale dei predecessori di Trump con quello dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Se i primi hanno evitato di intervenire attivamente sul piano internazionale, è stato o per concentrarsi sulla costruzione della nuova nazione, come a cavallo tra XVIII e XIX secolo, o per riprendersi da crisi interne, come è stato dopo la Guerra Civile o dopo la crisi del ’29. Oggi la situazione è profondamente diversa: Trump ha infatti posto al centro della sua campagna elettorale la cura esclusiva degli interessi americani, riassunta nello slogan America First, che comporta anche l’abdicazione degli Stati Uniti dalla funzione di “poliziotto” del mondo[9].

In quest’ottica vanno letti i proclami di Trump per un più equo finanziamento della NATO da parte dei paesi membri e per la costruzione del muro al confine col Messico, oltre che le misure protezionistiche nei confronti della Cina. Negli ultimi anni si è di fronte a una pagina inedita della diplomazia americana, per cui gli Stati Uniti si ritraggono da un impegno attivo in politica estera non semplicemente per ragioni di necessità, ma per questioni ideologiche, ossia in una visione che pone solo gli interessi degli Stati Uniti al primo posto. È un cambiamento anche nel mondo repubblicano, in quanto si passa dal neoconservatorismo dei primi anni 2000, che ha posto le basi ideologiche per l’interventismo in Afghanistan e Iraq, a un Partito Repubblicano con a capo un presidente che sposa l’isolazionismo. Si tratta dunque di un corso politico inedito, che relega al passato l’incisiva presenza militare degli Stati Uniti nell’agone mondiale.

Inoltre, l’autore offre un’analisi dell’America oggi: lo stato dell’economia, il complesso militare e l’evoluzione di democratici e repubblicani sono altri punti trattati che tornano utili per avere una panoramica del paese. L’operato di Trump è definito un “work in progress”: a prescindere dalle varie considerazioni sul suo carattere e sul suo stile personale, Mammarella gli riconosce intelligenza nel comprendere l’insoddisfazione dell’elettorato e le esigenze della gente comune. Essendo Trump a metà mandato, l’autore non si sbilancia, a ragione, nel dare un giudizio netto sulla presidenza, optando per considerarla come un “lavoro in corso”. Di certo, conclude il testo, Trump ha denunciato la fine di una fase della storia americana, in cui gli Stati Uniti si sentivano investiti della leadership mondiale nella difesa della libertà e dei diritti umani[10]. Data l’impossibilità politica, economica e militare di farsi carico di questo compito, con America First il paese tenta di abdicare da tale funzione in nome dell’interesse nazionale.

Il volume di Mammarella si pone dunque l’obiettivo di ripercorrere il cammino storico della diplomazia americana, che ha alternato fasi di maggiore partecipazione alla politica mondiale a momenti di ritiro da essa per esigenze interne. È perciò indubbiamente in primis un testo di carattere storico, che coniuga alla disanima delle scelte del passato l’analisi del mondo statunitense oggi. Una nota forse dolente del testo è rappresentata dall’eccessivamente ampio raggio di temi toccati, in particolar modo nella seconda parte dedicata all’America contemporanea: ad ogni modo, si intuisce che tale scelta si situa nel disegno dell’autore di voler offrire anche un’istantanea del paese oggi, andando oltre l’ambito della politica estera per dare uno sguardo anche alle questioni più interne. Con l’obiettivo dunque di fornire al lettore una cartina tornasole del paese di oggi, l’autore deve necessariamente affidarsi a un finale aperto, in quanto si è nel mezzo di una transizione politica da un’America protagonista nel mondo a un paese che ha recentemente cominciato a ritrarsi in se stesso. È dunque apprezzabile la scelta dell’autore di sospendere giudizi sull’operato politico della nuova amministrazione, in quanto si è davanti a scenari inediti di difficile previsione. In sintesi, questo testo si costituisce come un’utile risorsa per leggere in modo più completo le sfide che interessano l’oggi e il domani degli Stati Uniti con un focus sulla politica estera, tematica che direttamente e indirettamente riguarda anche il resto del mondo.

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[9] https://eu.usatoday.com/story/news/politics

[10] Ivi, p. 190.


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Nato nel 1995, è studente della laurea magistrale di Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Padova. Si interessa di politica americana.

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