“Costituzione italiana: articolo 5” di Sandro Staiano
- 09 Aprile 2018

“Costituzione italiana: articolo 5” di Sandro Staiano

Scritto da Alessandro Ambrosino

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L’attualità dell’articolo 5 a cavallo fra trasformazione dei partiti e riforme

La vicenda, tuttavia, si animò con la forte rottura corrispondente agli anni Novanta. La disintegrazione del sistema partitico della Prima Repubblica si accompagnò ad un clima ideologico che considerò: «la capacità di decisione efficace e rapida un valore preminente sulla rappresentatività dell’organo decidente»[14]. In altre parole, la generale sfiducia verso un’indistinta “classe politica”, unita al desiderio degli elettori di maggiore trasparenza, spinse il legislatore a risolvere frettolosamente la questione trasformando radicalmente il sistema elettivo. L’introduzione della designazione diretta del sindaco e del presidente della Provincia, definiti dalla legge 81/1993, segnò un profondo spartiacque che Staiano definisce: «la torsione monocratica del sistema»[15]. Si trattò, secondo l’autore, di uno scostamento dell’assetto autonomistico dalla prospettiva originaria della Costituzione, in cui si vagheggiava un modello plurale, alimentato dal carattere elettivo delle assemblee e funzionale ad obiettivi di democratizzazione[16]. Con la legge 81/1993 si puntò, al contrario, sull’attore, sindaco o governatore che fosse, e si proclamò una replicabilità del ruolo dominante della persona a tutti i livelli istituzionali, persino nel governo centrale, dove il Presidente poteva diventare: «Sindaco d’Italia»[17]. La torsione monocratica, secondo l’autore, ha poi una suo controparte partitica, che si è manifestata nella nascita ed evoluzione del partito personale.

Si è detto all’inizio, e Staiano lo ricorda ancora, che: «innovazione del sistema dei partiti e innovazione dell’ordinamento autonomistico sono fin dall’origine strettamente intrecciati, in un dinamismo tuttora aperto»[18]. Il partito personale, specie nel caso italiano, nasce intorno alla figura del leader carismatico ed ottiene largo consenso soprattutto nell’area di centrodestra, traendo linfa vitale proprio dall’ideologia dell’efficienza monocratica e proponendo slogan d’impatto contro cui i partiti tradizionali hanno molta difficoltà a competere. Il tema dell’autonomia, declinato in questa versione, diventa quindi slogan politico nella variante “macroregionale” del partito personale, che trasforma la vecchia “questione meridionale” in “questione settentrionale”, auspicando, se non proprio la secessione, una radicale riforma federalista dell’assetto repubblicano. I partiti tradizionali, trovandosi a dover contrastare l’attacco congiunto di due forze dirompenti e strategicamente alleate, per sopravvivere nel nuovo sistema non hanno avuto altra scelta che smussare il profilo ideologico e accogliere alcune delle istanze degli avversari. Ma la revisione del Titolo V che ne viene fuori è tutta ideologica, nonché il risultato di un clima divisivo[19]. Sarà la Corte costituzionale a dimostrarlo, leggendo nell’art.117 la: «non esaustività degli elenchi di competenza legislativa statale»[20]. Vale a dire, paradossalmente, che l’attuazione del federalismo si trasforma nel suo stesso, rapido, dissolvimento, a causa della debolezza del legislatore e della scarsa qualità della legislazione[21]. Stemperati nuovamente gli estremismi, resta però il concetto, al quale viene aggiunto l’aggettivo “fiscale”. Se non che quest’ultimo, secondo Staiano l’unico tipo di federalismo applicabile con relativo successo al caso italiano, deve fare i conti con una nuova, violenta, trasformazione degli equilibri economici. In un clima di spending review, la narrazione autonomistica della Repubblica arriva alla fase dei “tecnici”, inclini a trattare le autonomie territoriali come «dis-economie»[22] da razionalizzare.

In quest’ultimo contesto e oltre l’autore riconosce un ulteriore cambiamento nel sistema dei partiti: se fino all’esperienza dei governi tecnici era ancora possibile osservare un’alternanza tra partiti tradizionali e partiti personali, ora: «il partito personale diventa la forma, se non unica, dominante»[23]. Non solo, esso si evolve al suo interno e va a collocarsi nell’area di centro-sinistra formando la sua leadership proprio dal contesto locale, da territori regionali chiave fortemente caratterizzati da una specifica cultura politica[24].

Ed è quindi su questo sfondo che Staiano, nelle pagine conclusive, riunisce le due braccia del “canale lagunare”: il partito personale si origina in un contesto locale e si nutre di una cultura autonomista, ma per ragioni di sopravvivenza e per consolidarsi a livello nazionale è costretto a ridimensionare i ruoli degli attori locali, deprimendo così proprio il contesto autonomista nel quale era cresciuto. Nelle parole dell’autore, la torsione monocratica del sistema e la ristrutturazione in senso personalistico del sistema partitico, «retroagiscono»[25] sul principio di autonomia e legittimano una lettura dell’articolo 5 «idonea a mutare la valenza originaria di un principio inteso essenzialmente come motore di democratizzazione, che finisce per dare supporto ad assetti connotati in senso monocratico»[26].

Un libro imparziale e disincantato, da cui il lettore può senz’altro trarre strumenti utili a decifrare i processi politici del tempo presente, ispecie in un contesto di tentativi di sperimentazione da parte di alcune regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) volti a ottenere forme e condizioni particolari di autonomia[27]. Dimostrazione che i due temi principali attraversati dal volumetto, le asimmetrie territoriali ed economiche da governare e il grado di responsabilità dei territori rispetto alla gestione delle risorse, restano problemi aperti e di peculiare centralità.

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[1] P. Costa, M. Salvati, Introduzione, in S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, Roma, Carocci, 2017, p. X.

[2] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 11.

[3] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, Roma, op. cit, quarta di copertina.

[4] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit.,, p. 3.

[5] G. Berti, sub. Art.5, in G. Branca (a cura di), Commentario alla Costituzione, Bologna, il Mulino, 1975, p. 286.

[6] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, cit., p. 3.

[7] Da intendersi qui, lo riconosce anche Staiano, come questione unicamente relativa alle regioni ordinarie. La discussione sulle cinque regioni a statuto speciale non solo si rivelò laterale, ma esse stesse furono anche accettate come un fatto compiuto e costituzionalmente riconosciuto. Sull’origine delle regioni a statuto speciale si veda G. Nevola, Altre Italie. Identità nazionale e regioni a statuto speciale, Roma, Carocci, 2003.

[8] E. Rotelli (a cura di), Dal regionalismo alla regione, Bologna, il Mulino, 1973, p. 34.

[9] C. Acocella, L’autonomia scritta nella Costituzione? Non porta al “Sindaco d’Italia”, Ilsussidiario.net, 18 marzo 2018.

[10] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 19.

[11] Sono le parole dell’on. Grieco, citato in S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 20.

[12] Cfr. A. Treves, I confini non pensati. Un aspetto della question regionale in Italia, in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano», a. LVII(2004), pp. 243-264.

[13] L. Gambi, L’equivoco tra compartimenti e regioni costituzionali, Bologna, il Mulino, 1963, p. 156.

[14] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 62. Corsivo mio.

[15] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit.,, p. 60-61.

[16] Cfr. C. Acocella, Autonomia, partiti, ideologie nel recente volume di Sandro Staiano a commento dell’articolo 5 Cost., in «Osservatorio Costituzionale», anno VI (2018), p. 8.

[17] C. Acocella, L’autonomia scritta nella Costituzione? Non porta al “Sindaco d’Italia”, Ilsussidiario.net, 18 marzo 2018

[18] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 76.

[19] C. Acocella, L’autonomia scritta nella Costituzione? Non porta al “Sindaco d’Italia”, Ilsussidiario.net, 18 marzo 2018

[20] Ibid.

[21] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 102.

[22] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 110.

[23] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 118.

[24] Su questo tema si veda: M. Caciagli, Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politica, Roma, Carocci, 2017.

[25] S. Staiano, Costituzione italiana: articolo 5, op. cit., p. 120.

[26] C. Acocella, L’autonomia scritta nella Costituzione? Non porta al “Sindaco d’Italia”, Ilsussidiario.net, 18 marzo 2018

[27] P. Pombeni, La questione regionale, « Il Sole 24Ore », 6 sett. 2017.


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Scritto da
Alessandro Ambrosino

Dottorando in International History al Graduate Institute di Ginevra. Laureato in Storia e in Relazioni Internazionali all’università di Bologna. Dopo aver lavorato presso l’Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia a Bruxelles, ha svolto il tirocinio UE presso il Comitato delle Regioni.

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