“L’ascesa della finanza internazionale” di Giuseppe Berta

Finanza

Recensione a: Giuseppe Berta, L’ascesa della finanza internazionale, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2013, pp. 256, 16 euro (scheda libro).


Tutti conoscono, o hanno almeno sentito nominare, il libro più celebre di Jules Verne, Il giro del mondo in ottanta giorni, pubblicato per la prima volta nel 1873, e il suo stravagante protagonista, Phileas Fogg, gentiluomo londinese che accetta di compiere il periplo del globo solo per scommessa. Dall’analisi di questo romanzo Giuseppe Berta, docente di storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano, trae lo spunto per accompagnare il lettore in un avvincente racconto che ha come oggetto il concetto di finanza internazionale, la sua nascita e il suo sviluppo fino ad oggi.

Phileas Fogg rappresenta in pieno il gentleman vittoriano, enigmatico e imperscrutabile, il cui valore principale è l’azzardo e che intende dimostrare di poter dominare lo spazio e il tempo attraverso il denaro. Fogg, infatti, non viaggia per il piacere di conoscere, non si ferma ad osservare monumenti, vestigia di antiche civiltà, ma ha costantemente fretta di prendere un nuovo mezzo di trasporto rapido, avendo “la sua bibbia nel Bradshaw’s, l’orario ferroviario, e nelle tabelle di viaggio dei grandi piroscafi”[1], per vincere la sua scommessa e guadagnare altro denaro, ma soprattutto alimentare il proprio prestigio.

Verne ci restituisce un mondo caratterizzato da una modernità incalzante, che si esplicita nell’accelerazione del trasporto e che ha come propria capitale Londra (non è un caso che lo scrittore, francese, caratterizzi come inglese il protagonista del proprio romanzo). Essa è presentata come una città contraddittoria, da un lato la più avanzata del mondo, come testimonia John Maynard Keynes nella sua celebre descrizione delle “comodità” del cittadino londinese della classe agiata prima dello scoppio della Grande Guerra[2], dall’altro la più degradata, tanto da far affermare al pittore Giuseppe De Nittis, che con tanta precisione ne dipinse gli aspetti più mondani: “Nessun paese come Londra mi ha mai svelato il sottosuolo di sfacelo e di degradazione della condizione umana”[3]. Con queste parole egli si riferiva alla condizione degli slums, periferie urbane in lacerante contrapposizione con la splendente prosperità che promanava dalla City, centro economico pulsante, non solo di Londra, ma del mondo intero. In questo contesto dicotomico la mobilità sociale diviene amplissima, emergere o inabissarsi arriva ad essere rapido attraverso un nuovo gioco d’azzardo in cui si vince e si perde con straordinaria facilità: lo Stock Exchange, la Borsa.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Londra e la finanza

Pagina 2: Un sistema basato sulla fiducia

Pagina 3: Un giudizio libero da stereotipi


[1] Giuseppe Berta, L’ascesa della finanza internazionale, Milano, Feltrinelli, 2013, p.13.

[2] John Maynard Keynes Le conseguenze economiche della pace, Milano, Adelphi, 2007, pp-24-25.

[3] Giuseppe De Nittis Taccuino 1870-1884, Leonardo da Vinci, Bari, 1964, p. 140, cit. in Berta, 2013.


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Nato nel 1997, si è diplomato presso il Liceo Classico "Torquato Tasso" di Roma. Attualmente studia Storia, Antropologia, Religioni presso l'università La Sapienza, curriculum medievistico-paleografico.

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