“Atatürk addio. Come Erdoğan ha cambiato la Turchia” di Marco Guidi

Erdoğan

Recensione a: Marco Guidi, Atatürk addio. Come Erdoğan ha cambiato la Turchia, Il Mulino, Bologna 2018, pp. 160, 14 euro (scheda libro).


Nel complesso scacchiere mediorientale una posizione di rilievo geopolitico è sicuramente assunta dalla Turchia, vero e proprio cardine attorno a cui ruotano i Balcani europei da un lato e il Vicino Oriente siriano-iracheno dall’altro.

Ma la posizione di Ankara non è ambigua solo da un punto di vista geografico: politicamente e culturalmente infatti l’Anatolia oscilla fra un’identità più antica e radicata, quella sunnita e mediorientale, e una più recente, risalente alla creazione dello Stato turco ad opera di Atatürk, che vede l’accento posto sull’identità autonoma del popolo turco e su un suo possibile avvicinamento all’Europa. Il conflitto fra queste due anime della Turchia non ha però forse mai raggiunto un momento di scontro e insieme amalgamazione tale come adesso, sotto l’ombra del potere di Recep Tayyip Erdoğan.

È da questo punto che prende avvio il lavoro di Marco Guidi Atatürk addio. Come Erdoğan ha cambiato la Turchia, edito nel 2018 per i tipi de Il Mulino. Guidi è anzitutto un giornalista e si coglie fin da subito in questo libro, che più che una ricostruzione storiografica si propone piuttosto come un reportage sul presente della Turchia, riletto attraverso la lente del rapporto con un passato sempre più conflittuale. Al centro sta infatti la figura di Erdoğan, il presidente “sultano”, visto qui in particolare nel suo tentativo di proporsi come una sorta di nuovo padre della patria turco, un ruolo che tuttavia deve contendere a livello ideale con il vero fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Atatürk.

Il volume è costruito su una serie di confronti, in primo luogo quello fra Atatürk, sostenitore di un laicismo militante e convinto del posizionamento occidentale di Ankara, ed Erdoğan, convinto dell’identità sunnita della Turchia e del suo ruolo internazionale nel Medio Oriente e oltre.

Questa giustapposizione riflette però anche una serie di divisioni parallele nel paese: una religiosa innanzitutto, che fra musulmani praticanti e laici militanti offre nel mezzo numerose sfumature diverse, ma anche una politica, che vede la vecchia amministrazione di funzionari e militari kemalisti contrapporsi alle nuove leve fedeli al partito del presidente, l’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi – Partito per la Giustizia e lo Sviluppo).

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’identità della Turchia?

Pagina 2: Erdoğan dalla democrazia allo Stato autoritario

Pagina 3: Erdoğan e il fascino dell’impero


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Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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