Banchieri centrali e linguaggio. “Gli oracoli della moneta” di Alberto Orioli

banchieri centrali

Recensione a: Alberto Orioli, Gli oracoli della moneta. L’arte della parola nel linguaggio dei banchieri centrali, pref. di Tullio De Mauro, Il Mulino, Bologna 2016, 248 pp., 16 euro (Scheda libro).


Tematica del libro in questione è la politica monetaria ed in particolare l’analisi del potere espresso attraverso le comunicazioni verbali dei banchieri centrali. In effetti attraverso l’utilizzo di semplici parole l’intervento di un banchiere centrale può avere effetti molto concreti sulla realtà economica e politica.

Ciò che contraddistingue questo libro è il suo approccio estremamente poliedrico. Tale approccio è evidente a partire dalla bibliografia, nella quale vengono citati insieme ad analisi e paper decisamente tecnici di centri studi o ambienti accademici (Federal Reserve of St. Louis Review, Australian National University Centre for Applied Macroeconomic Analysis), anche studi riguardanti il linguaggio (Chomsky, La Scienza del Linguaggio; Coseriu, Storia della Filosofia del Linguaggio) e finanche grandi classici della filosofia e della letteratura (Nietzche, Shakespeare). Il taglio del volume è tale da poter raggiungere qualunque lettore. La grande esperienza dell’autore, vice direttore del Sole 24 ore, offre una prospettiva privilegiata (anche grazie, per esempio, ad un lungo colloquio avuto con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco) e permette una trattazione dei fatti dettagliata e quasi tipica dell’insider. La ricchezza dei dettagli e l’esposizione molto agile, ma completa e ricca di approfondimenti, rende il libro scorrevole e leggibile su vari livelli, certamente di interesse sia per i non addetti ai lavori che per i lettori più introdotti.

Nel corso del libro sono affrontati vari concetti economici – ed in particolare finanziari – quali le politiche monetarie convenzionali e non (come per esempio il Quantitave Easing) ed i lati più oscuri della finanza (derivati OTC, shadow banking, high frequency trading). Il libro è certamente un’ottima palestra mentale per familiarizzare con le interazioni tra politiche monetarie ed economia reale: dinamiche di livello dei tassi, quantità di moneta, liquidità del sistema bancario, inflazione, crescita economica. Questi temi vengono affrontati non tanto in chiave puramente teorica, quanto piuttosto in un’ottica storica, rendendo il libro così non meramente accademico e più avvincente. Il Quantitative Easing viene spiegato nel quadro della crisi del 2008 e della bolla del mercato immobiliare, che ha quasi portato al tracollo il più grande sistema mondiale di economia di mercato; la forza dirompente delle parole dei banchieri centrali diviene evidente grazie all’esempio del celebre “Whatever it takes” pronunciato da Draghi nel corso di un discorso di fronte a una platea di investitori inglesi. Grazie all’esperienza dell’autore il libro riesce quindi ad assumere molto efficacemente anche una dimensione storica trasmettendo al lettore non solamente gli strumenti teorici con cui interpretare la realtà ma anche contestualizzandoli e spiegandoli in modo concreto. A rendere il libro ancora più interessante e scorrevole è la miniera di numerosi aneddoti riguardo le personalità dei vari governatori (per esempio il fatto che Mervyn King fosse chiamato King Mervyn oppure la frase del governatore FED Alan Greenspan, che candidamente disse “Se ho parlato chiaro, vuol dire che non mi avete capito”).

La narrazione giunge a toccare i più recenti avvenimenti economici, non senza soffermarsi sui più delicati e controversi, come ad esempio la Brexit e la recente politica di tightening del governatore Yellen. Il libro si conclude infatti riuscendo a delineare e a spiegare in ottica storica il recente scenario economico di crescita bassa e tassi di interesse negativi, apparente assurdo di un’economia sempre più dipendente dal supporto e dalla ingente liquidità immessa dalle banche centrali. L’estensione e la completezza del libro oltre che temporale e storica è anche geografica: la trattazione giunge infatti a delineare le politiche monetarie, oltre che europea, statunitense ed inglese, anche di altri paesi sviluppati ed emergenti come Giappone, Cina e Russia. Se da un lato la situazione giapponese è molto simile e forse addirittura pionieristica rispetto a quella degli altri paesi sviluppati, la Russia risulta emblematica dei problemi di economie emergenti dipendenti dalle commodities. Il recente crollo del prezzo del petrolio ha infatti causato un forte deprezzamente del rublo e un aumento a doppia cifra dell’inflazione. Per contenere lo sgretolamento della moneta e della sua base fiduciaria la governatrice della Banca Centrale Russa Elvira Nabiullina è stata costretta ad una draconiana cura di rialzi di tassi, che hanno portato a necessari ma grandi sacrifici in termini di crescita. Solamente recentemente è iniziata la parabola discendente dei tassi di riferimento. La situazione della Cina è invece quella di un paese in fase di transizione da emergente a sviluppato. La sfida della Cina consiste nel traghettare la propria economia dal settore dell’industria a quello dei servizi. Le notevoli trasformazioni economiche che questo processo implica richiedono da un lato di moderare i tassi di crescita, ma dall’altro di non deprimerli eccessivamente per evitare una fase di stagnazione e di possibile crollo dei super indebitati colossi pubblici. A questi problemi si aggiungono relativi all’apertura dei mercati dei titoli nazionali, della valuta e delle sofferenze bancarie, per ora ancora nascoste e in agguato nelle pieghe dei bilanci. La politica monetaria di questa nazione è quindi particolarmente complessa e in itinere.

Un altro tema decisamente attuale sul quale il libro si sofferma è quello del rapporto tra politica e central banking: sebbene i banchieri centrali non ottengano una legittimazione democratica, la loro attività influenza enormemente la vita economica e politica delle nazioni, come è chiaro ad esempio dalla lettera contenente indicazioni sulle riforme economiche inviata dalla BCE ai governi italiano e spagnolo. Secondo l’autore il più recente approccio alla questione della legittimazione passa attraverso la cosiddetta “accountability” e la trasparenza. Tema centrale del libro è dunque la modalità con cui viene utilizzata la parola dai banchieri centrali. Gli enormi effetti che essa può sortire sono infatti evidenti, in quanto le parole di un governatore centrale sono in grado di influenzare le aspettative degli operatori economici. Il cosiddetto “Whatever it takes” di Mario Draghi (“La BCE farà qualunque cosa sia necessaria per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza”) ha quasi istantaneamente fermato la speculazione finanziaria contro l’eurozona. Furono proprio quelle parole, pronunciate a braccio e con evidente convinzione, a riportare l’euro lontano dal tracollo, dando a quel discorso un’importanza storica. Nel passato, l’enorme potere in mano ai banchieri centrali ne aveva fatto degli idoli e li aveva trasformati in oracoli. Leggendarie sono le figure di Montagu Norman, governatore della Banca d’Inghilterra dal 1920 al 1944, e di Alan Greenspan, governatore FED dal 1987 al 2006, di cui si diceva sapesse quante viti componessero una chevrolet e cosa sarebbe successo all’economia nazionale togliendone tre. Il fatto che queste figure fossero così leggendarie non era solamente dovuto alla loro indiscutibile preparazione tecnica ma anche all’assoluta mancanza di controlli e di trasparenza della loro carica. Il potere dei banchieri centrali era infatti così assoluto e slegato da controlli “terreni” da non essere tenuto a dare alcuna spiegazione o comunicazione, che per comodità diveniva quindi lacunosa ed oracolare se non addirittura del tutto assente. Non per niente il motto di Mervyn King era “never explain, never excuse”. Sfortunatamente per quanto bravi, anche i migliori sbagliano ed infatti Mervyn King ha ostinatamente condotto una politica di parità aurea che ha portato la sterlina al tracollo, mentre Alan Greenspan ha contribuito a gonfiare la bolla immobiliare del 2008.

Il messaggio del libro è quindi chiaro: l’accountability, l’obbligo dei banchieri centrali di rendere trasparente il loro operato attraverso comunicazioni chiare ed il più possibile precise, è una grande conquista del periodo post crisi. Le politiche monetarie hanno un enorme impatto non solamente a livello finanziario ma anche redistributivo e politico: non essere in grado di comprendere e seguire almeno a grandi linee le politica monetarie delle principali banche centrali limita necessariamente l’esercizio della democrazia e la possibilità dei cittadini di formarsi un’opinione libera ed informata. Questo volume aiuta ad avvicinarsi a questa materia usando la chiave della prospettiva storica e contestualizzando la teoria nel presente.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

Comments are closed.