I beni culturali tra legislazione e contesto storico: le riforme Franceschini

Franceschini

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Tra mecenatismo e turismo: il decreto legge per l’Art Bonus e per una nuova politica sul turismo

Come aveva già chiaramente evidenziato la Commissione per il rilancio dei beni culturali ed il turismo, il MIBACT da tempo soffriva di alcune debolezze nel funzionamento amministrativo interno e, ancora di più, nella collaborazione tra turismo e politiche culturali.

Nel funzionamento interno, per esempio, si verificavano spesso alcune delle seguenti condizioni: sovrapposizioni di competenze tra direzioni regionali (Soprintendenze, Archivi, Biblioteche) e centrali; poca integrazione tra turismo e cultura; una considerevole mancanza di personale; deboli politiche di innovazione e di informatizzazione; una lenta gestione del personale con le nuove formule contrattuali; una difficoltà nel considerare alcune tipologie di bene (il bene paesaggistico che non è considerato tecnicamente come un bene culturale ma appartiene al patrimonio culturale);  e una distinzione non sempre semplice tra valorizzazione e tutela.

Naturalmente tali premesse non potevano essere immediatamente risolte con un unico provvedimento legislativo, ma a partire dal maggio 2014 un decreto legge apriva una stagione di riforme così da sostanziare le soluzioni proposte dalla Commissione Bray.

Il decreto legge del maggio 2014 si muoveva in due direzioni: da un lato, l’incentivazione del contributo privato per interventi di manutenzione, protezione e restauro; e, dall’altro, una maggiore efficienza dell’apparato amministrativo in ambito turistico. Entrambi questi due aspetti si erano fatti sempre più cogenti a partire da due precisi momenti storici: l’accesa questione del finanziamento privato per il restauro del Colosseo da parte del Gruppo Tod’s SpA (2011) e il passaggio da MIBAC a MIBACT nel 2013, con appunto l’aggiunta delle competenze in materia di turismo al Dicastero dei beni culturali.

Tra i vari punti toccati dal decreto legge del maggio 2014 – che non potranno essere discussi in toto in questa sede – vogliamo citare i più importanti. Innanzitutto viene definito il tanto celebre Art Bonus, ossia un’agevolazione fiscale per privati (impresa o persona fisica) qualora facciano una donazione per la manutenzione, protezione e restauro di bene culturale o di un istituto culturale pubblico (musei, teatri, fondazioni lirico-sinfoniche, biblioteche, siti archeologici e archivi).

Qualora si verifichi una tale condizione di ‘mecenatismo’, viene riservata un’agevolazione fiscale al donatore che varia a seconda che si tratti di un ente non commerciale (come una persona fisica, non imprenditore) o di un’impresa (detta “soggetto titolare di reddito di impresa”). Si presuppone infatti che un ente non commerciale (come una persona fisica) non possa donare quanto un’impresa, ma possa comunque trarre un beneficio fiscale da una tale donazione.

L’agevolazione fiscale viene quantificata sia sulla base di quanto è stato donato sia sulla base del reddito di cui è intestatario la persona fisica o l’impresa. L’agevolazione fiscale consiste in un credito d’imposta, ossia in una cifra economica che l’impresa o la persona fisica matura nei confronti dell’erario e che può essere detratta nelle tasse sul reddito o qualora si abbiano dei debiti fiscali arretrati[9]. In questo modo il privato non viene solo agevolato con un ritorno fiscale, ma viene anche direttamente incentivato a donare.

Dal momento infatti che a ciascun individuo è comunque richiesto di versare una tassa sul reddito dichiarato, attraverso una donazione culturale il privato vedrebbe immediatamente convertita una parte della tassazione. Si determina perciò un rapporto più forte tra privato e patrimonio culturale pubblico in modo tale che il privato possa vedersi maggiormente partecipe del progresso del bene stesso o dell’ente culturale. Naturalmente, seppur allo stato attuale non ci siano elementi indiziari, non si può escludere che un tale meccanismo possa creare talvolta dei rapporti di dipendenza degli istituti pubblici sulle donazioni private, alimentando perciò una possibile ingerenza del privato sul pubblico.

Il dibattito sul problema dell’incentivazione e della valorizzazione ‘mecenatismo privato’ si era aperto con vivacità già a partire dal caso Tod’s. In questa circostanza lo Stato aveva preso coscienza che non solo esisteva un diffuso desiderio da parte di privati (specialmente stranieri) di donare risorse ai beni culturali italiani, ma che tale fenomeno riguardava anche molti mecenati italiani. Naturalmente, ciò era dovuto non solo a un disinteressato amore per il bene culturale in sé, ma anche per un calcolato ritorno di immagine. Rimane infatti tuttora accesa la questione della legittimazione etica di una tale sponsorizzazione privata attraverso un bene culturale pubblico. Gli esempi sono molteplici, diversi tra loro e riscontrabili anche in anni precedenti al 2011, come la mostra dello stilista Valentino nel Museo dell’Ara Pacis (2007).

Purtroppo non è possibile elencare in questa sede tutti i provvedimenti del decreto legge del maggio 2014, ma segnaliamo come esso riuscì a attuare anche alcuni aspetti in materia di turismo che aveva stigmatizzato la Commissione Bray. Come infatti previsto da quest’ultima, si ebbe un rilancio dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo) o meglio la sua trasformazione in un ente pubblico economico, sottoposto alla vigilanza del MIBACT.

Con il decreto legge in questione si assegnano inoltre delle competenze in materia di turismo alle direzioni regionali e centrali del MIBACT così da creare un più saldo coordinamento tra le politiche culturali e quelle turistiche. A ciò si aggiungono una serie di provvedimenti che mirano ad agevolare fiscalmente la riqualificazione di strutture turistiche (Tax Credit sul Turismo), la mobilità turistica attraverso una pianificazione in congiunzione con il Ministero dei Trasposti e l’incentivazione del funzionamento digitale delle strutture turistiche (Tax Credit per la digitalizzazione turistica)[10].

Insomma, senza entrare nel dettaglio ma piuttosto rimandando al testo del decreto (convertito in legge nel luglio 2014)[11], possiamo concludere che la stagione del ‘riformismo Franceschini’ esprimeva, dopo lungo tempo, un’idea complessiva sulle politiche sui beni culturali.

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Laureato in Filologia Classica nel 2014 e Archeologia nel 2015 presso l'Università di Bologna, è dottorando presso l'IMT di Lucca in Gestione e Analisi dei Beni Culturali. Oltre a pubblicazioni scientifiche e alla partecipazione in conferenze internazionali, ha lavorato alla pubblicazione di schede di catalogo per mostre museali e ha collaborato con il British Museum di Londra nel Dipartimento di Disegni e Stampe.

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