I beni culturali tra legislazione e contesto storico: le riforme Franceschini

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Una nuova struttura per il MIBACT

Come anticipato, attraverso il decreto dell’agosto 2014, emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, si dava un nuovo organigramma al MIBACT alla luce delle politiche di spending review e delle conclusioni della Commissione Bray. Prima di tale decreto la struttura del Ministero (immagine 1) appariva come un enorme colosso tentacolare, le cui parti erano state talvolta aggiunte successivamente per risolvere alcune problematiche, senza però considerare le sovrapposizioni di competenze che talvolta si sarebbero create.

 

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Immagine 1: struttura MIBACT

Consideriamo per esempio le Soprintendenze che si occupano della salvaguardia del patrimonio a livello periferico, o meglio regionale. Il loro compito principale è quello di determinare se un sito, un edificio, un oggetto o un costume popolare (es. una rievocazione popolare, un cerimonia locale) siano di interesse culturale. In tal caso, provvedono a vincolare il soggetto attraverso una serie di parametri che ne consentano la tutela e la valorizzazione. Tuttavia, non sempre un bene culturale è vincolato per un solo aspetto (es. architettonico) ma può essere vincolato anche per un altro (es. paesaggistico). Per questo motivo, chi prima era in possesso di un bene culturale (mobile o immobile) e doveva avere un parere dalla Soprintendenza per operare dei lavori o dei passaggi di proprietà, doveva di conseguenza chiedere diversi pareri alle diverse Soprintendenze che vi avevano posto un vincolo. Con le riforme di Franceschini questo aspetto è stato notevolmente velocizzato attraverso le Soprintendenze Uniche[12]. Incorporando le diverse competenze delle Soprintendenze (architettoniche, archeologiche, paesaggistiche, artistiche, demo-etno-antropologiche), queste permettono di velocizzare notevolmente i verdetti su oggetti che abbiano diversi vincoli culturali.

Un ulteriore problema era costituito dalla difficile distinzione tra competenze di tutela, conservazione (da intendere prevalentemente come restauro e manutenzione) e valorizzazione. Sebbene queste tre vengano ben distinte dal Codice per i Beni Culturali del 2004 (art. 3, 6, 29), erano essenzialmente assegnate a enti che dipendevano gli uni dagli altri e che non sempre erano concordi tra di loro. Se infatti il Museo aveva essenzialmente competenza nella valorizzazione, la Soprintendenza si occupava della tutela del bene, mentre i centri del restauro provvedevano alla conservazione. Qualora però un bene fosse coinvolto in problematiche relative a più aspetti tra questi, le competenze non erano sempre facili da definire e i giudizi potevano incorrere anche in conflittualità. A questi aspetti si aggiungeva un ulteriore problema relativo alle sovrapposizioni di competenze tra uffici regionali e direzioni centrali. Era opportuna perciò una distinzione non solo a livello regionale/centrale, ma anche generale delle competenze: le Soprintendenze Uniche dovevano separarsi dai Musei e dagli istituti per il restauro (detti anche “Istituti per la Ricerca e il Restauro”: ovviamente perché restaurando si conoscono nuovi aspetti sul bene).

Numerosi altri aspetti erano poi al centro del dibattito da tempo, come il poco spazio lasciato alle politiche sull’arte contemporanea e alla poca emancipazione dei Musei dalle Soprintendenze. Prima delle riforme di Franceschini, i musei erano essenzialmente considerati come degli uffici delle Soprintendenze. In questo senso, separando i Musei dalle Soprintendenza, la riforma del MIBACT riconosce la costituzione dei Poli Museali, ossia aggregati di Musei che afferiscono a un unico ufficio regionale e poi a un altro ufficio generale. A ciò si è voluto riconoscere uno statuto speciale per alcuni grandi musei che, godendo di grande notorietà e turismo, potevano gestire autonomamente il proprio patrimonio e la fruizione pubblica. Per il sistema museale dei 20 Musei Autonomi rimandiamo a un contributo che sarà pubblicato prossimamente.

A tutte queste problematiche si applicava il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’agosto 2014 (D.P.C.M. 29 agosto 2014, n. 171) e due successivi decreti ministeriali per modificare altri aspetti[13].

 

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Immagine 2: organigramma MIBACT

 

Come si vede dal nuovo organigramma (immagine 2), non si tratta solo di una semplificazione (a cui si doveva rispondere dopo le politiche di spending review), ma anche di una più razionalizzata distribuzione degli enti, attraverso una più forte verticalità che preveniva finalmente alcuni problemi di sovrapposizione di competenze.

Guardiamo per esempio il caso delle Soprintendenze che occupano tre braccia dell’organigramma, tra Soprintendenze Speciali (che si occupano di precisi ambiti territoriali particolarmente ricchi di beni culturali, es. Pompei o Roma) e le Soprintendenze regionali. Lo stesso vale per le biblioteche e gli archivi di stato che rientravano in contesti regionali con le Soprintendenze archivistiche, ma afferivano anche alla Direzione Generale per gli archivi.

Con il nuovo organigramma, si hanno solo le Direzioni Generali divise per ambiti culturali (cinema, spettacolo, archivi, biblioteche etc.) o per funzione amministrativa (bilancio, organizzazione, turismo, musei ed educazione-ricerca). Ogni sezione rimane perciò autonoma per competenze ed è strutturata solo per livello regionale e generale.

In conclusione, dopo aver accennato alle diverse soluzioni che il decreto dell’agosto 2014 offriva ad alcune problematiche, abbiamo visto come il nuovo sistema del MIBACT goda ora di una maggiore verticalità e di una razionalizzazione, semplificando l’iter burocratico e amministrativo interno.

Come in tutte le riforme il tempo rimane il metro di giudizio più oggettivo per valutare i risultati ottenuti. Prima però di discutere nel merito la validità di un sistema rispetto a un altro, nel presente contributo si è cercato soprattutto di fornire al lettore gli elementi necessari per comprendere e discutere come alcune politiche nei beni culturali si siano evolute, quali siano state le circostanze storiche che le hanno determinate, e come si sia costituita la nuova struttura interna del MIBACT.

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[1] L. 15 luglio 2011, n. 111, art. 10; L. 14 settembre 2011, n. 148, art. 1.

[2] L. 7 agosto 2012 n. 135, art. 7.

[3] Cf. Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, 3 maggio 2012.

[4] DPCM 28 febbraio 2014.

[5] Per un approfondimento sulla politica di Cottarelli e le applicazioni della spending review tra 2011-2014: Carlo Cottarelli, La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare, Milano 2015.

[6] L. 24 giugno 2013 n. 71.

[7] Per il testo della relazione finale: http://www.aedon.mulino.it/primopiano/relazione_finale_commissione_beni_culturali_2013.pdf

[8] L. 7 ottobre 2013, n.112.

[9] Per una disamina più approfondita attraverso due casi specifici, si veda il contributo di Annamaria Buzzi a libero accesso: http://www.polomusealeemiliaromagna.beniculturali.it/images/Documenti/Pubblicazioni/Arte-e-nuovo-mecenatismo.pdf.

[10] A tali provvedimenti, il decreto legge riguardava inoltre: alcuni grandi progetti culturali (quello di Pompei, della Reggia di Caserta e dei 500 giovani per la cultura); la libera riproduzione fotografica all’interno di Musei e Archivi; l’utilizzo in ambito culturale del 3% delle risorse riservate alle infrastrutture; e, infine, ulteriori agevolazioni fiscali applicate al cinema e alle fondazioni lirico-sinfoniche.

[11] DL 31 maggio 2014, n. 83: L

[12] DM 44 23/01/2016.

[13] DM 43 del 23/01/2016 e DM 44 del 23/01/2016.


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Laureato in Filologia Classica nel 2014 e Archeologia nel 2015 presso l'Università di Bologna, è dottorando presso l'IMT di Lucca in Gestione e Analisi dei Beni Culturali. Oltre a pubblicazioni scientifiche e alla partecipazione in conferenze internazionali, ha lavorato alla pubblicazione di schede di catalogo per mostre museali e ha collaborato con il British Museum di Londra nel Dipartimento di Disegni e Stampe.

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