“Big data. Come stanno cambiando il nostro mondo” di Marco Delmastro e Antonio Nicita
- 23 Giugno 2019

“Big data. Come stanno cambiando il nostro mondo” di Marco Delmastro e Antonio Nicita

Scritto da Federico Gonzato

6 minuti di lettura

Recensione a: Marco Delmastro e Antonio Nicita, Big data. Come stanno cambiando il nostro mondo, Il Mulino, Bologna 2019, pp. 168, euro 11 (scheda libro).


«Il mondo sta diventando un computer. L’informatica è sempre più connessa a tutto quello che facciamo, a ogni aspetto della nostra vita quotidiana». A leggerlo, questo virgolettato pare la citazione di un romanzo fantascientifico di quelli, per intenderci, alla Aldous Huxley o alla Ray Bradbury. Invece, questa frase, all’apparenza distopica ma in realtà quanto mai attuale, è tratta dall’intervento di Satya Nadella, CEO di Microsoft, tenutosi all’Università Bocconi lo scorso 30 maggio. In viaggio in Italia in occasione del Microsoft Innovation Summit, Nadella ha stretto accordi con una serie di grandi attori italiani del settore delle comunicazioni: Microsoft fornirà loro le più avanzate tecnologie di data analytics, machine learning e intelligenza artificiale.

Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento a questi termini, magari così complessi e all’apparenza lontani dalle nostre vite? Cosa intendiamo quando parliamo di rivoluzione o capitalismo digitale? Quali sono le sfide, e i rischi, che pone di fronte a noi l’innovazione tecnologica? Queste le domande che si pongono due economisti, Marco Delmastro e Antonio Nicita.[1] Dalla loro riflessione è nato un libro: Big data. Come stanno cambiando il nostro mondo (Il Mulino, 2019).

Cosa accomuna scandali come quello di Cambridge Analytica alle nuove forme computerizzate di domotica? Per Delmastro e Nicita la risposta è semplice: il ruolo centrale dei dati. Pur nella loro apparente lontananza, tanto lo scandalo che coinvolse Facebook per aver ceduto informazioni private di 50 milioni di utenti alla società di data mining data analytics britannica, quanto i più innovativi sistemi di controllo informatizzati delle nostre case hanno alla base un comune processo economico in rapida ascesa. Vale a dire l’estrazione, la catalogazione, la lavorazione e la cessione di dati e nello specifico dei discussi big data. Un termine anglosassone usato ormai di frequente, spesso in maniera imprecisa, di cui Delmastro e Nicita riportano la definizione di base formulata dall’Unione Europea: «grandi quantità di tipi diversi di dati prodotti da varie fonti, fra cui persone, macchine e sensori». Ma i due autori non si fermano a questa sintesi. I big data non sono infatti informazioni qualunque, sono “big” cioè letteralmente di grande portata e lo sono in virtù di una regola, quella delle “tre v”, le iniziali delle tre caratteristiche che li descrivono: (grande) velocità, (grande) varietà e (grande) volume.

Dietro a questa mole di dati, i due autori rilevano l’esistenza e la portata di un importante mercato, una nuova economia, definibile come “capitalismo digitale”. Nello spiegare questo termine, gli autori fanno riferimento a un altro testo, dal titolo Capitalismo immateriale (Bollati Boringhieri, 2019), scritto dall’imprenditore Stefano Quintarelli. Per quest’ultimo, come anche per Delmastro e Nicita, gli sviluppi più recenti del capitalismo – che si esprimono nell’estrazione, lo scambio e l’acquisto di dati – vanno in scena soprattutto in un ambiente digitale. «Le piattaforme digitali spesso sono denominate over the top per il fatto che sviluppano servizi che si trovano gerarchicamente al di sopra delle infrastrutture fisiche di telecomunicazione fisse e mobili grazie alle quali accediamo alla rete». Le grandi piattaforme del Web si pongono così al di sopra delle classiche strutture del capitalismo industriale: i giganti dell’e-commerce (come Amazon), Facebook, Google, Microsoft, sono questi i protagonisti del nuovo capitalismo dei dati, ultima declinazione del capitalismo post-industriale.

La mancanza di infrastrutture tradizionali non comporta mancanza di investimenti. Infatti, come sottolineano Delmastro e Nicita, «Nell’ultimo anno, gli investimenti delle cinque principali piattaforme online […] hanno superato i 50 miliardi». Investimenti ingenti, che vengono sfruttati per la realizzazione in particolare di nuovi data center, i centri per l’elaborazione e la conservazione di una mole di dati in continua crescita.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Sempre (più) connessi

Pagina 2: Come funziona il mercato dei big data: un nuovo laissez-faire?

Pagina 3: Politica ed etica al tempo dei big data


[1] Marco Delmastro è direttore del Servizio economico-statistico dell’Agcom. Tra le sue principali pubblicazioni troviamo The Economics of Organizational Design (Palgrave Macmillan, 2008). Antonio Nicita è stato Commissario Agcom dal 2014 al 2019. Attualmente insegna Politica economica a La Sapienza – Università di Roma e alla Lumsa. Tra le sue ultime pubblicazioni troviamo Liberalizations in Network Industries (Springer, 2016).


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Federico Gonzato

Laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, sta concludendo la laurea magistrale in Mass Media e Politica all'Università di Bologna - Campus di Forlì. Interessato alla Sociologia dei processi culturali e comunicativi, sta scrivendo una tesi sulla teoria del potere di Michel Foucault in relazione ai nuovi sviluppi della società nell'epoca dei Big Data.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]