“Big data. Come stanno cambiando il nostro mondo” di Marco Delmastro e Antonio Nicita
- 23 Giugno 2019

“Big data. Come stanno cambiando il nostro mondo” di Marco Delmastro e Antonio Nicita

Scritto da Federico Gonzato

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Il mercato dei big data: un nuovo laissez-faire?

Nel saggio, Delmastro e Nicita hanno cercato di scandagliare, di approfondire ciò che sta dietro questa grande mole di dati. Ovvero, uno scambio intensissimo, descritto come “estremamente multiforme” e “multi-versante”, un sistema quindi fluido, nel quale vengono posti l’uno di fronte all’altro gli utenti e gli utilizzatori finali dei dati. In mezzo, a fare da intermediari tra questi due poli, troviamo i cosiddetti data brokers. Questi ultimi sono soggetti che si occupano sostanzialmente di trasmettere le grandi moli di dati. Come si legge, «i data brokers sono rivenditori di dati digitali recuperati online da fonti generalmente pubbliche che vengono aggregati, elaborati e analizzati per essere venduti sul mercato, a fini di promuovere campagne pubblicitarie personalizzate e la commercializzazione di prodotti e servizi». Tra esse troviamo Acxiom, CoreLogic, Id Analytics e molte altre. Tali società hanno stipulato accordi con Facebook e Google, e le altre grandi piattaforme in cui il mercato dei dati si sviluppa. I brokers forniscono quindi i dati, in particolare quelli riferiti a gusti e preferenze dei singoli, alle piattaforme. In tal modo, viene portata avanti una “segmentazione dei target”, ovvero l’incasellamento e la profilazione degli utenti.

I due autori si pongono una domanda: il nuovo mercato dei big data, in cui dominano le piattaforme che estraggono e acquisiscono dati dagli utenti, può inserirsi nelle tradizionali regole della concorrenza? Nel rispondere a questo interrogativo, il primo problema che rilevano riguarda lo scambio alla base. «C’è una certa differenza – scrivono gli autori – tra la consapevolezza ad esprimere un consenso “formale” a utilizzare il proprio dato e quella di partecipare a una vera e propria transazione economica sul proprio dato». E qui sta l’ambiguità che distorce alla base il mercato dei dati: «Se infatti interpretiamo il dato personale come “non alienabile”, la delega che conferiamo alla piattaforma, attraverso il nostro consenso, “dovrà” essere esclusiva». Tutto questo appare ancora più ambiguo e preoccupante se si tiene conto che la maggior parte degli utenti del Web non legge attentamente le informative (54%) o non le legge del tutto (33%).

Ci sarebbe poi – continuano gli autori – un altro aspetto controverso del nuovo mercato dei big data. Il capitalismo digitale azzera il tempo di ricerca e con esso i costi legati al processo di selezione dei servizi. Il Web si propone come una grande vetrina virtuale con siti e piattaforme che consentono di trovare le “migliori offerte” per un vastissimo numero di prodotti e servizi. Dicono Delmastro e Nicita: «Tutto quel tempo, e quelle lunghe file, per ottenere, da altri informazioni per noi rilevanti, è oggi “risparmiato” o forse, direbbe Proust “ritrovato”». Tale azzeramento del tempo per i consumatori si presenta come un comfort notevole, tuttavia il tempo risparmiato viene reindirizzato e valorizzato nel vero senso della parola e l’attenzione degli utenti è ora convogliata su una molteplicità di advertisement e banner pubblicitari. Tale aspetto, unito alla scarsa propensione degli utenti per il multihoming[2] rischia di determinare condizioni di posizione dominante, per cui una piattaforma esercita uno strapotere sulle altre, limitando indirettamente la concorrenza e l’apertura del mercato stesso. Ed è utile quindi citare il paradosso proposto da Delmastro e Nicita, «nel platform capitalism aumenterebbe la libertà di scelta (e il matching indotto dalla profilazione) in un contesto che, tuttavia, “forzerebbe” quella scelta dentro la singola piattaforma, la quale intanto espande continuamente la tipologia di servizi offerti».

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[2] Multihoming è il termine inglese per definire l’utilizzo contemporaneo di più piattaforme.


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Scritto da
Federico Gonzato

Laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, sta concludendo la laurea magistrale in Mass Media e Politica all'Università di Bologna - Campus di Forlì. Interessato alla Sociologia dei processi culturali e comunicativi, sta scrivendo una tesi sulla teoria del potere di Michel Foucault in relazione ai nuovi sviluppi della società nell'epoca dei Big Data.

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