Big data: luci e ombre di una nuova frontiera

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Pandora ha affrontato in passato il tema delle profonde trasformazioni economiche legate alla rivoluzione digitale con un articolo e una conferenza dedicate ad Industria 4.0. Qui affrontiamo una questione che è profondamente intrecciata a quel tema: i Big Data.


La rivoluzione dei social media crea molteplici opportunità e pone al contempo numerosi interrogativi. Le aziende si chiedono come immagazzinare i miliardi di dati prodotti ogni giorno e come sfruttare queste informazioni per captare i trend del mercato, promuovendo la crescita del proprio business. Dal canto loro, i governi si interrogano su come utilizzarle a livello di sicurezza nazionale, per prevenire il terrorismo o per migliorare settori cruciali, come i trasporti. In finanza, gli algoritmi su piattaforme elettroniche effettuano operazioni di trading ad alta frequenza, cercando di prevedere alcuni trend del momento. In futuro, le banche centrali potrebbero occuparsi di big data per prevenire l’instabilità finanziaria, mentre le banche commerciali li potrebbero utilizzare per capire a quali clienti concedere il mutuo senza troppi rischi.

Gestire i dati è sempre più facile grazie alla rivoluzione digitale, ma gestire i Big Data non sembra essere altrettanto semplice. Infatti, “Big Data” descrive in genere un volume di dati talmente esteso da richiedere a esperti di statistica e informatica la selezione e la riduzione dei dati per la loro analisi.

Per dare un’idea della grandezza dei dati in questione, basti pensare che, in media, ogni secondo ci sono cinquantasettemila ricerche su Google, ogni minuto trecentocinquantamila nuovi Tweet, mentre su Facebook otto miliardi di video sono visualizzati ogni giorno.

Volumi significativi, che richiedono alle aziende high-tech dei server sempre più potenti per immagazzinare i dati; eppure la gestione di Big Data è possibile, con le dovute limitazioni, delineando anche una nuova figura professionale: quella del “data scientist. Un mestiere che viene considerato uno dei più interessanti del nostro secolo, con retribuzioni che spesso superano i centomila euro annui. Il salario elevato è legato alle sofisticate capacità richieste. Non si tratta solo di conoscere la statistica e la programmazione o il settore su cui si sta svolgendo il progetto: si tratta di creare un team che sia in grado di discutere potenziali criticità e limitazioni del software, del campione di dati o della metodologia su cui si sta lavorando.

Se Twitter produce seimila Tweet al secondo, la politica e gli agenti economico-finanziari valutano i loro andamenti sul web: si stima, infatti, che le compagnie abbiano già ottenuto ricavi impressionanti dalla pubblicità su internet e in media abbiano più che duplicato il loro investimento nel marketing online. Per questo, l’utilizzo di Big Data verrà verosimilmente esteso a nuovi settori, diventando una risorsa chiave della competizione, sostenendo una crescita della produttività con benefici anche dal punto di vista dei consumatori. Un rapporto del McKinsey Global Institute ha sottolineato che l’utilizzo dei Big Data potrebbe aumentare nei settori della sanità e nelle vendite retail negli Stati Uniti, nel settore manifatturiero a livello globale e nel settore pubblico a livello europeo. Sembra che le amministrazioni europee potrebbero risparmiare diversi miliardi di euro attraverso un miglioramento dell’efficienza operativa, senza considerare le possibili applicazioni dei big data nel ridurre frodi e nel combattere l’evasione fiscale.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Introduzione

Pagina 2: Le applicazioni 

Pagina 3: Conclusioni


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Studentessa del corso magistrale di Economia e Finanza presso l’Università Luiss “Guido Carli” di Roma. Fa parte del coordinamento nazionale di “Rethinking Economics Italia” dal 2015, mentre prosegue gli studi in “Financial Economics”.

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