“Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste” di Cristina Battocletti

Bobi Bazlen

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Biografia di un irregolare

Per Bazlen nulla era più importante della lettura. La sua vita è stata un susseguirsi di libri divorati, di discussioni nei caffè triestini con i grandi intellettuali del tempo, di amori precari e di viaggi senza meta. Forse cercava qualcosa, deluso da un Occidente che, a suo parere, era roba da ragionieri. Di certo, come ci racconta la Battocletti, non era disposto a sopportare lo stillicidio della vita, i suoi ingranaggi così ben congegnati da incatenare l’uomo in una burocrazia pervasiva e mortificante: «Non un matrimonio, non un figlio, non un contratto di lavoro stabile, non una casa di proprietà» (p.15). Roberto Bazlen, nato a Trieste il 9 giugno del 1902 dal commerciante tedesco Eugen e dall’ebrea Clotilde Levi Minzi, fin dalla giovinezza si è dimostrato un fine intellettuale.

Frequentava, nonostante fossero dieci, quindici, alle volte anche venti anni più grandi di lui, personaggi come Umberto Saba, conosciuto grazie ad una disputa sul futurismo, Guido Voghera, Giani Stuparich e il poeta dialettale Virgilio Giotti, nella cui edicola si rintanava per leggere in tranquillità. Gli incontri avvenivano al caffè Garibaldi o al San Marco, luoghi culturalmente fertili e vivaci, dove si discorreva su tutto, dalla politica alla psicoanalisi. In quel periodo aleggiava su Trieste lo spettro della finis Austriae, vi era un sentimento di sfiducia, lo Zeitgeist minacciava di travolgere il secolare Impero asburgico. L’epidemia dei suicidi, da Carlo Michelstaedter ad Arturo Fittke, così bene riportata dalla Battocletti, alimentava l’inquietudine di quegli anni, quando non ne era invece diretta conseguenza. «Bobi crebbe quindi in un contesto in cui Slataper avvertiva un latente dolore fisico, in cui si sentiva odore di bruciato e di tragedia» (p.42).

La Battocletti si addentra nel labirinto delle relazioni di Bazlen, parlandoci di Duska Slavik, la sua prima fidanzata a cui scrisse la tesi di laurea, di Gerti, musa delle poesie di Montale, e di Linuccia Saba, figlia del grande poeta, con cui scappò a Milano e per la quale, si narra, sperperò gran parte dei suoi averi. Infine anche Silvana e Ljuba, sua ultima compagna, fanno parte della costellazione di figure femminili entrate e uscite dalla vita di Bazlen, nomade anche in amore, così libero da procurarsi la fama di nemico delle mogli per i suoi continui intrighi. Non mancano, tra i tanti nodi insoluti che l’editore triestino portò con sé nella tomba, sospetti sulla sua impotenza, o omosessualità, come fanno pensare alcuni disegni ritrovati nel suo diario psicoanalitico. Bobi, grazie agli stimoli offerti dalla città di Trieste, si interessò molto di psicoanalisi e, dopo aver letto e amato Freud, Weiss e Bernhard, si sottopose per gran parte della sua vita a questa pratica (da qui il diario psicoanalitico). Era inoltre affascinato dall’Oriente, aveva un’ossessione per le coincidenze ed era appassionato di oroscopi e astrologia.

La vita di Bobi comincia a Trieste, luogo che abbandonerà a trentadue anni sotto consiglio del suo psicoanalista Weiss (per fuggire dall’abbraccio oppressivo di sua madre, dal suo, per usare le parole dell’amico Montale, «terrificante amore»), ma prosegue a Genova, Milano e Roma; mai ricco, poiché il suo obiettivo «non era arricchirsi, quanto continuare con la sua vita di lettore e nomade» (p.326). Era un cacciatore di libri, «una finestra spalancata su un mondo nuovo» come disse Montale. Era proprio dal poeta ligure che doveva, il 28 luglio 1965, andare a pranzo. Purtroppo le spettrali vicende della vita glielo impedirono: quel giorno, in una camera dell’albergo Torino di Milano, trovarono Bobi morto, probabilmente a causa di un versamento pleurico. Tre anni prima, nel 1962, aveva contribuito a fondare la casa editrice Adelphi.

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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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