“Le campagne elettorali in Italia” di Edoardo Novelli
- 20 Aprile 2018

“Le campagne elettorali in Italia” di Edoardo Novelli

Scritto da Giulio Andrea Del Boccio

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La Seconda Repubblica e l’età della rete

Le logiche summenzionate raggiungono gli estremi durante il periodo della Seconda Repubblica. Sotto la pressione delle inchieste svolte dalla Procura di Milano e del crollo delle grandi ideologie si assiste a un vero e proprio stravolgimento del sistema politico italiano con la scomparsa dei partiti storici e la nascita di nuovi movimenti politici ruotanti attorno a figure carismatiche della società civile.

Le importanti riforme legislative in materia elettorale (il passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario) permettono di portare a compimento il processo di trasformazione della scena politica del Paese, con il contributo fondamentale altresì degli interventi normativi in materia di telecomunicazioni finalizzati a regolamentare e limitare l’utilizzo degli spot politici, la presenza degli esponenti politici nelle trasmissioni non espressamente elettorali e a introdurre tetti di trasparenza nei finanziamenti e nelle voci di spesa, ma che non alterano la scena mediale italiana spaccata tra la contrapposizione/competizione tra reti pubbliche e private.[2]

Per quanto riguarda il ruolo della comunicazione attraverso i media nella propaganda politica, si procede lungo la strada sviluppata nella fase antecedente, con un notevole accrescimento della componente comunicativa. La professionalizzazione delle campagne comporta l’introduzione nella scena elettorale di figure specifiche provenienti dal mondo dei sondaggi, del marketing e della consulenza aziendale, sul modello delle campagne elettorali americane. «All’intento educativo nei confronti degli elettori/cittadini che sottostava alla propaganda dei vecchi partiti di massa subentra ora l’idea, direttamente tratta dal marketing commerciale, di invertire il rapporto e adeguare il prodotto politico – il partito e il candidato – agli elettori» (p.122). Questo ruolo fondamentale giocato dalla televisione, soprattutto privata, è ben testimoniato dalle elezioni del 1994 che hanno sancito l’apoteosi del partito-azienda di Silvio Berlusconi e segnato la totale riscrittura degli stili delle campagne elettorali, caratterizzate ora dall’intreccio tra politica, televisione e talk show-spettacolo.

Il culmine di questo processo è raggiunto con l’introduzione della rete come strumento di campagna elettorale, che segna il passaggio alla cosiddetta pop politics[3], ovvero alla trattazione della politica con le forme e i toni della cultura popolare.

Nell’età della rete la pianificazione dell’attività elettorale si trasferisce necessariamente sul web, dove i partiti organizzano il dibattito pubblico utilizzando “volontari digitali” che agiscono sui social network diffondendo contenuti e promuovendo temi, commentando i principali avvenimenti e svolgendo azioni di pressione e di lobbying nei confronti di istituzioni e rappresentanti politici.

In un contesto siffatto la strategia politica dell’uso propagandistico della rete si somma all’accentuarsi del personalismo, alternando così tradizione ed innovazione, ben evidenziate nella campagna del 2013, segnata dallo Tsunami Tour di Beppe Grillo, il quale ha trasformato il tradizionale comizio in happening-show fondendo il linguaggio politico-istituzionale con quello della rete, riscrivendo le pratiche della politica e accentuando il rapporto diretto con l’elettorato.

La nuova forma delle campagne elettorali contemporanee appare dunque sempre più liquida; i registri informativi si fondono con i toni dell’intrattenimento propri della rete; le nuove gerarchie mettono a confronto istituzioni e comuni cittadini, mass media tradizionali e opinion leaders, aprendo così spazi politici, istituzionali e anche comunicativi prima non accessibili dall’esterno.

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[1] Altheide, Snow 1979; Statera 1986.

[2] Il primo intervento in materia, relativo all’accesso alla stampa e alla televisione nelle elezioni amministrative, è rappresentato dalla l. n. 81/1993, seguito ed ampliato dalla l. n. 515/1993, relativamente alle elezioni politiche ed europee. Si succedono poi diversi ulteriori interventi mediante decreto, la nota sentenza della Corte costituzionale n. 161/1995 e la l. n. 28/2000 nota come par condicio. Per quanto concerne gli interventi diretti sul sistema televisivo si segnalano la l. n. 223/1990 e la n. 249/1997, c.d. legge Maccanico.

[3] Van Zoonen 2005; Mazzoleni, Sfardini 2009.


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Scritto da
Giulio Andrea Del Boccio

Classe 1993. Laureato in giurisprudenza all'Università di Roma Tor Vergata e praticante avvocato nella stessa città, dove si occupa di diritto penale di impresa e tributario. Interessato di politica, economia ed istituzioni italiane ed europee.

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