La democrazia recitativa: “Il capo e la folla” di Emilio Gentile

Gentile

Recensione a: Emilio Gentile, , Laterza, Roma-Bari 2016, pp. 216, 19 euro (scheda libro).


Il malessere della democrazia 

La caduta dei regimi socialisti, traccia indelebile sulla fine del Novecento, ha portato all’affermazione del modello democratico occidentale, uscito vincitore dalla Guerra Fredda, come modello egemone su scala mondiale. La democrazia, rimasta senza avversari e senza nessun modello in grado di contrastarne l’autorevolezza, si è sviluppata lungo una direttrice sfociata, nei giorni nostri, in quella che, a tutti gli effetti, viene valutata come una crisi della democrazia. Responsi elettorali, sondaggi, inchieste ed opinioni diffuse testimoniano un progressivo allontanamento dalle istituzioni democratiche ed una progressiva svalutazione di tali sistemi[1].

Non è corretto cercare una sola causa del malessere di un sistema soggettivo e multiforme come quello democratico ma, tra le diverse origini, una va sicuramente individuata nella personalizzazione del potere politico. È la figura dell’essere umano forte, deciso, con un linguaggio accessibile che lo pone a diretto contatto con la massa ad alimentare sentimenti populistici che minacciano le strutture democratiche occidentali, spesso percepite come ovvie e scontate. Il pericolo della corruzione della democrazia in democrazia recitativa è reale, tangibile, supportato dai dati e determinato da una sfiducia verso le istituzioni e da un’alienazione dalle stesse cariche elettive.

La presa di coscienza di questo genere di crisi, unita allo stupore per l’apparente rapido declino della democrazia, è alla base del volume di Gentile. Il testo, partendo dall’individuazione del problema, sviluppa un’analisi dei rapporti tra il capo e la folla all’interno dei regimi democratici. L’obbiettivo, non troppo celato, è quello di favorire una migliore comprensione dei fatti contemporanei attraverso una lettura storica di essi, andando a ricercare le radici di questi fenomeni e della democrazia stessa. Partendo dall’antica Grecia di Socrate, Platone, Aristotele ma soprattutto di Pericle, raccontato attraverso le parole di Tucidide, Gentile inizia un percorso di indagine delle esperienze di personalizzazione del potere nelle democrazie antiche e moderne che si conclude con il confronto tra due personalità, diverse ma affini, come Kennedy e De Gaulle. Questo viaggio registra le maggiori esperienze democratiche, o presunte tali, del mondo occidentale, focalizzandosi non solo sui meri fatti storici ma anche sulle dottrine, le percezioni e le reazioni che questi due attori: il capo e la folla, suscitavano nel passato; e lo fa in un’ora in cui essi sembrano tornati a richiamare, a gran voce, la centralità della scena politica.

Per quanto segua l’ordine cronologico degli eventi, la natura endemica dell’argomento trattato nell’opera in questione impone l’attenzione a tematiche fuori dall’ambito strettamente storico, poiché ha ricadute dirette in primo luogo su due discipline come filosofia e politica. Per comprendere nella totalità la relazione tra capi e folle, è necessario da un lato analizzarne politicamente l’operato volto ad ottenere il consenso e la legittimazione e, dall’altro, le percezioni che questi attori stimolavano all’interno degli ambienti intellettuali e dell’élite dominante. In secondo luogo ha una valenza antropologica poiché testimonia il processo di identificazione, o, più frequentemente, di dissociazione e marginalizzazione delle masse. Il valore della massa come ente a se stante, percepito come un’entità fuori dalla logica umana e razionale e non come la semplice somma degli uomini che la compongono. Al contrario, la folla era percepita come forgiatrice di azioni, ideologie ed estremismi propri e possibili solo ad essa.

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Indice dell’articolo

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Nato a Sanremo nel 1993. Studia scienze storiche presso l'Università di Bologna, dove si è laureato nel 2015 in storia con una tesi sui rapporti tra Italia e Kosovo negli anni '90. Ha preso parte al progetto Erasmus presso l'Università di Gand nell'anno accademico 2016/2017, precedentemente ha collaborato con East Journal ed è un grande appassionato di viaggi.

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