Carlo Levi e la narrazione dell’Altro

Carlo Levi

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Carlo Levi al confino nella terra senza Cristo

Carlo Levi arrivò a Grassano il 3 agosto del 1935, «una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto»[3], dove restò però per un solo mese. Il prefetto di Matera infatti, per timore dell’arrivo di bagagli e persone che potessero sfuggire alla censura, propose il trasferimento di Levi da Grassano ad Aliano, minuscolo villaggio al confine tra le due province lucane, in cui Levi resterà fino al maggio del 1936.

L’esperienza del confino lucano fu raccontata da Levi nel suo capolavoro Cristo si è fermato a Eboli, pubblicato nel settembre 1945 dall’editore Einaudi. Il libro nacque a Firenze da una sorta di sfida letteraria tra Levi stesso e lo scrittore bolognese Manlio Cancogni. Quest’ultimo, ex ufficiale che aveva combattuto in Albania, rinunciò subito dopo aver letto l’incipit scritto da Levi, che in otto mesi di intenso lavorio, in una Firenze schiacciata dal giogo nazifascista, scrisse pagine memorabili su quel Meridione dimenticato persino dalla parola di Cristo.

Il Cristo di Levi rappresenta l’inizio della Storia, che nel contesto raccontato significa allo stesso modo la fine di essa. La Lucania è un mondo dove la Storia è sospesa in una bolla, terminata senza nemmeno iniziare, anzi limitandosi a toccarla come la ferrovia, simbolo del progresso e perciò della Storia in movimento, che arriva solo nell’estrema propaggine campana. L’uomo senza Storia di Levi è la rappresentazione tragica di una creatura senza scopo, irrisa dal destino persino dallo stesso dialetto, quello lucano, che definisce “cristiano” proprio colui che Cristo non l’ha mai davvero conosciuto.

La terra brulla della Lucania è dipinta da Levi (in senso letterario e artistico)[4] sì come la landa degli uomini rassegnati e senza speranza, ma anche come una realtà magica e stregonesca, in cui la superstizione diventa la sostanza della ritualità vuota e insensata del Cristianesimo. I due pilastri della Storia, il Cristo e lo Stato, la religione e la politica, nel racconto assurgono a espressioni di quel Male inestirpabile che flagella da sempre la vita contadina, scandita dai rintocchi del campanile e dalle adunate di piazza convocate dal podestà. Nel Cristo si è fermato a Eboli l’Indifferenza regna incontrastata, sia da parte degli oppressi sia da parte degli oppressori, entrambi attori di un teatro sospeso al di sopra della “fiumana del progresso”.

Carlo Levi

Il confino di Levi ebbe termine il 20 maggio del 1936, quando il ministero degli interni dispose la liberazione dei confinati politici in occasione della proclamazione dell’Impero[5]. Tornato a Torino il 26 di quello stesso mese riprese contestualmente l’attività politica e artistica, esponendo in quell’anno a Genova e a Milano alcuni suoi dipinti realizzati durante il confino. L’anno seguente fu segnato dalla nascita della figlia Anna, avuta dalla relazione con Paola Levi, e dalla morte di Carlo e Nello Rosselli, assassinati in Francia il 9 giugno da alcuni fascisti francesi, probabilmente su ordine del regime fascista italiano.

La promulgazione delle leggi razziali in Italia nel 1938 costrinse Levi a rifugiarsi in Francia a La Baule, presso St. Nazaire in Bretagna. In questo periodo rifiutò di trasferirsi negli Stati Uniti, come avrebbe voluto la moglie Paola (trasferitasi nell’estate del 1940 a San Domenico di Fiesole), approfittando del visto internazionale concesso dal presidente Roosevelt agli intellettuali europei perseguitati. Nella primavera 1941 fece ritornò in Italia, stabilendosi a Firenze, e l’anno seguente aderì al Partito d’Azione, divenendone uno dei principali animatori.

Nell’aprile del 1943 Levi venne arrestato e internato prima al carcere torinese de Le Nuove e poi alle Murate di Firenze, dove rimarrà fino al 26 luglio di quell’anno. Dopo la liberazione di Firenze, avvenuta l’11 agosto del 1944, partecipò come rappresentante del Partito d’Azione al Comitato di Liberazione Toscano, assumendo nel settembre di quell’anno la conduzione del quotidiano del CLN La Nazione del Popolo in quota Pd’A. Nel Giugno del 1945 si trasferì a Roma, dove assunse la direzione de L’Italia Libera, organo nazionale azionista, partecipando a diverse iniziative e inchieste politico-sociali sull’arretratezza del Mezzogiorno.

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[3] Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Einaudi, Torino 2014, p. 5

[4] L’attività pittorica di Levi proseguì durante il confino, registrando anzi un aumento nella produzione di opere, specialmente durante il periodo in cui gli fu proibito l’esercizio della professione medica ad Aliano.

[5] La guerra italo-etiopica (ottobre 1935-maggio 1936) si concluse con l’annessione italiana dell’Etiopia, la creazione dell’Africa Orientale Italia e la proclamazione dell’Impero Italiano (5 maggio).


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Nato nel 1996. Laureando in Storia all’Università di Bologna. Si occupa prevalentemente di storia del Novecento, con una particolare attenzione per la seconda metà del secolo e per la teoria e prassi dei principali partiti europei.

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