Carlo Levi e la narrazione dell’Altro

Carlo Levi

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Dopo la guerra

Nel 1945 Einaudi pubblicò la prima edizione di Cristo si è fermato a Eboli, che ottenne immediatamente un notevole successo in tutto il mondo. Gli anni del successo letterario furono anche quella di una compiuta maturazione dello stile pittorico: allo stile espressionista sviluppato nel corso degli anni Venti e Trenta Levi sostituì una pittura ispirata ai canoni del neorealismo, declinata sapientemente in moltissimi dipinti di tema meridionalista.

L’impegno politico di Levi proseguì con la candidatura per l’Assemblea Costituente nel maggio 1946 nella lista di Concentrazione Democratica Repubblicana per il collegio Bari-Foggia e in quello Potenza-Matera, dove raccolse solo 252 voti di preferenza. La successiva eclissi del Partito d’Azione e i torbidi rivolgimenti politici degli anni della Ricostruzione provocheranno una profonda lacerazione politica in Levi, espressa magistralmente in suo romanzo del 1950, L’Orologio, dove l’ironico sdegno verso la classe politica italiana viene esemplificato nella figura di Ferruccio Parri[6], tristemente definito un «crisantemo su un letamaio».

Nel corso degli anni Cinquanta Levi intraprese una serie di viaggi in Italia e all’estero, trasposti poi in varie opere letterarie. Tra il 1951 e il 1952 si recò in Calabria, viaggiando da Melissa alla Sila in compagnia dello scrittore Rocco Scotellaro, conosciuto nel corso della fallimentare campagna elettorale per la Costituente nel 1946. Nello stesso periodo visitò due volte la Sicilia, recandovisi nuovamente nel marzo del 1955: risultato di questi viaggi nell’isola fu Le parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia, diario dei tre viaggi tra 1952 e 1955, in cui era ritratta la miseria di un mondo altrettanto dimenticato come la Lucania, quello dei contadini siciliani, completamente sottomesso ai privilegi dei potenti.

Carlo Levi

Sempre nel 1955 fu la volta dell’URSS, toccata da Levi tra il 17 ottobre e il 19 novembre, la cui esperienza fu trasposta ne Il futuro ha un cuore antico. Viaggio in Unione Sovietica, ritratto di un Paese, la Russia, custode di sentimenti e costumi antichi, risalenti a quando l’Europa era unita e credeva in alcune poche verità ideali, fiduciosa nell’avvenire e della propria esistenza. L’ultimo resoconto di viaggio pubblicato fu La doppia notte dei tigli nel 1959, tratto dall’esperienza di viaggio in Germania: al contrario dell’empatia verso i paesi visitati, tipica dei precedenti scritti, Levi identificava nella Germania un qualcosa di completamente alieno, aggredendola da tutti lati per far emergere la sua reale essenza al di là delle vetrine scintillanti del miracolo economico tedesco. Al contrario di queste esperienze, le corrispondenze e gli appunti tenuti nei viaggi in India (1956) e in Cina (1959) non furono raccolti dall’autore in un volume.

Gli anni Sessanta aprirono una nuova e intensa fase politica nella vita di Levi. Gli scontri di Genova del giugno 1960[7] lo videro infatti in prima linea nella battaglia antifascista, pronunciando il 6 agosto di quell’anno un accorato discorso in piazza della Libertà a Reggio Emilia in memoria dei caduti di quegli scontri. Il 28 aprile del 1963 venne eletto senatore nel collegio di Civitavecchia come indipendente nelle liste del Pci, entrando nel gruppo misto e nella commissioni istruzione pubblica e belle arti. Riconfermato senatore nel 1968 nel collegio di Velletri in lista PCI-PSIUP, entrò a far parte del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente.

Durante gli anni a Palazzo Madama Levi intervenne su questioni di politica interna, in particolare sulla questione meridionale e sul fenomeno dell’emigrazione, condividendo (seppur da indipendente) la strategia del PCI di opposizione alla nascente coalizione di centrosinistra. Si occupò inoltre di questioni di politica estera, come la guerra del Vietnam e la “primavera di Praga”, e di temi marcatamente culturali, come la tutela dei beni artistici e paesaggistici. Venne ricandidato nel 1972 nel collegio di Caltagirone in lista Pci, ma non venne rieletto.

Nel gennaio del 1973 Levi subì il distacco della retina, in seguito al quale venne operato due volte all’Ospedale San Domenico di Roma. La temporanea perdita della vista non gli impedì di realizzare nuovi disegni e anche, con l’ausilio di uno speciale telaio, la stesura di Quaderno a cancelli, diario autobiografico pubblicato postumo nel 1979 in cui emerge lo stato di sconforto e vulnerabilità che colpì Levi negli ultimi anni di vita. Il 23 dicembre 1974 fu ricoverato al policlinico di Roma, dove si spense il 4 gennaio 1975 dopo alcuni giorni di coma.

Carlo Levi visse tre vite in una sola: dapprima medico, poi artista e scrittore, costantemente guidato dall’aspirazione alla piena comprensione del reale in tutte le sue forme e aspetti. L’immenso rispetto per la vita, di cui l’amore per la Lucania è testimonianza esemplare, fu la sorgente di un impegno politico umanamente sentito e di un’arte sospesa tra espressione emotiva e indagine. La narrazione artistica e letteraria di Levi, lungi dall’essere semplice sentimentalismo o per converso grigio reportage di luoghi e personaggi, è in realtà uno strumento prezioso per sondare le pieghe di un’epoca ambigua e senza riposo, di cui egli fu sempre attento e mai banale interprete.

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[7] Il 30 giugno 1960 ebbe luogo una manifestazione antifascista a Genova in risposta alla volontà dei neofascisti di tenere nella città il sesto congresso del MSI, per giunta nei pressi di un sacrario della Resistenza. Gli scontri che ne derivarono tra manifestanti e forze dell’ordine si propagarono in tutta l’Italia nella prima metà di giugno con morti e feriti.


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Nato nel 1996. Laureando in Storia all’Università di Bologna. Si occupa prevalentemente di storia del Novecento, con una particolare attenzione per la seconda metà del secolo e per la teoria e prassi dei principali partiti europei.

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