Che ne sarà di Cuba?

Cuba

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L’alternativa è dentro Cuba

Donato Di Santo[8] scrisse nel 2004, quando l’isola cominciava a risollevarsi dal periodo speciale e Fidel si preparava a passare il testimone al fratello, che l’alternativa per Cuba era dentro Cuba. Quindici anni dopo, qual è lo scenario dell’opposizione? Nell’isola esistono gruppi di opposizione al regime, tra fine anni Novanta e Duemila sono fioriti diversi documenti dell’opposizione politica democratica, sono cresciute le organizzazioni d’opposizione, beneficiando anche delle aperture concesso da Raul Castro. Tra queste, una delle più interessanti è il MCL-Movimento Cristiano di Liberazione, fondato nel 1988 da Oswaldo Payà. Si è caratterizzato per uno stile di opposizione costruttivo, attraverso proposte di legge con migliaia di sottoscrizioni per la liberalizzazione dei diritti politici e civili. Il movimento ha subito una battuta d’arresto dopo la sua morte, avvenuta nel 2012, in un incidente stradale dai contorni poco chiari.

I dissidenti esuli cubani hanno firmato lo scorso anno a Miami, Florida, un manifesto per la transizione democratica. L’iniziativa è stata promossa dal Gruppo per l’appoggio alla dissidenza e alla democrazia di Miami, uno dei principali intermediari nella gestione dei fondi del governo USA per appoggiare l’opposizione cubana.

Chi cerca di aggirare la stampa ufficiale è il gruppo di bloggers indipendenti riuniti attorno al sito 14 y Medio, promosso da Yoani Sànchez come progetto di giornale digitale che offre a tutto il mondo il punto di visto del movimento d’opposizione. Chiaramente, i limiti di accesso a internet a Cuba ne riducono la diffusione.

Shock o gradualismo?

Sembra passato un secolo dal marzo 2016, quando a Plaza de la Revolucion suonarono i Rolling Stones e arrivò in visita ufficiale nella capitale il primo presidente USA dal 1928, Barack Obama. Il quale, riferendosi ai rapporti con Cuba e a quelli con l’intera regione, dichiarò: «Non sarò un prigioniero del passato». Oggi sembra essere tornato il passato, i rapporti tra USA e Cuba sono ridotti ai minimi storici. L’ambasciata statunitense a Cuba non fornisce visti di accesso, cosicché i cubani devono recarsi agli uffici diplomatici in Guyana. Trump sembra dare molto peso alla destra estrema cubana della Florida, determinante per la vittoria del 2016. A fine aprile 2019, ha rafforzato la legge Helms-Burton de EE.UU, stingendo il blocco commerciale e finanziario e danneggiando le molte imprese straniere, europee e canadesi, che operano sull’isola. Il punto di frizione più forte tra USA e Cuba si consuma sull’appoggio al governo di Maduro. Un cambio di regime a Caracas potrebbe impattare molto negativamente sull’economia cubana. D’altronde, la fine del ciclo dei governi progressisti nella regione ha già isolato Cuba, che aveva beneficiato di un nuovo ruolo nell’idea dell’integrazione regionale e tornando a partecipare alla Cumbre de Americas dal 2015. Oggi il quadro geopolitico non è favorevole alla stabilità cubana, con l’avanzata delle destre in America, da nord a sud.

Il sistema politico economico cubano non sembra poter durare a lungo, senza un cambio radicale o una riforma graduale, ma profonda. I fattori di pressione esterna aumentano: l’irrigidimento delle relazioni con gli USA, influenzate dalla comunità cubana della Florida; la crisi venezuelana, il maggior partner commerciale e politico nella regione. La novità sembra soprattutto però a livello interno: la nascita di una nuova “classe media”, una piccola imprenditoria che beneficia dell’apertura internazionale di Cuba, non necessariamente continuerà a sostenere il governo rivoluzionario, soprattutto se questo non sarà in grado di rinnovarsi per indirizzare le scelte di investimento della nascente élite cubana. Il rinnovamento del regime può passare da un socialismo di mercato, sul modello cinese di Xiaoping degli anni 1980, ma per il quale servono capacità di guida e controllo dello Stato che oggi Cuba sembra non avere. All’estremo opposto, si prospetta una soluzione di normalizzazione, come auspicata dalla destra cubana della Florida, la transizione al capitalismo per chiuderebbe definitivamente l’anomalia cubana, la cui rivoluzione aveva suscitato tante speranze tra i cubani e nel mondo sessanta anni fa.

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[8] Per una panoramica sull’opposizione cubana tra anni 1990 e 2000, si veda D. DI SANTO LE VOCI DI DENTRO: COSÌ NASCE LA NUOVA CUBA, 20/10/2004, Cuba dopo Cuba, Limes 4/04


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Siciliano classe 1988, dottorando in Economia a La Sapienza. Ha studiato e vissuto in Francia, Italia e America Latina. L’economia di quest’area del mondo è anche oggetto della sua ricerca accademica. Allo studio ha affiancato un’intensa esperienza politica, prima nell’Onda studentesca e poi nei Giovani Democratici. Coltiva passioni per letteratura di viaggio, bicicletta e scrittura.

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