La Cina e la corsa all’Africa: la penetrazione cinese tra economia e geopolitica

Africa

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Una nuova egemonia?

L’espansione politica ed economica della Cina nel continente africano è insomma un fenomeno complesso, che ha una serie di luci immediatamente visibili, ma anche di ombre potenzialmente molto scure. Le aziende cinesi che investono in Africa, infatti, soprattutto le grandi multinazionali, agiscono spesso nello sprezzo delle normative esistenti nei vari paesi, provocando non solo lo sfruttamento dei lavoratori impiegati, ma anche ingenti danni all’ambiente che nel lungo periodo possono avere effetti anche molto gravi.

A questo scopo la Cina ha cercato di ripulire la propria immagine appoggiandosi ad alcune personalità di spicco come l’attrice Li Bingbing, divenuta ambasciatrice dell’UNEP e promotrice di una campagna contro il bracconaggio di elefanti e rinoceronti, (le cui zanne e corni trovano un’ampia gamma di sbocchi illeciti in Cina), ma anche agendo con azioni in prima persona, come le recenti sanzioni e restrizioni sulle imprese ittiche cinesi in Africa occidentale. Questo tipo di interventi restano però principalmente di facciata e lo sguardo delle autorità cinesi resta ben lontano dai problemi più gravi, come la distruzione sistematica delle foreste in Gabon o gli espropri di massa collettivi, che hanno causato notevoli proteste in Etiopia.

Ma c’è anche un altro lato più prettamente economico, che fa dubitare che la presenza cinese in Africa sia un rapporto in cui entrambe le parti escono vincitrici. Si tratta dell’aumento spropositato del debito dei paesi africani verso la Cina che, al di là dei tagli simbolici proclamati dalle autorità cinesi, resta su livelli mediamente molto alti, tanto che già nel decennio 2001-2010 la Cina aveva prestato agli Stati africani più di quanto avesse fatto la Banca Mondiale. Uhuru Kenyatta, premier keniano, ha espresso la sua inquietudine a proposito del deficit commerciale dell’Africa di fronte alla Cina, sostenendo che per costruire una vera strategia vinci-vinci “la Cina dovrà aprirsi all’Africa come l’Africa ha fatto con la Cina”.

Infine, vi è l’aspetto politico a cui abbiamo sopra accennato. La favola del non interventismo cinese sul continente appare sempre meno sostenibile di fronte all’evidenza dei fatti e, anche se ancora non si può parlare di un vero e proprio neocolonialismo, è chiaro che la Cina sta ricercando in Africa una nuova egemonia, tanto economica, quanto politica e culturale. La competizione è in particolare con l’Europa e gli Stati Uniti, che stanno perdendo la partita sullo scacchiere geopolitico soprattutto perché sembrano intenzionati a mantenere con gli Stati africani un rapporto troppo ancorato ai vecchi sistemi di potere per apparire efficiente e quindi attrattivo.

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Bibliografia

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Granier, C. (intervista a), Les Chinois en Afrique: où sont-ils? Que font-ils?, Jeune Afrique, 2014.

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Volodzko, D., China in Africa: The Good, The Bad, The Ugly, The Diplomat, 2016.


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Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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