“Cina globale” di Simone Pieranni
- 28 Maggio 2018

“Cina globale” di Simone Pieranni

Scritto da Luca Lottero

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Pieranni e la vocazione globale di Pechino

Nel penultimo capitolo del libro, l’autore elenca alcuni motivi per cui la leadership cinese potrebbe avere un maggior successo di quella americana. In primo luogo, con il progetto OBOR la Cina propone una piattaforma aperta al contributo di tutti, non un trattato rigido sul modello del TPP. Inoltre, non punta ad esportare alcun modello politico-sociale, fedele al principio di non ingerenza negli affari interni degli stati con cui entra in contatto (i trattati di libero scambio americani, invece, richiedevano il rispetto dei diritti umani e un certo grado di democratizzazione delle istituzioni) e non immagina nessun tipo di regime change, poiché ritiene che la stabilità interna dei partner commerciali venga prima di ogni altra cosa. Gli organismi internazionali creati dalla Cina, come la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) o il fondo per la via della seta mettono poi in primo piano i paesi in via di sviluppo, a differenza degli organismi “americani” come la World Bank dove è evidente il protagonismo di Washington. L’ultimo motivo indicato da Pieranni è di tipo culturale: i cinesi sono storicamente più orientati al compromesso che allo scontro.

La dimensione globale della Cina è dunque al tempo stesso una vocazione storica e un’ambizione scientemente perseguita dall’attuale classe dirigente. La circostanza dell’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump ha semplicemente accelerato un processo già in corso. In Cina la scalata politica del tycoon è stata vissuta in modo diverso a seconda dei punti di osservazione. Il partito comunista era diviso tra una minoranza che ne auspicava la vittoria elettorale, convinta che una politica degli Usa isolazionista avrebbe spinto la Cina a intensificare gli sforzi per le riforme economiche volte al rafforzamento del mercato interno, e la parte più vicina a Xi, che alla Casa Bianca avrebbe preferito Hillary Clinton, spesso critica nei confronti del regime sul tema dei diritti umani, ma più prevedibile. Tra i cittadini cinesi, invece, un sondaggio ospitato dal sito del quotidiano Global Times prima delle elezioni statunitensi rivela che il 54% avrebbe preferito Trump. I motivi individuati dall’autore sono sostanzialmente tre: la stima apolitica per l’uomo di spettacolo e il self-made man, il diffuso sentimento anti-establishment che ha spinto, per esempio, i cinesi ad appoggiare con convinzione la campagna anticorruzione di Xi e infine un sentimento politico ultranazionalista. Per quel che riguarda quest’ultimo tipo di simpatia popolare nei confronti di colui che allora era il candidato repubblicano alla Casa Bianca, una parte veniva dalla volontà di dimostrare la superiorità del sistema politico cinese rispetto a quello occidentale, capace di creare “mostri” come appunto era considerato Trump. Un’altra, però, era figlia di una reale vicinanza tra quella parte consistente di opinione pubblica cinese che in rete esprime la propria avversione per i cosiddetti baizuo (i radical chic di sinistra, secondo la vulgata più preoccupati dei diritti delle minoranze che dei problemi reali) e il messaggio elettorale di Trump. Un “incontro tra populismi”, come lo definisce Pieranni, “che potrebbe creare, in futuro, inattesi cortocircuiti”.

Il forte vento del nazionalismo cinese non soffia in senso contrario alla vocazione globale di Pechino, ma anzi la rafforza e la completa. Il commercio, l’intraprendenza militare nel Mar Cinese Meridionale, l’intensa attività diplomatica e l’attivismo economico in Africa sono tutti tasselli del piano per portare la patria cinese al centro del mondo, al posto che la storia le ha assegnato e che le è stato illecitamente sottratto. Xi Jinping è il leader che sintetizza queste pulsioni, al tempo stesso globaliste e nazionaliste.

Pur essendo stato pubblicato ormai quasi un anno fa, Cina Globale resta uno strumento utile per comprendere la direzione intrapresa dalla Cina contemporanea nella scena internazionale. Vista l’estrema brevità del libro, ognuno degli argomenti trattati meriterebbe ulteriori approfondimenti, ma con quest’opera l’autore ha elencato efficacemente i tratti fondamentali della vocazione globale della Cina, offrendo una visione fresca e lontana dai luoghi comuni occidentali.


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Scritto da
Luca Lottero

Classe 1992, genovese. Laureato con lode in Informazione ed Editoria. Si interessa di attualità internazionale e di storia e scienze sociali come strumenti per comprenderla meglio.

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