“La Cina quarant’anni dopo Mao” di Marina Miranda

Cina

Recensione a: Marina Miranda (a cura di), La Cina quarant’anni dopo Mao. Scelte, sviluppi e orientamenti della politica di Xi Jinping, Carocci, Roma 2017, pp. 216, 19 euro (scheda libro).


Marina Miranda con “La Cina quarant’anni dopo Mao”, secondo volume della collana di studi “Cina Report” ha inteso raccogliere i saggi di più autori con l’obiettivo di presentare un’ampia panoramica dell’attuale Repubblica Popolare Cinese. Attraverso la suddivisione del libro in 6 macroaree sono stati sviluppati i temi della politica interna e internazionale, della società cinese, della letteratura, dell’economia, del rapporto Cina-Vaticano e dei New media.

A termine delle 213 pagine, in cui è doveroso inserire anche il glossario di termini cinesi, molto dettagliato e tecnico, gli spunti di riflessione che si possono estrapolare sono tanti e di diversa natura. La complessa società cinese è molto spesso analizzata facendo riferimento soltanto alle fonti “occidentali”, colpa certamente da attribuire anche al massiccio controllo da parte del governo cinese delle notizie che possono, o no, varcare i confini nazionali. Ma il valore aggiunto di questo volume è la possibilità di poter avere accesso ad alcune fonti cinesi, utili per avere un quadro, dove possibile, più chiaro e non necessariamente allineato ai dettami del Partito. Alla luce di questa breve analisi iniziale, alcuni argomenti, in ordine sparso, meritano particolare attenzione, lasciando a chi vorrà approfondire l’argomento, la piacevole scoperta delle rimanenti sezioni in cui è diviso il libro.

Che fine hanno fatto i Maopai, i famosi sostenitori di Mao? Leggendo le pagine del testo, molto spesso, tra le righe, si ripresenta questa domanda. Il passato, nonostante la propensione del nuovo governo cinese a guardare al futuro, è tuttavia presente e permea, forse inconsapevolmente, l’attuale società. In particolare la Cina e Mao Zedong sono due elementi di una “coppia simbiotica”, inseparabili nel bene e nel male. Il Grande Timoniere è la prima personalità che viene collegata alla Cina, ed è il protagonista in numerosi contesti: dalla politica, all’economia, dalla Rivoluzione Culturale alle banconote, passando per i numerosi gadget e le più estrose opere artistiche. A prescindere da questa grande memoria simbolica, il contributo di Marina Miranda, si interroga su quale sia la l’eredità del periodo maoista e soprattutto quali possano essere i parametri della Rivoluzione Culturale che sono tutt’ora in auge in Cina, alla luce dei numerosi cambiamenti avvenuti. Se si osservano le azioni perpetrate dall’attuale elitè politica, si evince una diffusa tendenza a non voler favorire il ricordo e il dibattito circa la Rivoluzione culturale, nonostante i sentimenti espressi da una buona parte degli studiosi e storici cinesi confermino una volontà contraria. La Rivoluzione Culturale, ormai giunta al 60esimo anno dalla sua conclusione, escludendo le “Risoluzioni su alcune questioni concernenti la storia del nostro Partito dalla fondazione della Repubblica Popolare cinese” adottate il 27 giugno 1981, in cui il contributo apportato da Mao alla Rivoluzione è stato valutato comunque positivamente rispetto agli errori commessi, con il Presidente XI Jinping è diventata uno dei “sette punti di cui non parlare”. Se si esclude una brevissima parentesi di pochi anni, dal 1977 al 1980, in cui agli scrittori è stato consentito di parlare degli orrori della Rivoluzione nella cosiddetta “letteratura della ferita”, le tracce nella letteratura e sulla stampa cinesi sono davvero ridotte. Infatti a partire dagli anni Ottanta, il dibattito è diventato clandestino, e relegato alla sfera privata e domestica. Nonostante la scelta di cristallizzare a quegli anni le riflessioni sulla Rivoluzione Culturale e l’operato di Mao, Xi Jinping non può permettersi di ignorarne totalmente l’importanza, e, infatti, con un lavoro certosino di separazione del ricordo legato alla personalità di Mao da quello legato al suo pensiero, ne continua a tenere viva ,debolmente, la memoria. Un esempio è la commemorazione del 120 anniversario della nascita e non della morte di Mao, in quanto, strategicamente ritenuto, il “collegamento” per la legittimazione del suo potere. Così l’ombra di una possibile “Nuova Rivoluzione Culturale” è sempre dietro l’angolo, soprattutto su internet, in forum dedicati, come “Tianya Shequ” (Tianya Club), in cui si paventava un’imminente Rivoluzione Culturale. Il controllo ossessivo che Xi Jinping da sempre persegue, ha portato il Governo a creare una sorta di milizia del web, “l’esercito dei cinquanta centesimi”, pagato per schierarsi a favore del regime nei dibattiti presenti in rete. Estremamente significativa è anche la posizione di Facebook, bloccato dal 2009, il quale, come riporta Davide Vacatello nella sezione Nuovi Media, sta cercando con ogni possibile strategia di penetrare nel vasto bacino cinese che conta circa 700 milioni di utenti. Il CEO del social network, pur di porre la propria bandierina sul suolo cinese, starebbe lavorando ad un software in grado di filtrare e rimuovere i post degli utenti provenienti da determinate aree geografiche, e non è difficile ipotizzare quali, considerando le non poche divergenze che Pechino sconta all’interno del proprio territorio con le minoranze etniche. Nel libro, anche dal monitoraggio della stampa, tradizionale e non, emerge come la memoria storica sia ostacolata dalla stretta repressione e dal capillare controllo che Xi opera sia sui giornali che sui portali web: Silvia Picchiarelli, attenta ai trend dei media, porta alla luce i casi in cui giornali e pagine web siano state chiusi perché “interferivano” con gli ideali del Partito e “minacciavano” l’integrità del Paese.

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: La Cina di Xi Jinping

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Ha studiato lingua cinese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si è specializzata in Relazioni Internazionali Comparate. Ha frequentato a Roma un master su Geopolitica e Sicurezza Globale e un corso di specializzazione in Diritto dell’Energia presso la LUISS Guido Carli. Presso la Business School del Sole 24 ore ha frequentato un Master in Management dell’Energia e dell’Ambiente. Attualmente svolge uno stage a Milano presso MGP&Partners.

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