“Ciò che resta della democrazia” di Geminello Preterossi

Preterossi

Recensione a: Geminello Preterossi, Ciò che resta della democrazia, Laterza, Roma-Bari 2015, pp. 206, euro 20 (scheda libro).


Il testo di Preterossi è un’eccellente disamina di quello che appare essere il destino delle democrazie oggi, con particolare riferimento al caso italiano e, sullo sfondo, al contesto europeo. Il metodo dell’autore consiste nell’approfondimento filologico-esegetico di autori “classici” della storia del pensiero, e nell’interpretazione della politica contemporanea come la risultante di tali interpretazioni. Dal punto di vista del metodo storico-filosofico si tratta, in particolare, non tanto di restituire i contesti storici di riferimento di quegli autori, quanto di riconoscere come certi filoni storico-filosofici che siano funzionali alla determinazione di problemi specifici, e tra i quali il più importante appare essere quello Hobbes-Hegel-Schmitt, nella misura in cui è proprio su questo asse che si può rinvenire una fondazione del problema del rapporto tra potere e diritti.

Ciò che è in gioco, nel primo capitolo, è soprattutto il rapporto tra sovranità popolare e principi costituzionali, visti come una dualità di direzioni di marcia dello sviluppo democratico, e come due “logiche” politiche almeno in parte rivali. Tale coesistenza rappresenta naturalmente un punto molto importante del diritto costituzionale segnalato dall’autore. Quest’ultimo sembra favorevole a un’interpretazione della giuridicità costituzionale tale per cui la costituzione sia letta in senso “forte”, come un dispositivo atto a riempire di contenuti la stessa vita interna dei partiti in quella che lui stesso definisce una democrazia costituzionale.

Preterossi, nel secondo capitolo, si schiera inoltre a favore di una ripoliticizzazione delle soggettività intermedie, piuttosto che di un riconoscimento delle nuove possibilità aperte per l’esercizio di una democrazia diretta dalla rivoluzione tecnologica.

Il capitolo contiene inoltre una ricostruzione storica degli elementi fondanti del cosiddetto “trentennio glorioso”, basata su tre elementi, accompagnata dalla presa d’atto che questi tre elementi sarebbero sostanzialmente svaniti irrimediabilmente:

  1. L’esistenza di un nemico esterno ed interno agli Stati-nazione (il movimento operaio e l’URSS).
  2. Nesso tra legittimazione democratica e stato-nazione, messo in crisi dalla caduta dello stato del benessere.
  3. La memoria viva della guerra mondiale, e quindi la capacità di quella memoria di dare corpo prospettico a politiche costituzionali che tendevano a debellare la paura sociale, insicurezza sociale, ingovernabilità degli interessi, poiché quelle condizioni avevano portato ai fascismi.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il destino delle democrazie

Pagina 2: Spoliticizzazione e neutralizzazione

Pagina 3: Costruire il popolo

Pagina 4: Ripoliticizzare la democrazia


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Nato a Nocera Inferiore nel 1984. Dottore di ricerca in storia delle idee presso la Scuola Normale Superiore. Studia storia e filosofia e si prepara a insegnarle nei licei. Si interessa di politica e di scienza politica. Suona il basso elettrico e il contrabbasso.

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