“La città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia” di Alessandro Portelli
- 17 Agosto 2017

“La città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia” di Alessandro Portelli

Scritto da Enrico Cerrini

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…e quella più recente

Come ammette l’operaista Mario Tronti, Terni non ha vissuto a pieno la stagione dell’autunno caldo del 1968 e le successive rivendicazioni operaie degli anni Settanta. La rabbia operaia sembra essersi spenta a seguito della grande protesta del 1953, anno in cui l’azienda decide di licenziare circa duemila operai. Gli anni Settanta e Ottanta sono descritti quindi attraverso gli occhi di altre forme di ribellione e di emarginazione, come gli ultras della Ternana, la locale squadra di calcio, e i tossicodipendenti.

Le successive lotte operaie si ricollegano ai mutamenti relativi alla globalizzazione e all’avvento del paradigma neoliberista. Nel 1994 la fabbrica passa dalle mani pubbliche che garantiscono una continua interlocuzione politico-sindacale sul futuro dello stabilimento a quelle della multinazionale tedesca ThyssenKrupp, i cui obiettivi si rivelano difficili da decifrare. Dopo una prima stagione di risanamento elogiata da tutte le parti in causa, si affaccia l’idea di sacrificare i prodotti meno pregiati per concentrarsi sull’acciaio magnetico a grano orientato, utilizzato per la produzione di trasformatori.

L’acciaio magnetico, al contrario dell’inossidabile, è il fiore all’occhiello della fabbrica ternana grazie allo sviluppo locale del brevetto OGH che permette di realizzare un prodotto di alta qualità a prezzi sostenibili. Scelte sbagliate fanno naufragare il progetto tanto da mettere in discussione la vita stessa del reparto magnetico nel 2004. Gli operai vivono un momento di lotta che ottiene la solidarietà di tutta la popolazione e che culmina il 29 gennaio quando i manager dell’azienda, riuniti insieme a sindacalisti e politici, vengono assaltati con i resti di un rinfresco.

Dopo una prima vittoria sindacale, l’azienda riesce a chiudere il reparto magnetico l’anno seguente, grazie all’utilizzo di canoni di comunicazione volti a separare la classe operaia sia al suo interno che dal resto della popolazione. Da quel momento il declino di Terni accelera e la città appare in balìa di multinazionali che tengono la popolazione all’oscuro dei loro progetti. La situazione di incertezza e di lenta smobilitazione è simboleggiata dall’altra fabbrica Thyssen in Italia, quella di Torino, tristemente famosa per il gravissimo incidente del dicembre 2007, qui narrato attraverso gli occhi del primo soccorritore.

Le ultime pagine del libro sono importanti per comprendere la necessità di riaffermare il ruolo della politica in un settore industriale in balìa di multinazionali che sono tenute a rispettare esclusivamente le regole della concorrenza proprie dei regolamenti comunitari. Fuori da queste regole, le aziende possono scegliere dove e come localizzare licenziando e trasferendo migliaia di lavoratori.

I governi e l’opinione pubblica appaiono impotenti e si rifugiano nel dogma del libero mercato perché faticano a comprendere le dinamiche produttive, come l’importanza di mantenere l’acciaio magnetico anziché l’inossidabile. Di conseguenza, è necessaria una cultura politica che sappia studiare problematiche complesse e decidere quale politica industriale perseguire in modo che la fabbrica non sia considerata solo un mezzo al servizio degli azionisti ma soprattutto dei lavoratori e del territorio che la circonda.

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Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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