“Cleofonte deve morire” di Luciano Canfora

Canfora

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Aristofane: politica e politici a teatro

Lunga e propedeutica alla comprensione del prosieguo del libro, la seconda parte (Carriera di un commediografo) è dedicata ad una premessa di inquadramento (storico e politico, prevalentemente) del teatro di Aristofane. Diversi i punti trattati da Canfora: la vis polemica dell’archaia viene paragonata, con una calzante analogia, alla “stampa agitatoria”[8] d’età moderna. Alla lotta politica è inscindibilmente connessa l’origine sociale dei commediografi: in particolare di Aristofane, cleruco (o figlio di un cleruco) insediato ad Egina. Un’origine modesta – condivisa coi colleghi Eupoli e Platone comico – che rende dunque più chiara l’attenzione dei commediografi nei confronti del misthos, il pagamento accordato agli uomini di teatro, e, in generale, la loro posizione sociale. Vale a dire “’intellettuali’ al servizio dei ‘grandi’, impegnati ad influenzare, attraverso uno strumento di enorme risonanza e pervasività quale la commedia, strati molto più vasti di quelli politicizzati e schierati a sostegno dei capi popolari”[9].

Il focus del capitolo è però nella sua ultima sezione: gli anni di svolta dell’esordiente Aristofane portano i nomi di tre commedie: 426, Babilonesi; 425, Acarnesi; 424, Cavalieri. La prima commedia gli costa un’accusa davanti alla boulè da parte di Cleone, per aver colpito il nervo scoperto della democrazia ateniese (quello che Canfora definisce “la politica imperial-democratica”, p. 64) “davanti agli alleati”, evidentemente presenti tra il pubblico alle grandi Dionisie[10]. La grande autodifesa viene traslata in teatro e assunta dal personaggio di Diceopoli, protagonista degli Acarnesi, l’anno dopo. Ma il grande passo, che consacra Aristofane sulla scena teatrale e politica di Atene, avviene nel 424: proprio nell’anno del maggiore successo di Cleone, Aristofane – saldata una convergenza d’intenti coi “cavalieri”, la classe sociale che più di altre in Atene soffriva la struttura democratica, che finanziano la commedia – si presenta per la prima volta anche come didascalo[11] e sferra il più clamoroso degli attacchi a Cleone. Demosia, per dirla alla greca, ovvero: a spese del popolo, ma anche davanti al popolo.

Di qui, Canfora si dedica ad una particolareggiata analisi di tre commedie di Aristofane. Nell’ordine Lisistrata, Tesmoforianti e Rane. Non ci è possibile, per ragioni di spazio e impostazione, dar conto di tutti i temi trattati (con la consueta perizia documentaria e lo sguardo, sempre di lunghe vedute, al contesto politico di riferimento) dallo studioso. Ci soffermeremo dunque soltanto su alcuni nodi che l’autore ha deciso di trattare nel volume, riferiti a Lisistrata e Rane.

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Studente di lettere classiche e allievo del Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Al di fuori degli studi classici, si occupa di rapporti tra intellettuali e potere, della narrativa di Pier Vittorio Tondelli e delle forme poetiche del XX secolo.

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