“Cleofonte deve morire” di Luciano Canfora

Canfora

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Il caso di Lisistrata

Per quanto concerne il capitolo dedicato a Lisistrata, un discreto numero di pagine (e di argomenti) viene dedicato alla puntuale spiegazione del contesto in cui la pièce fu prodotta e messa in scena. Particolare attenzione meritano, a detta di Canfora, i mesi appena precedenti alle Dionisie del 411 (le grandi feste “teatrali” ateniesi, che quell’anno, all’altezza di Gamelione – tra gennaio e febbraio – ospitarono la commedia aristofanea). Il fatto senza dubbio più importante di quel breve periodo, ancorché forse “meno visibile”, fu la doppia venuta di Pisandro in Atene da Samo (dicembre 412, aprile 411). Il prestigioso “capo democratico”[12] – in contatto con gruppi di ateniesi che a Samo alimentavano a distanza il colpo di stato – dovette sostanzialmente, in quei mesi, preparare l’opinione pubblica ateniese (con tutti i guai che un cimento del genere poteva comportare) al cambio di regime in Atene (si legga: colpo di stato).

Nel dedicarsi ad una precisissima ricostruzione del periodo, funzionale ad una necessaria comprensione non solo del contesto, ma anche del messaggio di Lisistrata, Canfora sfodera un elemento inconsueto, che dimostra l’attenzione linguistica sottesa ad ogni ricerca storica dell’autore. Sviscerando il passo tucidideo più importante per una ricostruzione di quei mesi (VIII, 61 e segg., tra cui 63 – 66), ci si sofferma su di un aspetto linguistico: è l’utilizzo infatti di un piuccheperfetto (per la gioia di ogni insegnante di greco al liceo!) che chiarisce l’intenzione sottesa all’assunto tucidideo. “Circa in quel tempo e anche prima il regime democratico in Atene era stato abbattuto (kateleluto)”[13]: l’uso di questi specifici modo e tempo verbali denota infatti l’intenzione tucididea – nei paragrafi che seguono – di chiarire “quanto era già accaduto [prima dell’arrivo di Lisandro], cioè dell’azione svolta in gennaio-marzo (dunque ancora nel XX anno [di guerra]), ad opera delle eterie[14]. Dunque l’azione di Pisandro non fu, in sé, risolutiva (o particolarmente invasiva, perlomeno a livello istituzionale) – quanto piuttosto preparatoria nei confronti del cambio di regime. La maggior parte del lavoro era infatti stato portato avanti dalle eterie, ovvero gruppi politici (e armati) interni ad Atene.

 Il fatto, che non era sfuggito ai maggiori commentatori di Tucidide, non è secondario: se tra una venuta (dicembre 412) e l’altra (aprile 411) Pisandro trova la democrazia ateniese già smantellata per mano di consorterie antidemocratiche e deve soltanto “formalizzare” il passaggio al regime dei Quattrocento, vorrà dire che Lisistrata nasce in un contesto di “pugnali, morti abbandonati per le strade come ammonimento, assalto a mano armata”[15] al fine di piegare il demo, la fazione di sempre finalmente soggiogata. Tutto, dunque, di Lisistrata sarà in una certa misura politico: dalla parabasi con polemica sul misthos alle varie gesta dell’eroina aristofanea.

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Studente di lettere classiche e allievo del Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Al di fuori degli studi classici, si occupa di rapporti tra intellettuali e potere, della narrativa di Pier Vittorio Tondelli e delle forme poetiche del XX secolo.

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