“Come si diventa leghisti” di David Allegranti

Allegranti

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Come si diventa leghisti?

Chiudendo l’analisi con uno sguardo complessivo si rileva come l’autore si conceda, sin dal titolo, il lusso di ispirarsi a un grande classico del reportage giornalistico ma con l’intelligenza e l’abilità di chi si ispira senza riprodurre copie anastatiche. Il riferimento, che egli stesso con grande onestà intellettuale compie nelle pagine conclusive del libro, è a Come si diventa nazisti di William Sheridan Allen, accademico statunitense dell’Università di Buffalo che in tale pubblicazione ha ripercorso le tappe che hanno portato la Germania a diventare il fulcro della follia nazista nei primi anni Trenta.

Senza che ciò stia in alcun modo a indicare un parallelismo qualitativo delle due epoche storiche e dei due fenomeni, diversi sotto mille punti di vista, l’abilità dell’autore sta proprio nell’aver saputo riadattare un modello di indagine giornalistica con il modus operandi e la struttura stilistica contemporanea.

Dopo numerosi capitoli destinati al racconto degli incontri, delle voci, degli umori dei pisani di città e provincia l’autore chiude il suo lavoro con quelle che lui stesso definisce “conclusioni provvisorie” (p. 197 e ss).

Sono pagine in cui si cerca di tirare le fila di un discorso complesso e di difficile definizione. Il titolo del libro viene declinato in domanda diretta, ma davanti alla questione “come si diventa leghisti?” Allegranti rileva come ognuno ha una visione e una risposta personale, non necessariamente coincidente e neanche complementare con le altre.

Il bisogno di protezione e di consolazione di fronte ai nuovi bisogni e alle nuove paure, però, è senz’altro un elemento che ritorna spesso nel viaggio e nelle esperienze che l’autore ha effettuato.

Anche i cambiamenti del tessuto socio urbanistico, peraltro, hanno senz’altro influito notevolmente sugli umori dei cittadini. Si rileva acutamente, infatti, come “in periferia una volta c’era la fabbrica, un tessuto sociale, dei circoli Arci e un popolo che in quella periferia si riconosceva. Oggi invece quei vecchi quartieri operai sono ridotti a dormitori […] una volta scacciati tutti gli ambulanti, tutti gli immigrati, tutti i ladri e i rom, in periferia continuerà a non esserci niente e la gente troverà altri capri espiatori su cui proiettare la propria insoddisfazione” (p. 201).

In conclusione, questo volume, di facile e scorrevole lettura, non privo però della necessaria profondità dell’indagine giornalistica, è una straordinaria fotografia dinamica del presente. Come in un video realizzato in stop motion Allegranti realizza tante istantanee di una realtà complessa che solo nel loro susseguirsi in modo ragionato consegnano a chi guarda (rectius, legge) un quadro complessivo della situazione.

Così, immagine dopo immagine, parola dopo parola, ci si immerge in un mondo liquido e in rapida evaporazione, in cui colpisce la profondità e la complessità dei problemi riscontrati, in un certo qual modo anche la volontà di chi parla di raccontarli e di spiegarli, possibilità evidentemente negatagli dalla latitanza della politica militante su quel territorio.

Si tratta, comunque, di un viaggio che, per quanto utile, necessario e ben raccontato, riguarda un territorio relativamente piccolo, con problematiche peculiari e non necessariamente riscontrabili altrove. Siamo, insomma di fronte, ad un reportage giornalistico ricco e utile per fornire materiali per la comprensione del fenomeno leghista. Il lavoro di Allegranti può costituire la base per sollevare ulteriori domande e provare a mettere in campo uno sforzo di comprensione del leghismo e forse anche per immaginare paradigmi alternativi per rispondere alle paure e ai bisogni che sono alla base del successo di questo fenomeno politico.

Sarà, pertanto, interessante capire come il fenomeno leghista resisterà alla lunga alla prova del Governo e all’assunzione sulle proprie spalle del peso e delle responsabilità di dare risposte a quelle paure, non solo di condividerne le domande. Ciò in modo particolare in quelle realtà dove per ragioni ideologiche e/o fisiologiche l’approccio leghista ha meno presa e dove a livello locale occorrerà fare i conti con gli alleati tradizionali di centro destra, che sul medio lungo periodo possono trarre vantaggio dal collocamento all’opposizione rispetto al Governo nazionale.

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Nato a Roma nel 1988, dopo la laurea in giurisprudenza ha esercitato per tre anni la professione di avvocato. Oggi è funzionario pubblico. Mantiene vivi la passione e l'interesse per la politica, il diritto amministrativo, l'attualità e la teoria dello Stato che cerca sempre di analizzare, ove possibile, alla luce della sua formazione giuridica. Collabora con Youtrend, per cui ha contribuito alla stesura del volume "Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni".

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