Cosa succede al confine tra Serbia e Kosovo?
- 28 Dicembre 2018

Cosa succede al confine tra Serbia e Kosovo?

Scritto da Aurora Trotta

9 minuti di lettura

Negli ultimi mesi il processo di allargamento dell’Unione Europea ai Balcani occidentali ha portato alla ribalta del dibattito pubblico le questioni politiche che affliggono la sicurezza della regione balcanica. Tra queste vi è sicuramente il conflitto tra il Kosovo e la Serbia.

Nel mese di settembre, in occasione del Forum europeo di Alphbach, nel Tirolo, i presidenti di Serbia e Kosovo, Aleksandar Vučić e Hashim Thaçi, tennero una riunione nella quale si accordarono per uno scambio di territori al confine[1]. Nella fattispecie, la parte nord della città di Mitrovica/Mitrovicë, abitata in maggioranza da serbi, sarebbe andata alla Serbia, mentre la valle di Preševo/Preshev, abitata in maggioranza da albanesi, al Kosovo. Nonostante un iniziale esplicito disaccordo della Cancelliera tedesca Angela Merkel, la questione è andata avanti con l’avallo di UE e USA. Il motivo di questo rinnovato interesse nell’area balcanica da parte delle potenze occidentali è da rinvenirsi anche nel fatto che nuovi attori geopolitici si stanno inserendo nella regione, tra questi Cina e Turchia. Un tema che va ad aggiungersi al conflitto con la Russia in tutti i territori al confine con l’Unione Europea. Quello che gli esperti si chiedono è se sia efficace, ai fini della stabilizzazione della zona, una politica di scambio di territori.

Nell’estate del 2018 l’Unione Europea ha concesso la liberalizzazione dei visti per i cittadini kosovari. Un passo in avanti verso l’integrazione, se non fosse che lo Stato del Kosovo, dichiaratosi indipendente nel 2008, non è riconosciuto da numerosi paesi tra i quali, nella stessa Unione, la Spagna, la Romania e la Grecia. Per tutti questi paesi il suo riconoscimento potrebbe rappresentare un precedente capace di alimentare i regionalismi interni. Ma la dichiarazione d’indipendenza del Paese, arrivata dopo anni di rivendicazioni da parte degli albanesi, porta con sé altre numerose contraddizioni dal punto di vista del diritto internazionale ed è il risultato di una catena di cause e conseguenze che risalgono all’intervento militare del 1999.

Come è noto, l’intervento militare della NATO nel 1999 fu deciso senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con il parere contrario di Russia e Cina. È stato quindi compiuto unilateralmente dalla NATO, contro gli articoli 40-42 dello Statuto dell’ONU. Altra questione legale intricata è la stessa dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo. Sebbene la carta ONU sancisca il diritto all’autodeterminazione dei popoli agli articoli 1 e 55 dello Statuto, un’applicazione radicale di tale principio può favorire l’insorgere di regionalismi e conflitti. Pertanto, di fatto si tende a riconoscere l’autodeterminazione limitatamente a quelle popolazioni soggette all’oppressione politica da parte di un altro popolo, che è poi il principio con il quale si distingue la questione kosovara da quella catalana. Ed è in virtù dei crimini contro l’umanità compiuti dai serbi e della revoca dell’autonomia politica del Kosovo del 1989 che si tende a guardare agli albanesi del Kosovo come a una popolazione oppressa.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’attualità del conflitto tra il Kosovo e la Serbia

Pagina 2: Le origini del conflitto

Pagina 3: Uno scambio di territori come soluzione della disputa tra la Serbia e il Kosovo?


[1] www.affarinternazionali.it/kosovo-serbia-scambio-territori


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Scritto da
Aurora Trotta

Laureata in scienze politiche sociali e internazionali all'Università di Bologna. Attualmente laureanda in International Politics and Markets presso il Campus di Forli.

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