Cosa succede al confine tra Serbia e Kosovo?
- 28 Dicembre 2018

Cosa succede al confine tra Serbia e Kosovo?

Scritto da Aurora Trotta

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Le origini del conflitto

È necessario a questo punto fare una breve digressione storica. Annesso alla Serbia nel 1912 in seguito alle guerre balcaniche che precedettero la prima guerra mondiale, al Kosovo venne conferito dal Maresciallo Tito, Presidente dell’allora Jugoslavia, lo statuto di Regione Autonoma della Repubblica Socialista di Serbia. L’intenzione di Tito era quella di promuovere una politica volta a favorire la convivenza tra le popolazioni slave del sud. Questo significava promuovere il bilinguismo e fare in modo che l’elemento serbo non prevaricasse le altre etnie. Nel 1989 Slobodan Milošević revocò al Kosovo lo statuto di Regione Autonoma provocando così la reazione della componente di etnia albanese, che si organizzò politicamente nella Lega Democratica del Kosovo di Ibrahim Rugova, di stampo inizialmente democratico e pacifista.

Nel 1995, a causa della politica di sterminio attuata dall’esercito serbo (che portò al genocidio di Srebrenica, in Bosnia, durante il quale le Forze di pace delle Nazioni Unite colpevolmente non intervennero in modo adeguato), venne fondata l’UÇK, vera e propria forza militare che avrebbe poi combattuto contro le milizie serbe. In questo periodo vennero sterminati circa 13.500 civili albanesi, una ferita ancora aperta che continua a provocare sentimenti di frustrazione e di vendetta in tutto il Kosovo. Dal 1999 in poi, in relazione a questi fatti, la popolazione serba in Kosovo è discriminata e, in molti casi, perseguitata[2]. Con la Conferenza internazionale di pace di Rambouillet si tentò di contenere le spinte nazionalistiche nei Balcani, giudicando un errore quello di aver permesso l’annessione del Kosovo alla Serbia nella Conferenza di Londra del 1913.

In seguito, il Kosovo venne occupato dai dispiegamenti della missione NATO denominata KFOR, per assolvere alle funzioni di difesa e sicurezza nazionale e della missione ONU denominata UNMIK, per garantire il passaggio delle nascenti istituzioni kosovare alla piena stabilizzazione e indipendenza. Per poter mettere la regione balcanica in sicurezza si ritenne di prioritaria importanza facilitarne il dialogo con la Serbia e per far ciò l’ONU istituì una commissione apposita, guidata dal commissario ONU Althisaari che, con la risoluzione 1244, pose il Kosovo sotto diretta amministrazione di UNMIK. Tutto ciò voleva dire, indirettamente, non riconoscerne la piena sovranità. Secondo l’ONU una piena sovranità militare del Kosovo avrebbe potuto provocare instabilità per il Paese stesso e per tutti i Balcani, in quanto la Serbia considera la stessa esistenza del Kosovo come una minaccia. La speranza sarebbe stata quindi quella di far accettare gradualmente a entrambe le parti la situazione, monitorandola, nel frattempo, in modo diretto.

Nel 2006 la morte del Presidente Rugova, da sempre uomo di pace, e un rinnovato stato di agitazione tra la popolazione albanese, portò l’ex combattente dell’UÇK Hashim Thaçi al governo. Thaçi nel 2008 dichiarò unilateralmente l’indipendenza del Kosovo e la fine di UNMIK. Il tutto venne coordinato dall’Unione Europea, la quale istituì una missione internazionale ad-hoc denominata EULEX. Questo avvenimento divide ancora oggi la comunità internazionale e la stessa Unione Europea, come già detto. Il 22 luglio 2010 la Corte Internazionale di Giustizia ha emanato un parere consultivo riguardo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo. La richiesta di intervento della CIG venne presentata l’8 ottobre 2008 dall’Assemblea Generale riunitasi a fronte delle incessanti sollecitazioni da parte della Serbia, che aveva deciso di ricorrere alle vie legali per difendere la sua sovranità sulla provincia. La Corte giudicò legittima l’indipendenza del Kosovo, in quanto in linea con il diritto internazionale e con la risoluzione ONU 1244.

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[2] www.affarinternazionali.it/kosovo-giovani-sognano-poter-viaggiare


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Aurora Trotta

Laureata in scienze politiche sociali e internazionali all'Università di Bologna. Attualmente laureanda in International Politics and Markets presso il Campus di Forli.

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