“Contro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale” di Jan Zielonka

Zielonka

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Riflessioni conclusive

Come si ricordava all’inizio di queste note, il libro merita attenzione più per la prospettiva di analisi offerta che per le analisi stesse, raramente sorrette da argomentazioni solide ed esaustive. In queste considerazioni sul libro ci siamo limitati ad evidenziare gli aspetti più interessanti di detta prospettiva: l’immagine della contro-rivoluzione, la necessità di ripensamento radicale del presente e di ricambio della leadership, e infine la critica al neoliberalismo.

Per quanto concerne le prospettive future, Zielonka si pone – con la consueta ambiguità tipica di ogni conclusione dei saggi di critica politica – in una posizione intermedia, affermando come sia impensabile il sogno della federazione europea («un suicidio collettivo degli stati membri») ma allo stesso tempo come sia deleterio il mantenimento dello status quo. L’autore prova a tratteggiare alcune bozze affinché l’Europa esca da questa tenaglia, insistendo molto sulla costruzione di reti tra Stati-nazione, regioni, città, organizzazioni non governative e aziende europee – insomma, una diversa articolazione del potere che prenda in considerazione le realtà che si pongono in mezzo alla dialettica tra uno Stato-nazione sempre più debole ed un’Unione Europea intrinsecamente fragile. Inventare e sperimentare è il motto dell’autore, che invita a ripensare l’ordine costituito in tutte le sue forme, anche per quanto riguarda la rappresentanza parlamentare e le possibili prospettive che Internet può offrire in termini di dialogo civico e azione politica.

Questi appunti conclusivi rimangono, a parere di chi scrive, troppo fumosi rispetto alla complessità nella quale siamo immersi. Il volume rappresenta invece un ottimo manifesto a favore del pensiero critico, troppo spesso dimenticato nei circoli intellettuali. Critica e autocritica sono necessarie per comprendere gli errori del passato, pensare il presente e progettare il futuro. Contro-rivoluzione ha il merito di ricordarcelo.

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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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