Own this! Applicare il modello cooperativo all’economia digitale

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Che cos’è il cooperativismo di piattaforma?

Il cooperativismo di piattaforma è un movimento sociale ed economico in crescita volto a costruire un’economia cooperativa digitale. Un movimento che ora include qualcosa come 250 progetti. È guidato da quattro principi basilari:

  • Proprietà estesa: gli stakeholders e i lavoratori possiedono, e pertanto dirigono e controllano, le componenti tecnologiche, i processi di produzione, gli algoritmi, i dati, le strutture professionali e tutti i restanti aspetti della loro piattaforma digitale;
  • Governance democratica: tutti gli stakeholders e i lavoratori che possiedono la piattaforma gestiscono collettivamente la piattaforma tramite meccanismi democratici e secondo il principio una testa un voto;
  • Co-design della piattaforma: un più ampio numero di utenti, comprese persone tradizionalmente escluse da questi processi, sono coinvolti nell’ideazione e creazione della piattaforma;
  • Impegno allo sviluppo open-source: in modo che le piattaforme cooperative possano realizzare nuove strutture di proprietà collettiva e di governance democratica al loro interno.

Il cooperativismo di piattaforma è un modello economico basato sulla proprietà diffusa delle piattaforme – app, protocolli e siti web – e dell’infrastruttura digitale sottostante e dove i lavoratori possano avere voce in capitolo. Qualcosa come Uber, ma posseduto dagli autisti. I membri stessi della cooperativa devono poter prendere decisioni su ciò che accade su tali piattaforme. In una realtà in cui l’economia digitale sta già cambiando globalmente la vita di miliardi di persone, la cooperazione di piattaforma potrebbe diffondersi largamente coinvolgendo intere industrie. È un’idea che si batte per piattaforme giuste, dove le informazioni non sono raccolte, trattenute, analizzate e vendute senza il consenso degli utenti.

Allo stesso modo in cui le cooperative sono nate molti anni fa per arrestare i devastanti effetti di un capitalismo sfrenato e hanno combattuto per assicurare che i mercati servissero le esigenze degli esseri umani e non viceversa, le cooperative di piattaforma affrontano il rapporto salariale attraverso la proprietà dei lavoratori e la governance.

Cosa importante è che non si tratta di alcun soluzionismo tecnico. Le cooperative di piattaforma non sono una panacea ma si affiancano ad una serie di risposte esistenti alla crescente disaffezione verso il capitalismo, che spaziano dai movimenti di solidarietà, al reddito di base universale, alla proprietà dei dipendenti, ai piani di proprietà azionaria per i dipendenti, alle cooperative tradizionali, sino ai beni comuni e alle politiche elettorali. Le piattaforme cooperative intercettano le richieste di molti millenials per i quali lo status quo è chiaramente insufficiente, insufficiente a modificare l’andamento del sistema economico o far sì che le politiche tradizionali facciano una qualunque differenza. Ciò nonostante i sondaggi del 2016 sono stati eloquenti in una direzione diversa: più del 90% non ha partecipato in alcuna associazione politica, governativa, politica o legata ad una qualche problematica[1][2]. Un sondaggio dello stesso anno riguardante individui di età compresa tra i 18 e i 29 anni negli Stati Uniti ha rivelato che meno della metà delle nuove generazioni che sono entrate nel mercato del lavoro è a favore del capitalismo. Alla luce di ciò, è giunto il tempo di presentare un’alternativa politica ed economica praticabile per entrambi.

E, proprio come quando nel 1844 fu inaugurata la Società dei Probi Pionieri di Rochdale, alcuni comprendono le cooperative solo in termini di sopravvivenza economica mentre altri le descrivono come un modo per andare oltre al capitalismo. Ma da qualunque punto le si guardi, le cooperative di piattaforma mettono le persone al centro e consentono ai lavoratori-proprietari di stabilire i loro stessi obiettivi per il business.

Tramite la proprietà distribuita, le cooperative di piattaforma fondano democraticamente l’economia digitale grazie ad un modello di business fondamentalmente innovativo che, per la prima volta, mette lavoratori e utenti al di sopra degli azionisti e dei profitti.

Gli studiosi sono bravi a progettare obiettivi utopici ma il movimento delle piattaforme cooperative non è soltanto parte dell’immaginazione accademica, è già qui. L’ecosistema delle persone impegnate a sperimentarle si dipana dal Brasile alla Svizzera, dall’India al Canada, dall’Asia Orientale agli Stati Uniti e oltre. Su platform.coop si può vedere l’elenco dei progetti presenti in questo ecosistema.

Si stanno sviluppando diversi tipi di piattaforme cooperative:

  • Cooperative di produzione come Stocksy
  • Cooperative di lavoratori come Green Taxi, Co-Rise e Up&Go
  • Cooperative di piattaforma sui dati come MIDATA e Social.coop
  • Cooperative protocollari come EVA
  • E più importanti cooperative di mutual risk come Smart

Queste realtà stanno dimostrando la sostenibilità e la resilienza del loro nuovo modello di business.

Le piattaforme cooperative sono mature per interventi in diversi settori, come assistenza agli anziani, all’infanzia, consegna di cibo a domicilio, raccolta dei rifiuti, noleggio a breve termine, inserimento di dati, riparazioni domestiche, social media, educazione superiore e trasporti. I servizi d’assistenza agli anziani sembrano particolarmente maturi per l’ingresso sul mercato: si prevede che negli Stati Uniti la popolazione di adulti sopra gli 85 anni, il gruppo che necessita di maggiore assistenza, triplicherà dai 6.3 ai 19 milioni di individui entro il 2050[3]. Le donne che lavorano nell’assistenza agli anziani sono sovra-rappresentate, sottovalutate e sottopagate: affrontano orari discontinui e frammentati e guadagnano soltanto 13.000 dollari all’anno. Tra il 2014 e il 2025 dovranno essere creati soltanto in questo settore 633.100 posti di lavoro in più. Si tratta di uno dei dieci settori d’occupazione con il più alto margine di crescita negli Stati Uniti. Un approccio cooperativo porterebbe dignità ed equità salariale alla professione e il modello di piattaforma consentirebbe ai lavoratori di accedere alla domanda privata e di organizzarsi sull’intero territorio.

In che modo le piattaforme cooperative combattono i più ampi problemi dell’economia? Lottano contro il progressivismo superficiale della Silicon Valley, il quale è poco più che un alibi per il consolidamento del potere delle piattaforme. Ma in che cosa esattamente queste piattaforme cooperative si differenziano dall’approccio di business tradizionale tipico del capitalismo delle piattaforme?

Si distinguono offrendo:

  • Miglior qualità del lavoro e sicurezza
  • Una progettazione inclusiva che tutela i bisogni dei lavoratori
  • L’inclusione formale dei lavoratori nella governance d’impresa
  • Creazione di valore non soltanto per i lavoratori ma anche per la comunità
  • Le piattaforme cooperative mostrano una produttività maggiore tra i lavoratori, dimostrano una resilienza più consistente in mercati precari e incoraggiano i lavoratori ad attivarsi non soltanto sul posto di lavoro ma anche nelle loro comunità e in funzione di questioni politiche più grandi

Le cooperative sono ‘nascoste in bella vista’. Per quanto spesso siano trascurati, i cooperatori sono ovunque e la proprietà dei lavoratori è sostenuta sia da partiti conservatori che progressisti nei diversi continenti. Negli Stati Uniti un cittadino su tre è membro di una società cooperativa e, cosa più importante, oltre il 70% di tutti gli impiegati nelle cooperative americane sono donne, 2/3 non sono bianchi e i latinoamericani rappresentano quasi la maggioranza (45%).

Tornando indietro fino all’Ottocento, l’Emilia-Romagna è stata fondata come un’economia cooperativa. La cooperativa spagnola Mondragon dimostra come le cooperative possano ampliarsi senza perdere di efficacia; partita nel 1956 come una piccola realtà nella regione rurale dei Paesi Baschi in Spagna, oggi impiega 74.000 lavoratori in numerosi settori, dalla finanza alla produzione di parti d’auto.

In Germania, Rewe, Edeka, il Volksbanken System e molte altre sono tutte organizzate come aziende cooperative. Aggiuntevi la storia della Banca Raiffeisen. In Germania quasi 20 milioni di persone sono soci in cooperative, in India si contano più di 239 milioni di associati. Sia in Canada che in Francia quasi il 40% della popolazione è membro di cooperative. Il Brasile ne conta 7.6 milioni. Tuttavia, queste aziende consolidate devono ritornare alla loro identità originaria in supporto di coloro che hanno più bisogno. E devono, inoltre, supportare le cooperative più giovani.

In breve, nonostante la continua ‘uberizzazione della società’ – con posti di lavoro frazionati, socializzazione del rischio e crescente atomizzazione dei lavoratori – e nonostante gli immancabili pessimisti, la storia ci ricorda che non c’è nulla di determinato riguardo alla continua prevalenza di un modo di pensare o di un modello di business.

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[1] Harvard Institute of Politics, Survey of Young Americans’ Attitudes Toward Politics and Public Service.

[2] Su Facebook, la piattaforma utilizzata quasi due volte di più di ogni altra, meno di un terzo di coloro sottoposti al sondaggio aveva utilizzato un ‘aggiornamento di stato’ per appoggiare una posizione politica, un candidato o anche una questione politica.

[3] https://www.census.gov/prod/2014pubs/p25-1140.pdf


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Cooperatore, attivista, e professore associato alla New School di New York è anche membro del Barcelona Advisory Council on Technological Sovereignty. Ha teorizzato, studiato, e promosso il cooperativismo di piattaforma pubblicando nel 2016 il suo libro “Uber-Worked and Underpaid. How Workers Are Disrupting the Digital Economy”.

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