Own this! Applicare il modello cooperativo all’economia digitale

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Il lancio di una start up cooperativa

L’8 maggio 2017 ho assistito al lancio ufficiale di Up&Go. Si è svolta in un ampio spazio di co-working a Manhattan, completo di un arredamento giocoso, con soffitti alti, frontali delle finestre di dimensioni simili alle vele di una barca, eleganti sedili di velluto e un auditorium con una parete tappezzata di monitor. La sigla di Up&Go si leggeva su tutte le pareti. Non c’era un posto libero a sedere. Ero sorpreso. Perché mai così tante persone si mostravano interessante per un business in un mercato così marcatamente poco attraente? Il Center for Family Life, l’agenzia di design CoLab, la Robin Hood Foundation e Barclays Bank erano tutte lì per parlare a proposito del loro coinvolgimento nel progetto.

Steven Lee, consigliere delegato della Robin Hood Foundation, per primo ebbe l’idea di una piattaforma incentrata sui lavoratori, nel 2015. A New York la Fondazione è conosciuta come un bastione della lotta contro la povertà e la dequalificazione del lavoro, con un fondo di circa 100 milioni di dollari per supportare gli sforzi locali volti a sradicare la povertà. All’inizio dello sviluppo di Up&Go la Fondazione ha finanziato uno studio di sostenibilità per valutare se si potesse costruire una tale piattaforma di lavoro e se potesse avere qualche chance nel mercato. In collaborazione con studenti della Cornell Tech hanno creato un prototipo[24] ma presto divenne chiaro che CFL e la Fondazione avessero bisogno di un team che vi si dedicasse a tempo pieno e che si identificasse pienamente con la logica e le necessità delle cooperative. La variabilità e il carattere effimero dell’impegno legati agli orari degli studenti universitari si sono dimostrati un limite per l’avanzamento di un progetto così ambizioso. Così il team del CFL ha assunto CoLab, un’agenzia digitale di proprietà dei lavoratori con sede ad Ithaca (NY), per ripartire da zero. E in sarebbe stata CoLab a costruire quella che sarebbe diventata la piattaforma Up&Go.

La CFL aveva contribuito, significativamente, alla parte più cruciale, avendo fatto in passato da incubatole per un numero considerevole di cooperative di servizi domestici. Sapevano già che il modello sarebbe stato sostenibile. Ritengo che il ruolo svolto da CFL sia stato determinante per il successo del progetto dal momento in cui ha facilitato l’ingegneria sociale piuttosto che la codificazione della piattaforma. Hanno collaborato con le lavoratrici, spingendole ad aggregarsi e creare Up&Go, la piattaforma che gli avrebbe consegnato la chiave per l’economia digitale cooperativa.

Non è stato un percorso semplice. Nel 2016 la CFL si incontrò con otto cooperative di pulizie a New York per discutere il modello di piattaforma cooperativa. La questione cruciale era se le singole cooperative sarebbero state inclini a cedere la propria autonomia per unire le forze, congiuntamente, dentro il perimetro di Up&Go. La discussione fece emergere differenze nelle minuzie quotidiane su come gestire un’impresa. Innanzitutto, Sì Se Puede! Women’s Cooperative, una cooperativa esistente gestita da donne migranti, insisteva sul fatto di accettare solamente pagamenti cash o tramite assegni, mentre Up&Go era determinata ad utilizzare carte di credito, un’opzione vantaggiosa per i clienti che rende anche semplice addebitare eventuali penali di cancellazione delle prenotazioni. La carta di credito fornisce, inoltre, sicurezza finanziaria: un cliente irritato che paga con un assegno può semplicemente cancellare la transazione a suo piacimento se il servizio non lo ha soddisfatto. Di converso, l’uso delle carte di credito comporta commissioni e registrazioni specifiche e nominative delle transazioni, il che, per lavoratori privi di documenti la cui presenza nel paese o nel mercato del lavoro può essere precaria, può non essere desiderabile. In definitiva, per molte ragioni, Si Se Puede! decise di non unirsi al progetto.

Al lancio della piattaforma Up&Go Rylan Peery, un programmatore di CoLab, mi ha orgogliosamente fatto provare la piattaforma. L’interfaccia era decisamente semplice e maneggevole. Abbiamo cercato il codice postale del mio quartiere a Brooklyn per individuare cooperative che fossero attive in quell’area. Ne sono saltate fuori tre. Più tardi a casa ho cercato altri codici postali di New York; tutti mi hanno rimandato alle stesse tre cooperative: Brightly Cleaning Cooperative, Cooperative Cleaning of New York e Ecomundo Cleaning Cooperative. Mi sono chiesto come potessero tre sole cooperative essere di servizio a tutta la città. Con 8 milioni e mezzo di residenti al tempo in cui scrivevo l’articolo, significava che un lavoratore per 200.000 di newyorkesi[25], essenzialmente un lavoratore per cento treni della metropolitana. E’ chiaro che Up&Go dovesse ampliarsi per essere all’altezza delle esigenze, ma il suo approccio all’ampliamento è diverso da quello che potrebbe essere pensato nei laboratori di Palo Alto.

«La vera necessità è quella di moltiplicare le cooperative, scalando il modello»[26], ragiona il CFL. Invece di applicare la logica dell’espansione indefinita a una singola cooperativa, perché non «fare un tentativo di ‘impollinazione incrociata’ con altre cooperative e clienti per puntare ad economie di scala?»[27] Per quanto la CFL suggerisca fiduciosamente che le cooperative di lavoratori hanno più da offrire rispetto ai loro competitor, allo stesso tempo comprende bene che alle cooperative spesso mancano finanziamenti nella fase di startup.

All’inaugurazione ho notato che la brochure di Up&Go presentava il progetto come se fosse una app. In realtà si tratta di un sito web adattato ai sistemi mobile – una sorpresa positiva, data la diffusa standardizzazione delle app sugli smartphone che ignora i costi di ingresso dovuti all’effetto di rete associato al mercato delle app. Quando può costare, realmente, spingere la diffusione di un’app su un numero di schermi di smartphone sufficiente? Si tratta di un modello costoso.

Trovare un finanziamento

Il programma cooperativo di CFL, che per più di dieci anni ha condiviso metodologie e le migliori pratiche su come lanciare una cooperativa con efficacia, inizialmente ha incontrato difficoltà nel reperire finanziamenti che avrebbero sostenuto il loro lavoro. Sono rimasti bloccati per anni prima di riuscire ad attirare la New York Foundation, la New York Foundation for Women e la già citata Robin Hood Foundation. «Stiamo lavorando con consulenti di marketing pro bono, e chiunque altro… pro bono!»[28] commenta scherzosamente Maru Bautista, una dei membri lavoratori del programma cooperativo al CFL.

Non sono l’unica organizzazione che ha avuto questo tipo di esperienza. Nel complesso le sovvenzioni provenienti dalle fondazioni dotate di molte risorse hanno spesso mirato a finanziare offrire programmi in grado di promuovere l’inserimento lavorativo all’interno dell’esistente economia capitalistica. In realtà creare posti di lavoro attraverso la formazione di cooperative che coinvolgono i lavoratori in prima persona non è spesso qualcosa di ben visto e sostenuto volentieri da fondazioni o filantropi. Una fondazione più piccola ha addirittura insinuato che quello che stavano facendo fosse ‘anti-americano’.

Questo modello è decisamente simile a quanto occorso negli USA nel corso del XIX secolo, con l’industrializzazione e la diffusione di scuole finanziate con l’utilizzo di fondi pubblici. Quella che è stata definita ‘classe modello-fabbrica’ si sviluppò nell’età industriale, quando la linea di fabbrica era «il modo più efficiente per aumentare la produzione in generale, e l’analoga classe modello-fabbrica era la maniera più ragionevole di aumentare rapidamente le dimensioni di un sistema di scuole. Le fabbriche non erano pensate per promuovere la personalizzazione. E non lo erano nemmeno le scuole.»[29] O, come disse più duramente Adam Smith, un filosofo che al tempo stesso tracciò la strada per il capitalismo e il libero mercato e sostenne la necessità dell’istruzione universale durante la rivoluzione industriale[30], «Più sono istruiti [la popolazione] meno sono soggetti a deliri di entusiasmo e superstizione».[31] In altre parole, il criterio è quello di perpetuare la crescita del sistema e provare a tutti i costi a rendere coloro che non ne fanno parte adatti al sistema stesso. Anche per molte fondazioni, l’ideologia che guida la loro azione assegna maggiore importanza all’inserimento dei lavoratori nel sistema vigente piuttosto che a fornire supporto per la costruzione della propria impresa.

Con i finanziamenti garantiti sia da Robin Hood Foundation che da Barclays, Up&Go ha avuto la fortuna di evitare questa tipologia di finanziamenti. E per quanto accettare fondi da una grossa banca come Barclays, che è ben radicata nella struttura capitalista, può porre questioni etiche, è anche vero che i finanziamenti sono semplicemente una necessità. Per meglio dimostrare quest’ultimo passaggio, vi è una piccola targa di riconoscimento da parte di Microsoft al CFL in uno dei suoi laboratori informatici.

È anche vero che gran parte delle fonti di finanziamento tradizionalmente disponibili per le cooperative – cooperative di credito, banche cooperative e cooperative ben radicate – considerano le startup di piattaforme cooperative troppo rischiose. Anche un sindacato di gig worker ha mostrato poco interesse nel rappresentare le popolazioni di migranti e immigrati di Up&Go.[32] Tradizionalmente le iniziative capitaliste investono in innumerevoli startup, sperando che una o due possano fruttare profumatamente. Con le piattaforme cooperative le imprese capitaliste non vedono le stesse prospettive di profitti. Ma è necessario trovare nuove forme di finanziamento.[33]

E ci sono altre strade per trovarli. Le piattaforme cooperative multi-stakeholder, per esempio, possono attingere al supporto di potenziali soci-proprietari per finanziare la propria attività. Le Initial Coin Offerings (ICOs) sono nuove, anche se ancora non testate, modalità di finanziamento versatili per le piattaforme cooperative. Ci sono iniziative come start.coop che, come suggerisce il nome, supportano startup cooperative – tramite tutoraggi, supporto alla piattaforma, condivisione delle conoscenze e, in particolare per questi scopi, supporto agli investimenti.[34]

Da parte sua, lo staff non profit del CFL agisce anche effettivamente come team di supporto generale alle cooperative Up&Go, in parte perché i lavoratori qualche volta mancano delle necessarie competenze in materia di produzione, marketing, contabilità, controllo finanziario e di management. Il CFL fornisce supporto coordinativo per tecnologie, marketing e stesura di richieste per bandi. Sembra che il lavoro dello staff del CFL rimanga fuori dai libri contabili di Up&Go, un altro segnale che la sua elevata distribuzione del profitto oscuri più di quanto riveli. Tutto questo solleva la domanda in merito alla sostenibilità della piattaforma cooperativa.

Chi è responsabile?

Up&Go, come cooperativa di secondo livello (piattaforma), ha due bracci di governance: il Consiglio e la ‘membership’. Il Consiglio include rappresentanti delle tre cooperative socie (Brightly, Ecomundo e Cooperative Cleaning), così come due entità esterne. Si incontrano ogni trimestre e deliberano a lungo termine circa la strategia, la crescita, il budget e lo sviluppo tecnologico.

Il braccio operativo (o ‘membership’) prevede un rappresentante per ciascuna cooperativa. Si incontrano una volta al mese con lo staff del CFL – o più se necessario – per prendere decisioni sulle operazioni di Up&Go, come standard di qualità o del lavoro, per strutturare i prezzi e i corsi di formazione dei lavoratori. I rappresentanti poi riferiscono alle loro cooperative che sono responsabili delle loro operazioni giornaliere. Dalle discussioni emerge come i membri abbiano bisogno di una maggioranza quando sono in ballo decisioni fondamentali, ma anche altri membri interessati della comunità, nel caso del Consiglio, potrebbero avere peso decisionale. Questo metodo è simile al modello utilizzato da Loconomics, il cui consiglio direttivo include leader dell’industria no-profit.

Andando oltre, una delle sfide principali per Up&Go, come per altre cooperative di lavoratori, potrà probabilmente essere la governance. Ma per quanto riguarda la proprietà e della governance della piattaforma stessa? Come può una piattaforma essere veramente radicale? Può effettivamente alterare le dinamiche di potere? Molte cooperative di lavoratori non durano a lungo poiché i membri hanno semplicemente differenti priorità: alcuni vogliono salari più alti, altri sono desiderosi di lavorare meno – diventa complicato. Camille Kerr, del gruppo ICA, ha affermato: «Non siamo esperti di decision-making. Non abbiamo ancora scoperto come rendere i processi decisionali democraticamente efficienti». Per essere chiari, molte cooperative devono confrontarsi con questo ostacolo. Per ora la questione rimane largamente irrisolta.

Possediamo il codice!

La base del codice Up&Go è proprietaria. Ciò significa che la proprietà intellettuale del software di Up&Go è ora detenuta da cooperative. Dopo lunghe discussioni con i fondatori, la Robin Hood Foundation ha consegnato loro i diritti di proprietà intellettuale. Le cooperative per questo stanno celebrando il fatto che persone che di solito non hanno nemmeno accesso alla tecnologia che loro ora addirittura possiedono un software. Questo è per loro una conquista di cui vanno fieri. Non è difficile capire perché i membri cooperativi di Up&Go lo ritengano un asset eventualmente monetizzabile. «Non hanno mai posseduto alcuna tecnologia. Non hanno mai avuto alcun tipo di accesso» ha detto Sylvia Morse, «Festeggiano la loro proprietà sul codice software».

Allo stesso tempo, non godere di un accesso open source significa che altre piattaforme cooperative che intendano implementare simili funzionalità devono partire da zero. Iniziano a riprodurre sforzi uguali. Non ha alcun senso. Milioni di dollari vengono sprecati letteralmente in questo modo. E la qualità dei prodotti è anche più bassa in seguito a ciò. Dunque cosa spinge piattaforme come Up&Go e Loconomics e altre a continuare a reinventare la ruota quando si tratta del loro codice base? Nel caso di quest’ultime due, i loro membri hanno un contro-argomento convincente. Ma alla fine, non garantire un sistema open source è un’opportunità persa in chiave di solidarietà e collaborazione, per non parlare del fatto che il codice open source riflette in sé un principio etico chiave delle cooperative. Altre cooperative, come Fairmondo UK, Loconomics e il sito di peer-to-peer bike sharing Coop Cycle hanno già operato con successo promuovendo l’open source.

Progettando la differenza

In termini di codice e design, Up&Go è chiaramente distinta dal modello delle altre app consuete. Anche all’interno del mondo in crescita delle piattaforme cooperative, Up&Go presenta una serie di caratteristiche di design uniche. La prima: Up&Go non offre alcun sistema di valutazione del lavoratore. Il sito di Up&Go offre soltanto foto di gruppo; non c’è alcun profilo individuale dei lavoratori. Quando i clienti richiedono un servizio professionale, sanno quale specifica cooperative fornirà il servizio, ma non hanno alcun controllo su chi si presenterà effettivamente alla loro porta. Da una parte questo è stato il risultato di una serie di test effettuati presso gli utenti delle piattaforme: alcuni clienti hanno riferito che la ricerca di profili individuali era un po’ troppo simile a scorrere la app di appuntamenti Tinder. I membri delle cooperative, d’altra parte, hanno riconosciuto, in base a studi, che i profili individuali possono portare a molestie.

Non utilizzare profili individuali – dunque basandosi essenzialmente sulla fiducia del consumatore verso la cooperativa – è una mossa coraggiosa. Si discosta in modo netto dall’infernale sistema di controllo e di lavoro emozionale proprio di quel mondo militarizzato, protetto e contrassegnato da un ‘fascismo amichevole’ predetto, con colori pastello in Nose Dive, un episodio della serie televisiva britannica Black Mirror. Il sistema di reputazione che è il cuore dell’economia estrattiva on-demand si basa presumibilmente sul fatto che lavoratori, proprietari di piattaforme e clienti sono estranei. Secondo il ricercatore canadese Tom Slee, «i sistemi di reputazione sono lo strumento sbagliato per affrontare fallimenti rovinosi»: una valutazione a una stella non è il modo per rispondere a frodi, furti o aggressioni. Il fallimento di questi sistemi è costantemente coperto da dalla reinvenzione dei loro meccanismi.[35]

I potenziali benefici per il cliente nel modello cooperativo sono altri: i membri sono accuratamente messi alla prova prima di essere ammessi, e c’è un periodo di prova. Sono vantaggi competitivi, in particolare in un settore intimamente legato alla casa di ciascuno. Un altro vantaggio importante delle cooperative è che i lavoratori sono già organizzati e si sono impegnati a lavorare con Up&Go. La piattaforma non deve fare sforzi per mantenere i lavoratori, problema che affligge gravemente altre piattaforme di servizi. Handy, per esempio, ha molta difficoltà nel trattenere i suoi lavoratori.[36] I professionisti che lavorano per Up&Go sono fieri del loro lavoro perché impegnati ad essere parte di una cooperativa di lavoratori e della piattaforma. «Ero sorpreso di quando stessi apprendendo», dice un altro proprietario-lavoratore circa la sua membership in Up&Go. «Adesso ho nuovi obiettivi. Sono più indipendente. Sono pronto». Questo è qualcosa che un servizio come Handy non potrebbe mai replicare.

Silvya Morse afferma con enfasi che le persone hanno bisogno di riconoscere nel lavoro di pulizia un servizio professionale, che richiede tempo e preparazione e che, conseguentemente, il servizio costerà di più. Non è qualcosa che tutti potrebbero fare da soli se avessero soltanto più tempo da dedicarvi. (Come punto di riferimento, il costo di un primo servizio, una pulizia di 3-5 per un appartamento con una camera da letto è stimato da Up&Go tra i 142 e i 153 dollari; per un trattamento simile Handy prospetta invece 128 dollari).[37]

«Up&Go concede inoltre ai suoi membri la possibilità di dire la propria opinione su come vorrebbero fornire servizi ai propri clienti»,[38] continua Ortega. Invece di essere sempre pronti a chiamare i clienti, sempre timorosi di valutazioni basse o di ‘disattivazione’ dell’occupazione, come con Uber, Up&Go offre ai suoi lavoratori la protezione contro i contraccolpi della gig economy e il controllo sul proprio flusso lavorativo. Rispetto a Uber che supporta una cultura misogina e avida, Up&Go inaugura una cultura totalmente differente: crea una cultura di solidarietà imprenditoriale. Uno spazio di lavoro che è rigenerante per i suoi dipendenti, dove i lavoratori diventano una fonte di creatività piuttosto che un ostacolo all’accumulazione di capitale. «Prima di iniziare a lavorare per Brightly mi vergognavo di aver pulito le case per vivere» afferma Cereina Dominguez, fondatrice della stessa cooperativa, «ma questo è cambiato quando mi sono unita alla cooperativa. All’inizio pensavo che fosse come Facebook dove parli con altre persone. Ma poi ho imparato che non era vero. Ha fatto molto di più». Aggiunge, «Ho scoperto i miei diritti. Prima ero intrappolata nel capitalismo. [La cooperativa] mi ha dato tanto valore. Ho capito che posso fare la differenza. Mi rende molto orgogliosa».

Il portfolio dei lavoratori

Eppure, il fatto che una piattaforma come Up&Go non mantenga i profili individuali dei lavoratori, pone anche una serie di sfide per i lavoratori stessi. Non c’è modo per gli operai di portare il proprio capitale reputazionale da una piattaforma all’altra. Dopo dieci anni di lavoro per la piattaforma, per esempio, i lavoratori non hanno nulla per dimostrarlo. Quando decidono di cambiare piattaforma non possono presentare le loro valutazioni come master worker – come li chiamano su Amazon Mechanical Turk. Forse la risposta sta nel creare una diversa tipologia di portofolio che possa ancora visualizzare il contributo di ogni individuo alla cooperativa, ma non il loro vantaggio competitivo.

Per la Robin Hood Foundation, in aggiunta al loro supporto per Up&Go, Steven Lee vuole aiutare a creare a far crescere altre cooperative tramite l’associazione di nuovi membri. Lui «immagina che questa app possa essere estesa anche ad altri tipi di lavoratori, che attualmente restano al di fuori del quadro cooperativo, dal momento che il numero effettivo di cooperative di lavoro, sebbene certamente in aumento, è ancora troppo piccolo rispetto alla quantità di lavoratori che potrebbero beneficiare della tecnologia progettata con le loro necessità e interessi bene in mente. Tale strategia potrebbe fornire un percorso alternativo per quei lavoratori che lavorano con le app per federarsi in nuove cooperative».[39]

Sharetribe e la necessità di un cloud cooperativo

Un equivoco possibile rispetto al codice open source è che un’azienda concorrente potrebbe appropriarsene. Juno Makkonen, co-fondatore e CEO di Sharetribe, una startup con sede ad Helsinki che avvia imprese con piattaforme di lavoro e noleggio a breve termine, afferma che non ha mai visto accadere una cosa del genere. «Quando mi sono imbattuto nel cooperativismo di piattaforme» afferma Makkonen, «ho pensato che fosse quello che stavo cercando in tutti questi anni». Se si guarda a WordPress, rimane a galla ospitando altri siti e il suo software è open source. Con open source, spiega Makkonen, si intende che l’acqua è gratuita ma si paga per la bottiglia. Da parte sua, Sharetribe prevede un addebito solo per l’archiviazione dei dati. Hanno quindici dipendenti a tempo pieno e stanno pensando di coinvolgere i loro investitori per trasformare la loro attività in una cooperativa.

La questione dell’hosting dei dati ha implicazioni più ampie e merita più attenzione. Mentre le cooperative di piattaforme salvaguardano la resilienza e la dignità dei lavoratori, le cose cambiano quando seguiamo i dati nel loro percorso verso il cloud aziendale. Improvvisamente restituiamo le redini alla filosofia di Jeff Bezos, CEO di Amazon. In generale le piattaforme cooperative individuali hanno grandi difficoltà a mantenere i dati al sicuro e probabilmente dovranno scegliere piattaforme di Big Data per fare da gatekeeper; sia Sharetribe che Up&Go si avvalgono dei servizi cloud di Amazon (AWS). Il gigante di Bezos ha il vantaggio della concentrazione, del monopolio: le enormi quantità di dati sono protette dietro complessi muri crittografici nei server di Amazon. Sono metodi di difficile decifrazione e il monopolio permette loro di rafforzare lo scudo protettivo. Le singole piattaforme cooperative, anche se fossero federate in un cloud condiviso, avrebbero difficoltà a offrire una sicurezza operativa paragonabile.

Questo è un problema generale con i dati nel mondo di oggi: raggiungere uno standard di sicurezza dei dati che soddisfi le esigenze odierne è molto difficile. Come mi ha confidato Rosario Gennaro, direttore del Center for Algorithms and Interactive Scientific Software del City College di New York, proteggere piccole enclave di dati, proprio come singole piattaforme cooperative come Up&Go o MiData vorrebbero, è un ‘incubo crittografico’[40]. Sebbene affidare i dati ad Amazon Web Services potrebbe essere pragmaticamente saggio, dal momento che si tratta di servizi relativamente economici e sicuri, nel lungo periodo ciò comporta dipendenze che sono malsane. Inoltre, questo rafforza ulteriormente Amazon, in quanto gli consente di eseguire enormi analisi dei dati per i propri copi. Sylvia Morse ha notato che nel momento in cui Up&Go continuerà a crescere la questione dell’hosting dovrà essere ripensata. L’esperienza di Up&Go dimostra la reale necessità di un cloud cooperativo.

Sono giunto alla conclusione di questo caso studio. Successivamente discuterò le principali sfide che si prospettano per le piattaforme cooperative.

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[24] Il nome iniziale era Coopify, un nome che era già aveva già su molte pagine risultati di ricerca senza il nome dell’impresa

[25] Bureau, U.S. Census. “American FactFinder – Results”. factfinder.census.gov.

[26] Yorra, Emma. “Ours To Govern And To Own.” Internet Society. gennaio 2016.

[27] Stearn, Michelle. “‘Coopify’: A new platform bringing broad-based ownership to your smartphone.” Community-wealth.org. 11 gennaio, 2016. http://community-wealth.org/content/coopify-new-platform-bringing-broad-based-ownership-your-smartphone

[28] Maru Bautista the Rutgers conference, 14gennaio 2018

[29] Rose, Joel. ‘How to Break Free of Our 19th-Century Factory-Model Education System.” The Atlantic, 9 maggio 2012 https://www.theatlantic.com

[30] Carl, J. “Industrialization and Public Education: Social Cohesion and Social Stratification.” In Cowen, R. and Kazamias, A.M. (eds) International Handbook of Comparative Education. Springer International Handbooks of Education, vol 22. Springer, Dordrecht. 2009, p. 503.

[31] Kandel, I. Comparative Education. New York: Houghton Mifflin. 1933. P. 51.

[32] Coca, Nithin. “How Innovative Funding Models Could Usher In A New Era of Worker-Owned Platform Cooperatives.” Shareable, 28 agosto 2017 https://www.shareable.net/blog/how-innovative-funding-models-could-usher-in-a-new-era-of-worker-owned-platform-cooperatives

[33] Coca, Nithin. “How Innovative Funding Models Could Usher In A New Era of Worker-Owned Platform Cooperatives.” Shareable, 28 agosto 2017 https://www.shareable.net/blog/how-innovative-funding-models-could-usher-in-a-new-era-of-worker-owned-platform-cooperatives

[34] https://start.coop/

[35] Vedi Tom Slee, What’s Yours is Mine. New York: OR Books, 2015, capitoli II e VIII.

[36] Griswold, Alison. “Dirty Work: Almost Everything That Startups Get Right—and Horribly Wrong—Happened at Home-Cleaning Service Handy.” Slate, 24 luglio 2015.

[37] Novick, Ilana. “Cleaning Workers Are Fighting for Better Pay and Benefits.” Vice, Aug. 8, 2018. https://free.vice.com/en_us/article/

[38] Reiss, Chaya. “UP&GO.” Youtube video, 2:36. 17 maggio 2017. https://www.youtube.com/watch?v=O1ULJp59hEw

[39] Stearn, Michelle. “‘Coopify’: A new platform bringing broad-based ownership to your smartphone.” Community-wealth.org. 11 gennaio 2016. http://community-wealth.org/content/coopify-new-platform-bringing-broad-based-ownership-your-smartphone

[40] Genaro, Rosio. “Cyber Insecurity: Everything You Ever Wanted to Know About Encryption But Were Afraid to Ask.” Panel discussion, 18 aprile 2017.


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Cooperatore, attivista, e professore associato alla New School di New York è anche membro del Barcelona Advisory Council on Technological Sovereignty. Ha teorizzato, studiato, e promosso il cooperativismo di piattaforma pubblicando nel 2016 il suo libro “Uber-Worked and Underpaid. How Workers Are Disrupting the Digital Economy”.

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