L’impresa cooperativa. Intervista a Vera Zamagni

Vera Zamagni

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La cooperazione oggi

Quali sono state le più importanti metamorfosi del settore cooperativo in Italia? Ci sono delle caratteristiche specifiche del settore cooperativo italiano nei confronti delle altre economie avanzate?

Vera Zamagni: Oggi il settore cooperativo italiano conta 1,3 milioni di addetti diretti e oltre 13 milioni di soci. Esso si è sviluppato continuativamente a partire dalla prima cooperativa di consumo sorta a Torino nel 1854, ma ha avuto una particolare crescita dagli anni 1980 in poi. Almeno tre sono le sue caratteristiche distintive: 1) la capacità di essere presente in tanti campi diversi, così da poter costruire forti reti di imprese cooperative; 2) la presenza della cooperazione nella nostra Costituzione all’art. 45; 3) la creazione di cooperative sociali (dove oggi lavorano oltre 400.000 persone) rivolte al territorio.

Quali sono nell’economia attuale a livello mondiale gli ambiti nei quali la cooperazione può giocare un ruolo di maggiore rilievo? E quali sono gli aspetti che possono favorirne il successo, in relazione alle problematiche attuali?

Vera Zamagni: I settori tradizionali dell’industria alimentare, della distribuzione commerciale, del credito solidaristico hanno ancora molto da avvantaggiarsi da una gestione cooperativa, ma i campi nuovi sono quelli dei servizi alla persona, della gestione dei servizi comuni (energie rinnovabili e altro), dell’animazione delle piccole comunità, della comunicazione, della gestione associata di professioni, soprattutto quelle con attività non continuative, e di eventi culturali. Anche le piattaforme potrebbero essere meglio gestite dagli stessi utenti, se ci fosse l’iniziativa di qualcuno desideroso e capace di contrastare il dominio ormai imbarazzante delle piattaforme monopoliste possedute da singoli.

Quali sono le principali sfide oggi aperte di fronte alla cooperazione?

Vera Zamagni: La principale sfida è quella di comprendere che i bisogni delle persone vanno al di là di quelli della mera sopravvivenza che diedero origine alle prime forme di cooperativismo e si estendono ai bisogni di socialità, di uguaglianza, di cura, di giustizia, di amore per il territorio, di condivisione di destini, di sostegno alle fragilità di cui è piena la vita, di qualità della vita. Per questi bisogni, che oggi fanno premio su quelli di mera sopravvivenza, la forma cooperativa di impresa nella sua declinazione tradizionale o in qualche modalità rinnovata ha un forte vantaggio comparato sulla forma capitalistica d’impresa. Il problema è che non sono in molti a saperlo, perché i corifei dell’impresa capitalistica hanno buon gioco nel nascondere questa verità.

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Classe '91. Laureato in Scienze Filosofiche al Collegio Superiore di Bologna. Al momento è PhD candidate in Storia presso l'Università di Cambridge, Pembroke College. Appassionato di meccanica, ciclismo e montagna, si interessa di storia economico-politca, Rinascimento e tecnologia.

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