Cooperazione e promozione della legalità. Intervista a Valentina Fiore – Libera Terra

Libera Terra Valentina Fiore

Tracciamo un quadro di “Libera Terra”. Quando e con quali finalità nasce questo progetto? Per iniziativa di quali soggetti? In che territori opera?

Valentina Fiore: Libera Terra è nata nel 2001 grazie all’iniziativa di Libera, con la collaborazione della prefettura di Palermo e del Consorzio Sviluppo e Legalità. Nel 2001 Libera e la prefettura di Palermo firmavano, infatti, un protocollo con lo scopo di far nascere il progetto Libera Terra. In seguito alla firma del protocollo fu pubblicato un bando di concorso pubblico per la selezione dei soci della prima cooperativa sociale Libera Terra, che sarebbe stata incaricata di gestire i terreni agricoli confiscati alla mafia nell’Alto Belice corleonese. Nasceva così la cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra seguita da molte altre. Oggi le cooperative Libera Terra sono 9, tutte cooperative sociali di tipo B, operano in quattro regioni del Sud Italia, Sicilia, Calabria, Campania e Puglia e gestiscono circa 1.300 ettari di terreni liberati dalla mafie, tutti coltivati in regime di agricoltura biologica. Nel 2002 veniva commercializzato il primo prodotto Libera Terra, la pasta. Oggi il portafoglio dei prodotti Libera Terra include oltre novanta referenze commercializzate attraverso tutti i principali canali distributivi sia in Italia che all’estero. Nel 2008 veniva fondato il Consorzio Libera Terra Mediterraneo che riunisce le cooperative Libera Terra insieme altri partner che ne condividono i valori e i principi. Nel 2018 il Consorzio ha compiuto dieci anni.

Tutto nasce grazie all’approvazione della legge di riferimento che è la 109/96 che permette il riuso sociale dei beni confiscati attraverso l’assegnazione ad organizzazioni senza scopo di lucro. Ed importante, sin dall’inizio, è stata la disponibilità del movimento cooperativo nel mettere a disposizione competenze, persone e strutture che hanno dato un contributo importante in diversi ambiti alla nascita e al consolidamento di questa nuova esperienza di impresa cooperativa. È una legge di iniziativa popolare promossa da Libera nel 1995 a cui sostegno furono raccolte più di un milione di firme. Ed è stata richiesta a gran voce come “completamento” della legge 646 del 13 settembre 1982, (legge Rognoni – La Torre) che ha introdotto nel nostro sistema legislativo il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso stabilendo che coloro che vengono condannati in via definitiva per questo reato sono passibili della confisca dei loro beni. In quella legge però non era previsto alcun utilizzo per i beni confiscati e acquisiti al patrimonio dello Stato. La mission di Libera Terra è valorizzare territori stupendi ma difficili, attraverso il recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie, la creazione di cooperative autosufficienti, durature, in grado di dare lavoro e creare indotto positivo e la realizzazione di prodotti di qualità, ottenuti con metodi rispettosi dell’ambiente e della persona. Viene così proposto un sistema economico virtuoso e sostenibile, basato sulla legalità, sulla giustizia sociale e sul mercato.

Quali sono le tappe principali dell’evoluzione di Libera Terra? Quali esperienze ne fanno parte oggi? Cosa ne caratterizza la natura cooperativa?

Valentina Fiore: Libera Terra è la dimostrazione pratica che si possa creare impresa, che sia strumento di un progetto di natura sociale e di interesse collettivo, capace di auto sostenersi e stare sul mercato grazie all’impiego di professionalità specifiche e di alto livello e alla costante tensione al miglioramento. Lo scopo del progetto è quello di restituire valore e bellezza ai beni che gestiamo, attraverso le cooperative sociali che sappiano al contempo essere rispettose delle risorse umane e dell’ambiente, e il cui scopo è la realizzazione di prodotti agroalimentari dalle elevate qualità organolettiche, il tutto per avviare e consolidare percorsi di cambiamento sociale, economico e culturale dei territori in cui i beni si trovano. Partendo da questi presupposti Libera Terra, nei territori dove opera, si è dimostrata un’impresa sociale capace di ridistribuire ricchezza attraverso la creazione di un indotto occupazionale, e non solo, basato sui principi della legalità/normalità e della sostenibilità. Nel nostro approccio il mercato non rappresenta l’obiettivo, ma lo strumento per accrescere il nostro progetto dandogli concretezza e credibilità; e per stare con dignità sul mercato la qualità delle nostre produzioni è la leva che ci garantisce prospettiva di lungo termine. Il fine ultimo delle nostre attività sono i territori, le persone, il recupero di spazi fisici, ma non solo, alla legalità e al presidio delle istituzioni e della società civile. In questo senso la gestione dei beni confiscati, che restano di proprietà pubblica, sono il modo di concretizzare quella collaborazione pubblico-privato, costruttiva e trasparente, che consente sinergie importanti, ed efficaci, nell’interesse collettivo.

Cosa significa promuovere una cultura – e un’economia – della legalità in un territorio, e in un settore come quello agroalimentare, così profondamente segnato dalla piaga della criminalità organizzata?

Valentina Fiore: In modo molto semplice e concreto, il nostro compito è innanzitutto cercare di fare le cose per bene. Tradurlo in termini concreti significa attuare buone pratiche agricole e agroalimentari grazie al lavoro delle cooperative nei territori in cui operano. Consideriamo il nostro lavoro del tutto normale, legalità e corretta gestione di impresa cooperativa sociale non deve e non può essere percepita come eccezione o straordinarietà. Tutto ciò si traduce nello sforzo di attuare una tipologia di agricoltura, ed in genere di impresa, che sia rispettosa della terra, delle persone e che valorizzi il territorio passando dalle colture tradizionali e dalle pratiche agronomiche che lo contraddistinguono. Tenere insieme in modo coerente la nostra identità e le nostre attività è per noi un impegno quotidiano. Le scelte, dalla campagna allo scaffale, cercano quel collegamento che ci consentano di portare in giro per l’Italia, e per il mondo, quelle terre, quelle storie, quei territori. Ed è semplice nell’agroalimentare trovare gli strumenti per valorizzare il positivo, per ridare dignità e riscatto alle terre e ai territori.

Nel nostro piccolo, siamo la dimostrazione che anche in territori difficili è possibile creare impresa sostenibile generando valore aggiunto economico. Il nostro lavoro dimostra che è possibile una scelta, fatta di impegno, passione ed alta professionalità in discontinuità al modello socio economico mafioso. Vogliamo che il fatto di essere testimoni quotidiani di un altro modo di lavorare e di fare economia sia la base solida per avviare e stimolare percorsi di cambiamento positivi, rompendo abitudini, inerzie e pessimismi.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Libera Terra

Pagina 2: La sfida di Libera Terra

Pagina 3: Impatto economico, sociale e ambientale


Crediti immagine: Libera Terra


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Nato a Carpi (MO), laureato in Storia Contemporanea nel 2015 presso l'Università di Bologna. Collabora con diverse riviste cartacee e online.

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