Cooperazione e promozione della legalità. Intervista a Valentina Fiore – Libera Terra

Libera Terra Valentina Fiore

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Impatto economico, sociale e ambientale

Per Libera Terra qualità e territorialità dei prodotti sono aspetti chiave. Come si opera sul fronte dell’agricoltura biologica e per ridurre l’impatto ambientale?

Valentina Fiore: L’idea di sposare metodi di agricoltura sostenibile è insita nella stessa mission di Libera Terra. Tutte le nostre colture sono biologiche, riteniamo che il rispetto della “madre terra” e dell’ambiente in generale sia il modo più corretto e responsabile di gestire terreni che non sono di proprietà delle cooperative, ma che sono beni pubblici. Le nostre materie prime vengono coltivate tenendo fede alla filosofia del “buono, pulito e giusto” cercando di dare spazio alle colture espressione della tradizione agroalimentare dei territori dove operiamo. Tutto viene curato con la massima attenzione, ogni step della filiera produttiva è costantemente monitorato per assicurare un prodotto che coniughi qualità e valore etico. La finalità è quella di acquisire riconoscibilità e solidità per la qualità delle nostre produzioni in modo da gettare le basi per un futuro che ci permetta di continuare a dare risposte concrete al territorio.

La grande scommessa, e aggiungerei la principale responsabilità, per Libera Terra resta quella del lavoro e in generale della ricaduta sociale del proprio operato, attraverso la valorizzazione della terra come risorsa ma anche della persona. Chi sono i soci delle cooperative? Come si opera per garantire un lavoro che sia dignitoso ed inclusivo? Vengono valorizzato soltanto i soci o le ricadute positive interessano l’intera filiera?

Valentina Fiore: I soci delle nostre cooperative sono fondamentalmente persone che hanno una professione legata al mondo agricolo e risiedono nei territori dove operano le cooperative. Le nostre sono cooperative sociali di tipo B, nella nostra mission quindi è insita l’inclusione di soggetti svantaggiati. Tutti i nostri soci e dipendenti, come dovrebbe essere normale, hanno un regolare contratto di lavoro e hanno assicurati tutti i diritti propri di chi lavora nel mondo agricolo. Nulla di straordinario, pura e semplice normalità. Per il raggiungimento degli scopi produttivi e qualitativi delle nostre cooperative è di fondamentale importanza fare un investimento sulla crescita professionale dei soci, valorizzandone le competenze e permettendogli di acquisirne di nuove. Siamo aziende cooperative che guardano al passato in termini di tradizioni colturali ed agronomiche, ma proiettate al futuro in termini di competenze e professionalizzazione. La costituzione del Consorzio, inoltre, ci ha permesso di ampliare l’indotto positivo in termini economici e sociali generato dal nostro sistema anche ad agricoltori che hanno deciso di sposare il nostro progetto. Questi agricoltori aderiscono al nostro rigidissimo disciplinare di produzione e sottoscrivono contratti di produzione pluriennali con prezzo minimo garantito, dando maggiore valore alle loro materie prime biologiche, così che il ritorno del loro lavoro non sia soggetto alle oscillazioni del mercato, che rispetto a congiunture di carattere internazionale, ne svaluta il vero valore.

Libera Terra Valentina Fiore

Libera Terra al fianco della lotta per una “economia giusta” porta avanti un’attività legata alla memoria, come è evidente anche dalla scelta dei nomi dati alle diverse cooperative che ne fanno parte, già a partire dalla prima delle cooperative Libera Terra che porta il nome di Placido Rizzotto, sindacalista e politico ucciso dalla mafia di Corleone per il suo impegno a favore del movimento contadino. Quello della memoria è un aspetto chiave del contrasto alla criminalità organizzata, come opera Libera Terra per conservare il ricordo e per portare avanti il lavoro delle tante vittime di mafia? Quali sono le principali iniziative di carattere sociale e culturale realizzate a supporto del territorio?

Valentina Fiore: Per le nostre cooperative creare memoria collettiva, in piena sintonia con gli scopi di Libera, è un fattore identitario. Molte delle cooperative sono intitolate a vittime innocenti della mafie, che hanno segnato profondamente, con il loro esempio, i territori dove operano. Sentiamo il richiamo continuo della responsabilità della memoria nel nostro impegno quotidiano sforzandoci di essere massimamente coerenti nei modi, negli atteggiamenti, nella gestione del nostro lavoro rispetto a quella che sono i valori alla base del nostro sistema cooperativo. Le nostre cooperative, inoltre, sono soggetti attivi del territorio supportando tutte le attività che Libera propone in questo ambito. In ultimo molti dei nostri prodotti sono dedicati a vittime innocenti delle mafie o a categorie professionali e non, che con la loro azione quotidiana costruiscono una società normale in discontinuità alle mafie. I nostri prodotti sono il mezzo di comunicazione più importante di cui disponiamo, l’intitolazione per noi è un atto di rispetto e memoria, non è “urlata”. Non vogliamo “vendere” ciò che siamo né la storia da cui veniamo, ma ciò che siamo diventati bravi a fare: prodotti sostenibili e di qualità. Pensiamo che la qualità sia il miglior ambasciatore di ciò che siamo, delle storie e dei valori di cui siamo portatori.

Libera Terra rappresenta un esempio virtuoso di riutilizzo a fini sociali, attraverso lo strumento cooperativo, di un bene confiscato alla criminalità organizzata e di collaborazione di successo tra istituzioni pubbliche, associazionismo e cooperazione organizzata. Come sintetizzerebbe i caratteri principali di questo modello e le sue molteplici dimensioni? È ipotizzabile la replicabilità di un progetto con queste caratteristiche? Anche in settori diversi da quello agroalimentare?

Valentina Fiore: Il modello è risultato vincente perché si condivide l’obiettivo comune di valorizzare dei beni di interesse collettivo. Ognuno dei soggetti coinvolti in questo percorso ha fatto semplicemente il suo dovere, per raggiungere lo scopo. Per farlo pienamente noi ci siamo posti l’obiettivo di dimostrare che la cooperazione sociale può essere un modello imprenditoriale virtuoso, sostenibile e autosufficiente. Per farlo ci siamo dotati degli strumenti cooperativi noti a tutto il movimento cooperativo (il Consorzio prima di tutto, ma anche l’adozione di prassi e strumenti di cooperazione tra cooperative, come indicano chiaramente i nostri principi). Pensiamo che il nostro esempio, non tanto distante da altre realtà cooperative che operano in diversi settori, possa essere riproposto anche in altri ambiti. Come già avviene, del resto, nel movimento cooperativo in generale: non esiste settore economico escluso alla cooperazione. Anzi le modifiche al codice antimafia di fine 2017 chiamano, in qualche modo, ad una maggiore assunzione di responsabilità di tutte le cooperative, non solo le sociali, per dare un contributo alla presa in carico e gestione di beni confiscati. In questo senso il nostro, cosi come altri modelli, sono importanti per ispirare quanti più soggetti ad assumersi l’onere e l’onore di un pezzo di questa battaglia, insieme alle istituzioni, per una società di equa, giusta, lontana da ogni condizionamento. E quindi più Libera.

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La coltura degli ulivi, crediti immagine: Valter Molinaro


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Nato a Carpi (MO), laureato in Storia Contemporanea nel 2015 presso l'Università di Bologna. Collabora con diverse riviste cartacee e online.

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