“Costituzione italiana: articolo 4” di Mariuccia Salvati

Articolo 4

Recensione a: Mariuccia Salvati, Costituzione italiana: articolo 4, Carocci, Roma 2017, pp. 168, 13 euro (scheda libro).


La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Anche se probabilmente è meno noto del celeberrimo inciso finale dell’articolo 1, quello per cui la nostra Repubblica è “fondata sul lavoro”, l’articolo 4 della Costituzione contribuisce in misura non meno essenziale alla definizione di ciò che Meuccio Ruini chiamò, con espressione di grande efficacia, “il volto della Repubblica” (p. 9).1

Poiché, passato oramai più di un ventennio da quando Jeremy Rifkin decretò la “fine del lavoro”,2 il dibattito sul significato e sul destino di questo essenziale aspetto dell’esperienza umana non accenna a placarsi e viene anzi costantemente rinfocolato sui media, una riflessione su cosa significhi il lavoro nel nostro ordinamento costituzionale non può che essere la benvenuta.

A fornirla ha provveduto Mariuccia Salvati in Costituzione italiana: articolo 4, commento alla norma in questione scritto per la benemerita serie di agili libretti, in parte già recensita su questa Rivista, che ella dirige insieme a Pietro Costa.

L’intenzione, come già ricordato in precedenza, è quella di offrire uno strumento di “didattica dei principi fondamentali” contenuti negli articoli 1-12 della Carta, che per ciascuno di essi evidenzi le radici storico-ideologiche “remote”, la genesi nell’Assemblea Costituente, il significato attuale, le prospettive future (pp. VIII-IX e XIII-XV). Nel saggio in oggetto lo schema è sostanzialmente rispettato, anche se non in modo del tutto lineare (ad esempio, il primo dei quattro aspetti citati è relegato nel terzo capitolo).

L’opera, dopo un breve introduzione, si divide in quattro capitoli: il primo è dedicato perlopiù ad un inquadramento generale dell’ultimo processo costituente italiano e contiene spiegazioni relativamente limitate su come, allora, fu trattato il problema del lavoro; un secondo capitolo analizza più nel dettaglio il dibattito svolto dai Padri costituenti sul tema di nostro interesse; un terzo tira le fila del precedente, per poi aprire una lunga parentesi storica sul retroterra europeo che ha alimentato la discussione sul lavoro, a partire dal XVIII secolo; un quarto, infine, offre una panoramica sugli ultimi settanta anni di storia repubblicana in relazione al tema trattato. Queste ultime tre parti sono intese dall’autrice come delle “piste” da seguire (cfr. pp. 2-3), tre diverse chiavi di lettura per capire ciò che l’articolo 4 dice al lettore (o, per meglio dire, all’interprete) contemporaneo.

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: Culture politiche e diritti sociali

Pagina 3: Articolo 4 e nuovi interrogativi sul lavoro


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Nato a Bagno a Ripoli nel 1992, è laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze, dove si è diplomato al Liceo Ginnasio Dante e ha sempre vissuto. Ha trascorso un semestre all’Università di Uppsala ed è stato rappresentante degli studenti in organi locali e centrali del suo Ateneo. Si interessa, sia privatamente che per completare il corso di studio, di storia costituzionale italiana e comparata, di forma di governo, del sistema delle fonti normative e di ordinamento giudiziario.

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