Crediti deteriorati: la spada di Damocle del sistema bancario
- 27 Settembre 2017

Crediti deteriorati: la spada di Damocle del sistema bancario

Scritto da Gianluca Piovani

7 minuti di lettura

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La gestione dei crediti deteriorati

Il processo di smaltimento dei crediti deteriorati può d’altra parte essere gestito in vari modi ed è possibile agire su numerosi fronti. In primo luogo possono essere messi in atto alcuni interventi da parte dello Stato di cui il più rilevante è rendere più efficiente la giustizia ed i procedimenti di riscossione durante le procedure fallimentari. Non è una novità che la giustizia in Italia abbia tempi molto lunghi che possono rendere molto difficoltoso per le banche riscuotere le sofferenze.

In un breve paper di Banca d’Italia si stima che: «se i tempi della giustizia civile fossero stati nel nostro paese pari a quelli medi europei, le banche meno deboli avrebbero evidenziato un rapporto tra crediti anomali e impieghi tra il 7 e l’8 per cento, non lontano da quello medio delle banche del resto d’Europa»[2]. In questo quadro vanno considerate le riforme della legge fallimentare nel 2015-2016.

Lo Stato italiano ha inoltre reso possibile svalutare i crediti in un termine temporale di 5 e non più 18 anni nel 2013 mentre nel 2016 è stata introdotta la garanzia sulle cartolarizzazione di sofferenze (GACS). Quelli che precedono sono solamente alcuni degli interventi legislativi degli ultimi anni volti a facilitare la riscossione e quindi lo smaltimento dei crediti deteriorati ed evidenziano l’attenzione che anche da parte del settore pubblico si sta dedicando a questo delicato tema.

Anche da parte del settore privato è possibile fare ulteriori sforzi in vista di migliorare la gestione della riscossione dei deteriorati. Inutile nascondere l’arretratezza delle banche italiane con riferimento ai temi dell’informatizzazione e dell’automazione delle procedure di riscossione. Molto spesso non è chiara nemmeno alle banche stesse la situazione del proprio portafoglio crediti ed in particolare di quello delle sofferenze ed anche per questo Banca d’Italia si è impegnata a rendere obbligatoria per le banche la segnalazione di dati riguardanti tali aggregati. Considerata la mancanza di risorse ed investimenti sulle procedure di riscossione da parte delle banche italiane, risulta per queste molto più facile liberarsi delle posizioni deteriorate vendendole ad operatori terzi e più efficienti, ossia generalmente grandi hedge fund stranieri.

Il mercato dei crediti deteriorati è abbastanza sbilanciato: da un lato vi è una grande offerta in quanto tutte le banche vorrebbero liberarsi di questi crediti, mentre dall’altro non c’è proprio la fila di operatori che non vedono l’ora di assumersi il rischio di acquistare un portafoglio di deteriorati magari pure opaco e poco coperto in termini di dati e profilazione da parte della banca venditrice. Spesso succede quindi che i pochi operatori specializzati finiscano per “prendere alla gola” le banche italiane imponendo cessioni a forte sconto che gli garantiranno forti guadagni in tal modo spogliando ulteriormente le nostre già provate e magre banche di bandiera.

Purtroppo chi è causa del suo male dovrebbe piangere sé stesso: non è tanto una questione di nazionalismo quanto di mercato. Le banche italiane sono fortemente spinte a pulire i bilanci da parte dei regolatori, che vedono nella finestra economica positiva che si è finalmente aperta nel 2017 un’occasione da lungo tempo attesa per riportare in sicurezza i bilanci bancari. Nessuno ha costretto le banche italiane ad essere inefficienti e sostanzialmente incapaci di gestire da sole questo tema e chiaramente chi invece ne è capace vuole essere remunerato per le sue capacità; le banche italiane stanno pagando per la loro debolezza. Ovviamente se gli hedge fund fossero italiani e le banche estere ci sarebbe un’alzata di scudi a favore dei nostri poveri fondi che non solo aiutano le banche estere a ripulirsi dalle loro sporcizie ma si sentono anche venire accusati di essere degli ignobili strozzini.

Insomma la morale della storia è che pare che finalmente lo stock dei deteriorati italiani (349 miliardi a fine 2016) subirà rilevantissime riduzioni grazie ad alcune cessioni avvenute nel corso del 2017. Le prime quattro cessioni per ammontare (Unicredit, MPS, Banca di Vicenza e Banca Veneto) comprendono infatti circa 60 miliardi di euro mentre in totale si dovrebbe raggiungere la notevole cifra di 100 miliardi di euro smaltiti[3].

In conclusione il tema dei deteriorati è un tema estremamente interessante e rilevante per il nostro Paese. Fino a fine 2016 l’Italia era detentrice di un terzo di tutti i crediti deteriorati europei ma pare ora essersi aperta una finestra per affrontare questo annoso tema. I risultati che stanno venendo conseguiti sono davvero impressionanti anche se la modalità potrebbe sollevare alcune critiche. Ci aspettiamo quindi di vedere le “magnifiche sorti e progressive” del sistema bancario italiano sempre più realizzarsi e migliorare nei prossimi anni o almeno fino allo scoppio della prossima crisi.

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[1]Dati ricavati da https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-var-2017/Barbagallo_CISL_06062017.pdf

[2] Fonte: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-var-2017/Barbagallo_CISL_06062017.pdf

[3] Fonte: http://www.repubblica.it/economia/rubriche/affari-in-piazza/2017/09/17/


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Scritto da
Gianluca Piovani

Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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