“Crepe nel sistema. La frantumazione dell’economia globale” di Fabrizio Saccomanni

Saccomanni

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Da Bretton Woods ai fenomeni di boom and bust

L’analisi dell’Autore prende le mosse dall’intima convinzione che, a differenza di quanto si è soliti pensare, esistono le istituzioni, gli strumenti e le strategie per dare vita ad una cooperazione internazionale in grado di far fronte alle sfide del ventunesimo secolo. Non solo, l’aspetto paradossale è che gli stessi Stati si sono più volte dimostrati concordi nell’abbandonare un sistema monetario e finanziario internazionale orchestrato dai mercati e caratterizzato dai fenomeni di boom and bust – ad un’ipertrofica erogazione di credito ed accumulazione di debito segue una drastica contrazione del credito, con le conseguenze nefaste che abbiamo visto a partire dagli anni Ottanta nei paesi emergenti fino alla crisi del 2007-8.

Ad esempio, la dichiarazione seguita al G-20 di Pittsburgh del 2009 sottolineava la necessità di «voltare pagina su un’era di irresponsabilità e adottare un insieme di politiche, regole e riforme che possano venire incontro alle necessità dell’economia globale del XXI secolo». Il problema, sottolinea Saccomanni, è la mancanza di volontà politica, figlia di contingenti interessi nazionali che indeboliscono le strutture sovranazionali impedendone il corretto ed efficace funzionamento.

L’ordine creatosi dopo il secondo conflitto mondiale era fondato, scrive Saccomanni, sul multilateralismo istituzionale, potendo questo poggiare appunto su istituzioni come le Nazioni Unite, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. A queste venne assegnato il compito di attuare gli accordi di Bretton Woods (1944) «realizzando un ordine basato sulla cooperazione economica e monetaria tra nazioni, sulla stabilità dei cambi, sulla libertà dei commerci, sul controllo dei movimenti di capitali destabilizzanti». (p.15). La prima crepa in questo sistema di cooperazione – un sistema che aveva, sottolinea l’Autore, portato ad una crescita del reddito e del commercio su scala mondiale senza precedenti – si manifestò il 15 agosto 1971, quando il presidente americano Nixon decretò l’abbandono della convertibilità in oro del dollaro, violando unilateralmente le regole di Bretton Woods.

Da quel momento, al netto delle fasi di crescita che non possiamo trascurare, la comunità internazionale non è stata più in grado di governare il processo di globalizzazione finanziaria ed economica, lasciando – soprattutto a partire dagli anni Ottanta, poiché appoggiata dalla dottrina economica dominante – ogni potere ai mercati, come già accennato in relazione ai fenomeni di boom and bust.

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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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