“Danimarca” di Paolo Borioni e Niels Christiansen

Danimarca

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Il futuro della Danimarca

Per concludere, c’è qualcosa che in questo libro non si trova, o perlomeno non nel grado di approfondimento destinato al resto: cosa accade alla Danimarca oggi. Al contrario di quanto sembrano affermare alcuni recenti articoli a riguardo, il paese non è caduto in preda a un qualche delirio fascista: certo è che le sfide presentatesi negli ultimi decenni portano una seria minaccia a equilibri consolidati, e nella popolazione si è diffusa una certa inquietudine.

Il capitolo finale si occupa dunque delle due principali linee di frattura: una è la polemica anti-fisco, portata avanti dai partiti di centro-destra (centrale il concetto di “crescita zero”, nell’imposizione fiscale e nel settore pubblico), e tradottasi in politiche che hanno messo notevole pressione sullo stato sociale e accelerato processi di deterioramento (come l’esplosione dell’indebitamento privato) che la crisi post-2008 ha reso ancora più insidiosi.

La seconda, al momento centrale, è quella dell’immigrazione, tema che porta prima di tutto a parlare del ruolo fondamentale avuto nell’ultimo quindicennio dalla destra radicale del Dansk Folkeparti. DF è un partito interessante da osservare per via del suo chiaro profilo basato sullo “sciovinismo del welfare”, che taglia lo spettro destra-sinistra conquistando molti tradizionali voti socialdemocratici, “segnatamente quell[i] più dipendent[i] da un’idea protettiva del welfare state”. Quando si tratta di formare il governo e votarne il bilancio, però, il partito si colloca di fatto a destra, rinunciando a prendere responsabilità dirette e preferendo sostenere il centro-destra tradizionale dall’esterno, anche a costo di rompere promesse elettorali.

Le questioni che Borioni e Christiansen si pongono nell’ultima pagina, ossia se la Danimarca riuscirà a mantenere in vita la sua ricetta di alta competitività e alti salari, e se il “particolare sistema di consenso e integrazione” tra cittadini, società civile e istituzioni riuscirà a perpetuarsi in futuro, rimarranno invece di certo aperte, offrendo una buona guida per l’osservatore esterno desideroso di apprendere qualcosa di più su questo “paradiso perduto”, magari prima di tutto di che “paradiso” stiamo parlando, e di cosa, davvero, stia andando perduto.

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Classe 1993, studia Governo e Politiche alla Luiss di Roma e fa parte dei fondatori di Rethinking Economics Italia. Quando ha voglia di rilassarsi scrive di Scandinavia dove può.

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