“Disuguaglianza: che cosa si può fare?” di Anthony Atkinson

Atkinson

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Investimenti pubblici: fra uguaglianza ed efficienza

In questa sezione Atkinson elabora delle riflessioni che hanno un’enorme importanza, soprattutto alla luce della spirale della crisi del debito pubblico che ha coinvolto l’UE e che i paesi membri faticano a superare. Quando prendiamo in considerazione l’eredità che lasceremo ai nostri figli secondo Atkinson non possiamo fermarci al debito nazionale, ma dobbiamo invece considerare altri tre elementi:

  1. Le passività delle pensioni statali;
  2. L’infrastruttura pubblica e la ricchezza reale;
  3. I beni finanziari e pubblici

Il punto fondamentale è che non ci si può concentrare solo sul debito quando si esamina il bilancio del settore pubblico, ma si deve considerare anche il patrimonio nazionale. Bisogna infatti guardare anche agli attivi del bilancio, dati dai beni pubblici reali e finanziari. Nel caso dei beni reali, Atkinson cita il presidente Eisenhower, che nel suo discorso sullo Stato dell’Unione nel 1961 rivendicava la realizzazione del sistema di autostrade interstatali e altri investimenti pubblici, di cui le generazioni hanno continuato e continuano a godere. È difficile calcolare il valore esatto di questi attivi, ma non può essere ignorato il valore che questi attivi hanno per il patrimonio nazionale.

È proprio il patrimonio nazionale che Atkinson mette sotto la lente di ingrandimento, analizzandone il percorso storico per il caso britannico[4]. Nel 1957 il debito nazionale era maggiore del patrimonio nazionale, che però iniziò a crescere, diventando positivo nei primi anni ’60, quando il patrimonio pubblico raggiunse più o meno i tre quarti del reddito nazionale. Le cose sono cambiate dal 1979, con l’elezione di Margaret Thatcher, sotto il cui governo iniziò il declino del patrimonio nazionale: in parte lo Stato trasferì la proprietà di molti dei suoi beni reali alle famiglie, ad esempio con il programma “Right to Buy”, che permise a chi viveva nelle case popolari di acquistare la propria casa[5]. Un altro caso di trasferimento patrimoniale lo si è avuto con la privatizzazione di aziende pubbliche come la British Telecom e la British Gas. La conseguenza è stata che nel 1997, anno in cui Tony Blair vinse le elezioni, il patrimonio nazionale era di poco superiore allo zero e questo trend è stato sostanzialmente confermato nei 10 anni successivi, ad esclusione dei primi anni di governo laburista in cui il patrimonio aveva leggermente recuperato. È opinione di Atkinson che il patrimonio netto dello Stato torni ad essere significativamente positivo, non solo tramite la riduzione del debito nazionale ma anche tramite l’accumulazione degli attivi di Stato. “Detenendo capitale e condividendo i frutti degli sviluppi tecnologici, lo Stato può usare le entrate risultanti per promuovere una società meno disuguale […] Alla domanda <<chi possiede i robot?>>, la risposta dovrebbe essere che, in parte, appartengono a tutti noi.

Atkinson muove quindi la sua proposta successiva:

“Deve venire creata una Autorità di investimento pubblica, che gestisca un fondo patrimoniale sovrano al fine di accrescere il patrimonio netto dello Stato con investimenti in aziende e proprietà immobiliari”.

La questione dei fondi sovrani è indubbiamente interessante ed è stata trattata anche da Piketty, mostrando come siano soprattutto le vendite del petrolio a finanziare questi fondi sovrani. Se però Piketty sollevava diversi dubbi sulla natura e sul ruolo di questi fondi[6], Atkinson rileva delle opportunità indiscutibilmente interessanti: l’idea è che tramite il fondo sovrano lo Stato aumenti le sue partecipazioni in aziende e proprietà immobiliari, aumentando di conseguenza il patrimonio netto. Anche in questo caso, le motivazioni che spingono l’autore a fare una simile proposte sono legate a considerazioni di uguaglianza, nello specifico di uguaglianza intergenerazionale. Poiché il patrimonio dello Stato è una misura di quanto verrà lasciato alle generazioni successive, la costruzione di un fondo patrimoniale sovrano è un mezzo per tutelare l’uguaglianza fra generazioni.

Come dovrebbe funzionare però un simile ente? Secondo Atkinson lo scenario migliore sarebbe quello di uno Stato che trae “beneficio senza controllo” dalle proprie partecipazioni. Dovrebbe quindi possedere una partecipazione azionaria significativa traendone un beneficio fiscale, senza avere controllo sulle politiche imprenditoriali. Naturalmente, Atkinson non si immagina un ente di investimento totalmente passivo; gli investimenti dovrebbero essere “guidati da criteri etici relativi ai campi in cui le aziende operano e dalla sensibilità alle sue più generali responsabilità sociali, come la politica salariale”.

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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.