“Disuguaglianza: che cosa si può fare?” di Anthony Atkinson

Atkinson

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Atkinson: lo Stato fra equità ed efficienza

Le proposte di Atkinson possono contribuire ad una più approfondita riflessione sul ruolo dello Stato. In precedenza è stato affermato che in un certo senso il libro di Atkinson sia “intrecciato” con quello di Mazzucato e in effetti i due libri potrebbero essere visti come due facce della stessa medaglia. Se abbiamo bisogno dello Stato Innovatore perché è solo lo Stato ad essere in grado di fare investimenti di lungo periodo e stimolare una crescita trainata dall’innovazione, è anche vero che abbiamo bisogno di uno Stato che sia il primo attore ad interessarsi delle problematiche di equità legate alla suddetta crescita.

Non è sufficiente pensare che l’innovazione possa da sola garantire una crescita equa e sostenibile. In questo senso è nuovamente lo Stato ad essere il soggetto che più di tutti gli altri può preoccuparsi dell’uguaglianza e della sostenibilità della crescita. Un’autorità pubblica che si occupi di gestire le partecipazioni nelle aziende unitamente al coordinamento con le attività di ricerca e di centri come la DARPA che non distinguono fra ricerca di base e applicata potrebbe garantire non solo un trasferimento tecnologico e una commercializzazione dei beni più efficaci, ma anche una maggiore attenzione all’uguaglianza e alla distribuzione della ricchezza.

A questo punto bisogna ricordarsi di cosa diceva Mariana Mazzucato circa la costruzione di sistemi simbiotici fra Stato e aziende. Il problema principale è la scarsa capacità dello Stato di maturare ritorni, diretti o indiretti, dall’attività di aziende che hanno beneficiato della ricerca finanziata dallo Stato. Le partecipazioni possono essere infatti uno strumento per ottenere tali benefici, mentre per le aziende non partecipate si potrebbero pensare soluzioni in linea con le proposte di Mazzucato, come ad esempio la “golden share” sui diritti di proprietà intellettuale. In questo senso, se lo Stato riuscisse effettivamente nell’intento di maturare ritorni dall’innovazione, unitamente ad una tassazione più progressiva si avrebbero certamente più risorse da dedicare alla riforma del welfare. Contemporaneamente, una politica attivamente impegnata a delineare la “grande strategia” della ricerca e dell’innovazione avrebbe più strumenti per arginare eventuali “derive” e contraccolpi generati dal cambiamento tecnologico e dalle forze della globalizzazione.

Non è detto che tutto ciò sia sufficiente ma sarebbe certamente un grande aiuto per riposizionare l’Europa su un percorso di crescita innovativa ed equa. Le forze di sinistra, di ispirazione socialista, che intendono disegnare programmi alternativi a quelli che il consenso neo-liberista ha prodotto potrebbero convergere proprio su un “centro di gravità” come questo. Lo Stato come veicolo di equità ed efficienza per l’intero sistema produttivo.

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[1] Cfr. Piketty, T., Piketty: le brevi lezioni di uguaglianza di Atkinson, La Repubblica 24/01/2016.

[2] Atkinson ipotizza che i lavoratori non verrebbero più esposti ai pericoli delle sostanze chimiche.

[3] Nel caso americano, ad esempio, sembrerebbe che vi sia stata una sostituzione dei lavoratori di media qualifica con le macchine nell’esecuzione di compiti di routine. Sarebbe quindi avvenuto uno svuotamento al centro della distribuzione delle competenze.

[4] L’autore sostiene che sarebbe molto utile se ogni stato raccogliesse dati sul proprio patrimonio pubblico.

[5] Il Right to Buy ha avuto il merito di ridurre il coefficiente di Gini, garantendo un trasferimento patrimoniale non irrilevante alle classi più svantaggiate, tuttavia Atkinson ricorda che chi viveva in abitazioni di edilizia pubblica o privata è stato “lasciato indietro” dal boom delle abitazioni di proprietà, con conseguenze negative per via dell’aumento degli affitti.

[6] Piketty ne discuteva soprattutto le implicazioni a livello internazionale, parlando di come, qualora il prezzo del petrolio continuasse ad aumentare, gli stati occidentali dovrebbero rassegnarsi all’idea di diventare proprietà dei fondi petroliferi.

[7] Non si parla di aliquota massima ma di un’aliquota che dovrebbero pagare tutti e che probabilmente non basterebbe, poiché bisognerebbe capire il livello delle altre spese di governo.

[8] Atkinson cita il Child Tax Credit, che nel 2013 era “lungo dieci pagine, e le note che lo accompagnavano coprivano diciotto pagine”.


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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.