Stupido è chi povero è: disuguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia?

disuguaglianze

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Conclusioni

Questi tre filoni di potenziamento cognitivo rappresentano quindi un salto di qualità a dir poco cruciale per l’evoluzione delle nostre società, e di conseguenza per l’analisi di cui la politica dovrà essere capace di farsi carico. Se (o semplicemente quando) le disuguaglianze cognitive passeranno da principale livellatore sociale in grado di riequilibrare il carico del privilegio a tratto distintivo e auto riproduttivo di quel privilegio, la sinistra “moderna” si troverà completamente priva di strumenti adeguati di fronte a questo cambiamento epocale.

Aggiungiamo a questo il probabile impatto dirompente che l’intelligenza artificiale avrà sull’occupazione almeno nel medio termine2, e capiamo come la prospettiva di un mondo sempre più polarizzato, con da una parte lavoratori sottopagati per occupazioni troppo economiche per essere meccanizzate e disoccupati magari percettori di un reddito di base, e dall’altra un’élite composta da professionisti ad alto valore aggiunto e semplici rentier, rischi di trasformarsi da scenario pessimista a distopia in cui alla divisione economica si aggiunge un divide cognitivo capace di autoperpetuarsi (persino più del capitale, se non altro sottoposto al “rischio”).

Parte della discussione, è bene ricordarlo, si basa su ipotesi di scenari futuri, ovviamente subordinati a una serie di innovazioni tecnologiche e legali e all’assenza di conseguenti reazioni sociali e politiche. Le stesse tecnologie potrebbero trasformarsi in potenti strumenti democratici ed egalitari, capaci di individuare i talenti di ciascuno in maniera molto più efficace e gratificante per lo sviluppo e la realizzazione delle persone, o di connettere gli eventuali losers in modo tale da rendere inevitabile un potenziamento cognitivo più equo.

Il rischio concreto, tuttavia, è che il ritmo esponenziale non riguardi solamente lo sviluppo tecnologico e le sue conseguenze sulle vite delle persone, ma anche, se non soprattutto, il divario tra questo dirompente processo di cambiamento e la capacità della politica democratica di proporre un’elaborazione teorica e programmatica (ergo pratica) in grado di gestire il mondo che verrà. Una capacità che, pur già gravemente degradata, rappresenta la speranza migliore per uno sviluppo consapevole e giusto, anche delle nostre abilità cognitive.


[1] Le iniquità si riferiscono ad area di provenienza, etnia, genere, o al fenomeno americano delle legacy admissions (il trattamento di favore ricevuto da figli di alumni, in particolare se anche finanziatori): https://www.forbes.com/forbes/welcome/?toURL=https://www.forbes.com/sites/joshfreedman/2013/11/14/the-farce-of-meritocracy-in-elite-higher-education-why-legacy-admissions-might-be-a-good-thing/&refURL=&referrer=#6618f0633012

[2] 54% degli attuali impieghi europei a rischio secondo il think-tank Bruegel, 47% negli USA secondo Frey e Osborne.


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Laureato in Economics presso l'Università di Bologna, attualmente studia Economics and Philosophy presso la London School of Economics and Political Science.

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